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LO STUDIO 22 Settembre Set 2014 1528 22 settembre 2014

Europa, Erasmus e l'impatto sul lavoro

Per chi ha studiato all'estero il 23% di disoccupazione in meno rispetto agli altri.

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da Bruxelles

La sede della Commissione europea a Bruxelles.

No Erasmus? No lavoro. Nel 21esimo secolo per avere uno stipendio, più che la laurea bisogna prendere la valigia. E viaggiare. A testimoniarlo è uno studio, il primo presentato dalla Commissione europea e realizzato da esperti indipendenti, sull'impatto dell'Erasmus, il programma di scambio per studenti dell'Unione europea.
ESPERIENZA INTERNAZIONALE CERCASI. La ricerca - svolta su 80 mila partecipanti, tra studenti e imprese - mostra come i laureati con esperienza internazionale abbiano la meglio nel mercato del lavoro rispetto a chi non è mai uscito di casa. Solo per fare un esempio, a cinque anni dalla laurea, il livello di disoccupazione dei ragazzi Erasmus è inferiore del 23% rispetto a quello di chi non ha studiato né si è formato all'estero.
E ancora, secondo lo studio, il 92% dei datori di lavoro ricerca nei candidati i tratti della personalità quali la tolleranza, la fiducia in se stessi, le abilità di problem solving, la curiosità, la consapevolezza dei propri punti di forza e di debolezza e la risolutezza. Caratteristiche che, secondo i test effettuati prima e dopo il periodo all'estero, gli studenti Erasmus mostrano aver sviluppato maggiormente: «Al loro ritorno la differenza per questi valori aumenta in media del 42% rispetto agli altri studenti», si legge nel rapporto The Erasmus, impact study.
POSSIBILITÀ DI TIROCINIO. Gli studenti che beneficiano della borsa possono inoltre scegliere di studiare o di svolgere un tirocinio all'estero. Secondo la ricerca a più di un tirocinante Erasmus su tre viene offerto un posto nell'azienda dove si è svolto il tirocinio.
I tirocinanti Erasmus hanno anche più attitudini imprenditoriali rispetto a chi è rimasto a casa: uno su 10 avvia una propria azienda e più di tre su quattro prevedono, o non escludono, di farlo. Anche gli avanzamenti di carriera dovrebbero essere più veloci: il 64% dei datori di lavoro attribuisce maggiori responsabilità al personale con esperienza internazionale.
Insomma, «il messaggio è chiaro», dice Androulla Vassiliou, commissaria europea all'Istruzione e alla Cultura, «se si studia o si fa anche solo un tirocinio all'estero ci sono più possibilità di avere occasioni professionali».

Amore oltreconfine: dal 1987, 1 milione di bambini figli di coppie Erasmus

Studenti all'università di Ginevra, Svizzera.

Ma non è solo nel mondo del lavoro che Erasmus lascia un segno: spesso cambia proprio la vita. Il 40% di chi ha vissuto questa esperienza si è trasferito all'estero almeno una volta dopo la laurea, quasi il doppio di quelli che non hanno usufruito della borsa di studio. Il 93% degli studenti con esperienza internazionale non esclude di poter andare a vivere all'estero in futuro, una percentuale che per chi è rimasto nello stesso Paese durante gli studi scende al 73%.
E spesso il motivo del trasferimento non è più solo professionale ma sentimentale: il 33% degli ex studenti Erasmus ha infatti un partner di un'altra nazionalità, a fronte del 13% di chi rimane a casa. E il 27%, più di uno studente su quattro, ha incontrato il proprio compagno di vita durante il soggiorno di studio all'estero. «È l'Erasmus generation», dice Vassilou, «in pratica dal 1987 in poi sono nati circa 1 milione di bambini figli di coppie Erasmus».
IL PROGETTO + A RISCHIO FONDI. Una generazione che, grazie a Erasmus+, è destinata a crescere. Il nuovo programma partito nel gennaio 2014 con un bilancio totale di circa 15 miliardi di euro per i prossimi sette anni (il 40% in più rispetto al programma precedente) permetterà infatti a 4 milioni di persone, tra cui 2 milioni di studenti e 300 mila docenti dell'istruzione superiore, di varcare i propri confini geografici e culturali.
Un obiettivo che dovrebbe permettere l'accesso anche a un maggior numero di persone provenienti da ambienti svantaggiati o da zone isolate che spesso non partecipano ai progetti per difficoltà economiche.
OBIETTIVO: SALIRE AL 20%. Ed è proprio il reperimento dei fondi a preoccupare la Commissione. «Molti Stati membri stanno tagliando le voci di bilancio che riguardano l'Erasmus», continua Vassilou che tre mesi fa ha scritto una lettera a tutti e 28 i ministri dell'Istruzione «per denunciare il problema e invitarli a esercitare una pressione maggiore nei propri Paesi per evitare ulteriori tagli».
Anche se «è attraverso il bilancio europeo che bisogna far tornare i conti», ribadisce il commissario, che sa bene quanto sia difficile trovare i soldi per finanziare il futuro dei giovani europei. «Anche l'anno scorso abbiamo lottato per trovare i fondi e difendere il programma. E continueremo a farlo».
L'obiettivo dell'Ue per la mobilità complessiva degli studenti è almeno il 20% entro la fine del decennio. Attualmente circa il 10% gli studenti dell'Ue studia o si forma all'estero con fondi pubblici o mezzi propri, il 5% circa beneficia di una borsa Erasmus.

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