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STRATEGIE 22 Settembre Set 2014 0856 22 settembre 2014

Ue, Finlandia-Germania: l'asse del rigore

Gli uomini di Helsinki vigilano sui conti. Investiti da Berlino. Che comanda

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da Bruxelles

Jyrki Katainen, commissario europeo agli Affari economici in pectore.

Sarà una coincidenza o una tradizione nordica ma all'Unione europea la «f» di finanza va di pari passo con la «f» di Finlandia.
Quando si tratta di gestire le risorse comunitarie è infatti a Helsinki che l’esecutivo di Bruxelles affida le proprie tasche.
Fin dal suo ingresso nell'Unione europea il Paese scandinavo è stato serbatoio di politici economisti e banchieri: nel 1995 al primo commissario finlandese Erkki Liikanen fu affidato il portafoglio al Bilancio.
LIIKANEN IN SOCCORSO ALL'UE. Prima di lasciare Bruxelles per tornare a casa e fare il governatore della Banca di Finlandia, Liikanen fu anche commissario europeo per le Imprese. Nel 2012 Liikanen è stato infine richiamato in soccorso dell'Ue e nominato dalla Commissione presidente del gruppo di esperti per la riforma della struttura del settore bancario.
Negli ultimi cinque anni, alla guida della strategica commissione Affari economici e monetari Josè Manuel Barroso ha scelto il finlandese Olli Rehn, il guardiano dell’austerity temuto e odiato dai Paesi del Sud, che hanno tirato un sospiro di sollievo quando - diventato europarlamentare - ha lasciato palazzo Berlaymont.
STAFFETTA REHN-KATAINEN. Ma subito al suo posto è arrivato il conterraneo Jyrki Katainen. L’ex premier finlandese, altrettanto rigorista, che non perde occasione per ricordare ai 28 l'esigenza di fare le riforme e rispettare il patto di stabilità. Un ruolo da guardiano che Katainen è pronto a lasciare il 31 ottobre, ma solo in parte: il francese Pierre Moscovici è stato infatti nominato suo successore, ma il falco finlandese diventerà vicepresidente della Commissione guidata da Jean Claude Juncker e responsabile per il lavoro, la crescita, gli investimenti e la competitività. In pratica ancora una volta avrà la supervisione di tutti i principali portafogli economici del prossimo esecutivo europeo.

Marjut Santoni, numero due del Fondo per gli investimenti

La cancelliera tedesca Angela Merkel.

Ma non è solo a Bruxelles che la mano finlandese gestisce le casse comunitarie. In Lussemburgo, il vicedirettore esecutivo del Fondo europeo per gli investimenti (Eif) è Marjut Santoni. Una delle pochissime donne con un ruolo dirigenziale a cui piacerebbe più fare una rima «con la f di finance e di female che con quella di finlandese», dice a Lettera43.it con un sorriso ironico. In realtà sa bene quanto la provenienza geografica e culturale abbia influenzato la sua carriera. Anche Santoni viene dalla direzione generale della commissione Affari economici e finanziari dove ha iniziato a lavorare nel 1996. E soprattutto parla tedesco. Un’altra competenza ormai quasi essenziale per ricoprire ruoli di primo piano quando si tratta di gestire il settore economico finanziario. Santoni non solo ha studiato presso le università di Augsburg e di Hagen in Germania ma ha iniziato la sua carriera alla Dresdner Bank di Colonia.
IL CAVEAU GERMANICO. Un bagaglio di esperienze e conoscenze fondamentali per lavorare nella stanza dei bottoni europea, dove a tenere i conti insieme con i finlandesi ci sono sempre i tedeschi. In Lussemburgo il presidente della Banca europea per gli investimenti (Bei) è Werner Hoyer, politico tedesco del Partito liberale democratico della Germania (Fdp). Il connazionale Walter Radermacher è invece direttore generale di Eurostat.
Non è però solo una questione di potere economico. Anche quello strettamente politico è cosa tedesca. Il capo di gabinetto del neo presidente Juncker è Martin Selmayr. L’economista Uwe Corsepius, ex consigliere diplomatico della cancelliera federale, dal 2011 è Segretario generale del Consiglio dell'Ue. Il Segretario generale aggiunto per gli affari politici del Servizio europeo per l'azione esterna (Seae) è Helga Schmid.
PARLAMENTO ALLA TEDESCA. Anche in parlamento a sventolare sembra essere più la bandiera nera, rossa e gialla che quella blu a 12 stelle: Klaus Welle è segretario generale dell’Aula, dove dopo le elezioni europee, Martin Schulz è stato riconfermato presidente per altri due e anni e mezzo. Una scelta criticata anche perché un bis di Schulz avrebbe conegnato alla Germania un'altra leadership. Che però proprio in parlamento sembra essere riconosciuta sia a destra che a sinistra. Su sette gruppi parlamentari, ben tre sono guidati da tedeschi. Come a dire se la Germania piace non è solo una questione di colore politico. I popolari del Ppe hanno il neo presidente Manfred Weber (CSU); i Verdi sono guidati da Rebecca Harns e la Sinistra Unita Gue-Ngl fa capo a Gabi Zimmer (Die Linke).

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