Economia 22 Settembre Set 2014 1843 22 settembre 2014

Liberarsi dai debiti in 3 mosse

  • ...

Ogni famiglia italiana è indebitata in media per 19.251 euro. Il 33% degli italiani ha paura di diventare povero. E solo il 30% sente di avere le spalle coperte dal sistema di welfare. La fotografia dei timori degli italiani è del Censis che ha pubblicato Diario della transizione per certificare quale sia il reale atteggiamento delle persone nella crisi. Cosa fanno gli italiani? Con crescita e occupazione che non ripartono, pensano sia essenziale proteggersi in caso una malattia, la perdita del lavoro o semplicemente per fronteggiare le spese impreviste. E risparmiano. Lo fa il 44% della famiglie, secondo il Censis, per far fronte ai rischi sociali, di salute o di lavoro, mentre il 36% lo fa perché è il solo modo per sentirsi sicuro e il 28% per garantirsi una vecchiaia serena. Formichine, insomma. Tanto che negli ultimi sette anni il valore di contanti e depositi bancari è aumentato di 234 miliardi di euro. Ma non solo: le consistenze sono arrivate a 1.209 miliardi di euro (+9,2% dai 975 miliardi del 2007). Insomma, la famiglia italiana è l'azienda più liquida del Paese, ma ha contratto debiti con banche e finanziarie per 496,5 miliardi di euro secondo l'analisi di Cgia Mestre. RISPARMIANO MA SI INDEBITANO: MUTUI E PRESTITI SONO RIPARTITI NEL 2014 Secondo la fotografia del Censis gli italiani hanno azzerato i consumi negli ultimi sette anni (-7,6% dal 2007 a marzo 2014), dimezzato gli investimenti immobiliari (dalle 807 mila compravendite di abitazioni del 2007 alle 403mila di fine 2013). Ma c'è un ma. Il ritorno della fiducia nel primo semestre del 2014, combinata al fatto che il reddito disponibile per famiglie si è ridotto dell'1,2% dal 2008 al 2014, ha spinto le famiglie e le imprese che vogliono di nuovo comprare e investire a ricominciare a indebitarsi. La prova è che da gennaio a giugno 2014 i prestiti sono tornati ai livelli massini dal 2008 con 67 mila euro in media per le imprese e i mutui sono ripartiti (+10,3% nel primo semestre 2014 con un importo medio di 124 mila euro, secondo dati Crif, Assofin Prometeia). Tanto che le famiglie italiane sono indebitate in media per 19.251 euro e complessivamente, i passivi accumulati con le banche e gli istituti creditizi ammontano a 496,5 miliardi di euro, secondo l'analisi di Cgia di Mestre su dati 2013. Insomma, sono formichine, ma in molti casi le famiglie italiane sono sovraindebitate. Come uscirne quando la rata diventa insopportabile? La soluzione è dichiarare fallimento, come le aziende, per ottenere uno sconto.

Vacanze, casa e salute sono le motivazioni principe per il credito al consumo in Italia. PER LE FAMIGLIE SOVRAINDEBITATE LA VIA DI USCITA È IL FALLIMENTO, COME IN AZIENDA Questa possibilità di ottenere uno sconto sulle somme da restituire ai creditori è possibile attraverso una decisione del giudice. A stabilirlo, è una legge dello stato (la n. 3 del 2012 approvata dal governo Monti) che è in vigore da quasi due anni ma che, probabilmente, ancora in pochi conoscono. Secondo questa norma, un privato cittadino che ha i creditori alle calcagna e non ce la fa più a ripagare i propri debiti, può rivolgersi all'autorità giudiziaria (con l'aiuto di un'associazione e di un professionista) e chiedere di ricorrere a una particolare procedura: il Piano del Consumatore. Ecco come funziona a quali vantaggi offre. 1. COME PRESENTARE LA DOMANDA Per accedere al Piano del Consumatore,  bisogna rivolgersi innanzitutto  a un professionista abilitato, per esempio a un avvocato o a un commercialista, che  prepara  un programma di rientro rateale dai debiti. Quasi sempre, nel piano di rimborso è previsto  anche un significativo “sconto” sulla somma dovuta , cioè la restituzione di un importo inferiore (spesso fino al 50%) rispetto al debito originario. La richiesta viene poi presentata al giudice che, entro 6 mesi, può dare un parere positivo, cioè omologare la proposta ricevuta. Affinché la domanda venga accolta, bisogna però dimostrare che il debitore si trova, senza colpe o responsabilità gravi, in una situazione di reale difficoltà economica. Inoltre, il piano di rientro presentato dal professionista deve prevedere comunque, alla scadenza, il rimborso di una somma superiore a quella che i creditori otterrebbero passando alle vie di fatto, cioè pignorando il patrimonio della controparte. 2. LE REGOLE DA RISPETTARE Il programma di restituzione dei debiti può essere omologato dal tribunale anche se i creditori non sono d'accordo e comporta il blocco automatico di qualsiasi procedura esecutiva (per esempio i pignoramenti) sui beni del debitore insolvente. Per ottenere questa agevolazione, però, bisogna sempre rispettare delle regole ben precise. Se, per esempio, il debitore non esegue interamente i pagamenti dovuti entro 90 giorni dalle scadenze concordate o cerca di frodare i creditori, il Piano del Consumatore può essere revocato immediatamente dal giudice. In questo caso, il tribunale può ordinare la liquidazione dell'intero patrimonio del debitore insolvente, sottraendogli tutti i beni proprietà, tranne quelli strettamente necessari alla sopravvivenza come il frigorifero e la lavatrice. Se invece il piano di rientro viene concluso regolarmente e arriva fino alla scadenza, il debitore può considerarsi finalmente libero da qualsiasi obbligo. 3. COME È ANDATA A CHI HA FATTO DOMANDA A distanza di due anni  dall'entrata in vigore della legge, i primi casi di debitori che hanno potuto beneficiare delle norme approvate dal governo Monti si sono registrati soltanto quest'anno. Merito del Movimento di Difesa del Cittadino (Mdc) che, tramite la propria sezione di Pistoia, è riuscito a far ottenere dei Piani del Consumatore autorizzati dal tribunale a due persone che si trovavano in gravi difficoltà. La prima è  una signora pensionata che ha ottenuto lo stralcio del 50% del proprio debito e un programma di rientro in 90 rate mensili (cioè in un arco di 7 anni e mezzo) per la restante metà. Una soluzione simile è stata ideata per un signore finito in cassa integrazione che non riusciva più a pagare tutti i prestiti contratti in passato. Anche in questo caso, è stato richiesto e ottenuto lo stralcio del 50% della somma dovuta e un piano di rientro per la restante metà della durata di ben dieci anni. Gli importi esatti dei debiti non sono stati resi noti dall'Mdc ma, in entrambe i casi, le rate di rimborso sono state calcolate tenendo conto dei redditi di entrambe i beneficiari. A ognuno, è stata infatti  lasciata una quota di stipendio o di pensione sufficiente a tenere un tenore di vita dignitoso.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso