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LA POLEMICA 22 Settembre Set 2014 1348 22 settembre 2014

Eni, Descalzi rettifica: «Non decideva tutto Scaroni»

L'ad fa retromarcia dopo l'intervista a Repubblica. Bisignani: «Bel voltafaccia».

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Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni.

Cortocircuito di comunicazione in casa Eni.
L'intervista di Claudio Descalzi a Gad Lerner su Repubblica di sabato 21 settembre ha scatenato uno tsunami.
LO SFOGO DI DESCALZI. Il numero uno del Cane a sei zampe - indagato per presunte tangenti in Nigeria - si è sfogato: «Adesso basta», ha detto. «Voglio gridarlo al mondo che non sono un disonesto. Dopo una vita di lavoro nel petrolio, sempre rimasto alla larga da giri loschi, non mi fa dormire di notte l’idea di venire associato a un Bisignani o agli altri trafficanti con cui non ho nulla a che spartire. Proprio ora che stavo cambiando tutto all’Eni, dopo i nove anni della gestione Scaroni».
Parole pesanti per prendere le distanze sia da Luigi Bisignani, coinvolto nella stessa inchiesta, sia dal suo predecessore Paolo Scaroni.
BISIGNANI: «LACRIME DI COCCODRILLO». Diretta la replica del primo a Il Fatto lunedì. «Sulla Nigeria», ha affondato l'intermediario, «le lacrime che Descalzi versa con Gad Lerner sono lacrime di coccodrillo di un uomo probabilmente sull’orlo di una crisi di nervi incapace di rivendicare quello che è stato un grande affare per l’Eni e nel quale io non ho compiuto nulla di non lecito».
Per Bisignani, lo sfogo di Descalzi non è altro che un «bel voltafaccia». Alla prima prova «ha dimostrato la sua inadeguatezza infangando inutilmente me che gli ho solo dimostrato amicizia. E soprattutto Scaroni a cui deve la carriera. In quel periodo ho ricevuto qualche sua telefonata per informarmi ma più probabilmente per blandirmi perché teneva molto a instaurare un rapporto con me. Sembrava addirittura lusingato di chiedermi consigli sulle vicende e le persone che gli interessavano».
LA RETROMARCIA DELL'AD. E sempre lunedì è arrivata su La Repubblica una rettifica-smentita dello stesso Descalzi. «Mentre in Eni è in atto una trasformazione industriale, che risponde alle esigenze di un contesto di business che è radicalmente mutato negli ultimi anni, la governance dell’azienda è e rimane eccellente», ha messo in chiaro l'amministratore delegato. «Eni è ben gestita da molti anni, con processi rigorosi e segregati di proposta, valutazione e approvazione che sono stati rispettati da tutti coloro che hanno lavorato all’acquisizione dell’Opl 245 con Shell, a ogni livello gerarchico fino all’approvazione del cda. Non ritengo quindi corretto dire che “all’Eni decideva tutto Scaroni” in quanto non rende giustizia né alla struttura di governance della società né alle persone. Inoltre, non è vero che non parlo da mesi al telefono con Scaroni».
LE CENE CON SCARONI. E dire che proprio sulla mancanza di contatti tra i due era intervenuto a gamba tesa Nicola Porro su Il Giornale. «Ci sono almeno un paio di indizi che ci devono far pensare che il boss dell'Eni sia sotto stress», ha scritto sul quotidianmo di via Negri. «Il primo è facile da intuire: parlare con Lerner con la 'voce spezzata dal pianto' non è raccomandabile per un signore che deve portare a casa ogni anno più di 100 miliardi di fatturato. In mercati non sempre semplici e con scelte strategiche da far tremare i polsi oltre che la voce. E poi quella frasetta buttata là: 'Da mesi non prendo più le chiamate di Scaroni, qui dentro sto cambiando tutto'. Non prende le chiamate ma pare che accetti gli inviti a cena: un tavolo per pochi. Compresa sua moglie congolese Madò. Lo stress evidentemente gioca brutti scherzi alla memoria. Quella di breve, brevissimo periodo».

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