Economia 21 Settembre Set 2014 1000 21 settembre 2014

Perché il social network adesso vende

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Innovare l'offerta per attirare il pubblico giovane è uno degli obiettivi di Twitter nel 2015. C’è stato un tempo, e in realtà c’è ancora, in cui i social network sono diventati parte integrante per chi si occupa di marketing, un elemento imprescindibile della strategia di impresa. Quello che succedeva (e succede) è comprensibile a intuito: data la loro enorme platea, i siti social sono un aiuto enorme per chi ha un’azienda, per farsi pubblicità e per essere più visibili e moderni. Il fenomeno più recente va in senso opposto: ora sono i social network, si pensi per esempio al tasto «buy now» messo di recente in sperimentazione da Twitter, ad avere bisogno delle aziende, in particolare di quelle che operano nel settore dell’e-commerce, e studiano strategie per cambiare pelle, trasformarsi almeno in parte in siti di acquisti. In quattro punti come può cambiare lo scenario degli acquisti online. 1.  TWITTER, FACEBOOK E LE ALTRE: CHI CI PROVA A strizzare l’occhio all’e-commerce non sono giocatori marginali del mondo dei social network. Twitter, in collaborazione con Stripe, la start up per i pagamenti, ha iniziato i test per il pulsante «buy now», compra ora, con cui da un lato incoraggerà gli utenti a fare acquisti tramite la sua piattaforma (potranno pagare con un tweet senza dover digitare ogni volta i dati della carta di credito sul cellulare) e dall’altro cercherà di convincere le aziende pubblicitarie a investire di più. Facebook a luglio aveva introdotto il pulsante «buy», compra, che compare accanto alle inserzioni pubblicitarie sul social network e rimanda direttamente alla pagina per l’acquisto, mentre Worldfloat, fondata dall’indiano Pushkar Mahatta, ha lanciato il servizio Citydeals, che consente agli utenti di comprare e vendere prodotti a livello locale e va a competere con siti di sconti come Olx, Flipkart e Snapdeal. Allargando leggermente il campo, non si può non pensare ad Apple Pay, il sistema di pagamenti online appena lanciato dal colosso di Cupertino, e a Work, la piattaforma di Google che raccoglie tutti gli strumenti utili alle aziende per sviluppare il proprio business. 2. IL MERCATO VALE 1.500 MILIARDI La cosa più ovvia è che, in un momento in cui crescita è la parola chiave per tutte le attività, il mercato dell’e-commerce, con i suoi numeri stratosferici, fa gola: secondo le previsioni di eMarketer, nel 2014 il mercato globale salirà del 20,1% a 1.500 miliardi di dollari, di cui 525,2 miliardi nella regione Asia Pacifico, 482,6 miliardi in Nord America e 347,4 miliardi nell’Europa occidentale. Inoltre, in un panorama in rapida evoluzione è fondamentale entrare in contatto con i clienti, acquisirne di nuovi e interagire con le diverse realtà locali. C’è poi la necessità di incrementare gli introiti: poiché si tratta di servizi sperimentali, non sono ancora state definite con precisione le commissioni che i social network chiederanno alle aziende, ma presto potranno fare entrare denaro nelle casse delle società. Infine c’è da rendere conto agli azionisti e alla loro necessità di vedere salire il valore del gruppo e i propri ritorni: di recente Facebook ha sfondato per la prima volta la soglia dei 200 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato, diventando la ventiduesima maggiore azienda al mondo e superando i big della vecchia tecnologia, come Oracle, Ibm e Intel. Ora è chiamata a fare ancora meglio.

Il mercato dell'e-commerce nel 2014 vale 1500 miliardi di dollari. 3. L'IMPATTO SUI RICAVI NON È (ANCORA) PREVEDIBILE Per il momento, come ha fatto notare Twitter, si tratta di primi passi e non è atteso un impatto apprezzabile sui ricavi nell’immediato. Appunto, nell’immediato, mentre in un futuro non troppo distante, quando i servizi saranno una realtà consolidata e non un esperimento embrionale, la situazione potrebbe essere diversa. Non è del resto un mistero che i social network, forse più delle aziende di altri settori, debbano fare un lavoro continuo per tenersi al passo con i tempi e trovare fonti di introiti anche diverse da quelle pubblicitarie: nell’ultimo trimestre Twitter ha avuto ricavi per 312,2 milioni, di cui 277 dalla pubblicità, ma le perdite si sono allargate a 144,6 milioni, Facebook ha avuto un giro d’affari di 2,91 miliardi di cui 2,68 derivati dalle inserzioni, e Google ha ottenuto ricavi per 15,96 miliardi, con un aumento del 25% degli introiti pubblicitari. Mountain View e il sito fondato da Mark Zuckerberg sono acerrime nemiche nella raccolta pubblicitaria online e si contendono la corona di destinazione più popolare sul web: nei trimestri più recenti, i ricavi di Google sono stati quattro volte quelli di Facebook, ma il social network cresce a una velocità doppia, il 61%. 4. STRADA INVERSA, EBAY SPERIMENTA IL SOCIAL I vertici di eBay, il colosso delle aste online e dell’e-commerce, giurano che il sito non cercherà mai di diventare un social network. Tuttavia, dopo essere arrivato in 190 Paesi con quasi 150 milioni di utenti attivi e 700 milioni di oggetti in vendita, se vorrà crescere ancora non potrà prescindere dalle logiche social. Per questo, prima negli Stati Uniti e ora anche in Europa (compresa l’Italia), ha lanciato eBay Collections, una sezione che punta sugli acquisti «emozionali», quelli fatti per piacere, e in cui si può creare una propria vetrina, o collezione appunto, di prodotti desiderati. A presentare il nuovo servizio in Italia è stato Francois Coumau, direttore generale di eBay in Italia, Francia e Spagna, che ha parlato di grande attenzione per il nostro Paese nella strategia complessiva perché l’Italia è tra i Paesi con più alto tasso di penetrazione degli smartphone e il 40% degli acquisti su eBay vengono fatti proprio via mobile.

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