Economia 22 Settembre Set 2014 1800 22 settembre 2014

Arbitro bancario: al 70% ha ragione il cliente

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Il sito arbitrobancariofinanziario.it dove è possibile fare ricorso. Crescita esponenziale dei ricorsi all'Arbitro Bancario e Finanziario, l'organo autonomo istituito dalla Banca d'Italia per risolvere le controversie fra clienti e banche. Nel 2013, secondo la relazione annuale, i ricorsi presentati hanno raggiunto quota 7.862 (+39% rispetto al 2012). I dati relativi al primo semestre 2014 evidenziano un'accelerazione, con un incremento rispetto al primo semestre 2013 del 55%). E se si guarda al 2013 sono stati registrati solo 27 casi di decisioni non osservate, riconducibili a 6 operatori non bancari. Il 70% dei ricorsi decisi nel 2013 dall'Arbitro Bancario e Finanziario è risultato a favore del cliente. Lo si si legge nella relazione annuale secondo cui fra questa percentuale il 36% è stato accolto, in tutto o in parte, il 34% si è concluso con la dichiarazione di cessazione della materia del contendere per intervenuto accordo tra le parti. LA BANCA NON HA COLPA SE LA TRUFFA ARRIVA VIA MAIL Il 30% dei ricorsi è stato respinto, perché i Collegi hanno ritenuto infondate o non adeguatamente provate le ragioni del cliente o per motivi legati al mancato rispetto delle regole procedurali. I ricorsi relativi a carte di credito, bancomat e altre carte di pagamento hanno rappresentato il 36% del totale. Si segnala anche un aumento consistente della percentuale di ricorsi in materia di finanziamenti verso cessione del quinto dello stipendio o della pensione (19% sul totale). Ma attenzione: la banca non ha colpa se un cliente è stato truffato con una falsa mail che chiede di fornire i dati sensibili del conto corrente (phishing). Questa una delle oltre 6.300 decisioni che appaiono nella relazione 2013 dell'Arbitro Bancario e Finanziario, l'organo autonomo istituito dalla Banca d'Italia. La colpa grave del cliente, spiega l'Abf, può essere esclusa solo nelle ipotesi più complesse, caratterizzate da «una sofisticata intrusione nel sito dell'intermediario nel momento in cui l'utente vi accede per compiere un'operazione», ma non in quelle più elementari, che si concretano in una semplice mail, non collegata all'utilizzo del sito dell'intermediario, avente a oggetto la richiesta all'utilizzatore di fornire le proprie credenziali.

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