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SCANDALO 23 Settembre Set 2014 2138 23 settembre 2014

Eni Saipem, nell'inchiesta il trust di Scaroni

Costituito sull'isola di Guernsey nel 1998. I magistrati indagano sulla provenienza dei soldi.

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Paolo Scaroni, ex amministratore delegato dell'Eni.

Un trust che porta il nome dell'ex amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, è finito sotto la lente d'ingrandimento dei pubblici ministeri milanesi Fabio De Pasquale e Isidoro Palma, che stanno indagando sulla presunta tangente da circa 198 milioni di euro che sarebbe stata versata da Saipem al ministro dell'energia algerino, in cambio di otto appalti petroliferi del valore di 11 miliardi di euro. I magistrati stanno accertando i flussi di denaro in entrata nel «The Paolo Scaroni Trust», per controllarne la provenienza lecita.
CREATO SULL'ISOLA DI GUERNSEY. «The Paolo Scaroni Trust» risulta costituito nel 1998 sull'isola di Guernsey, nel Canale della Manica, un territorio dipendente dalla Corona britannica che non fa direttamente parte del Regno Unito. Sarebbe stato formato dopo il trasferimento di Scaroni in Gran Bretagna in qualità di aministratore delegato della Pilkington, multinazionale del settore vetro per auto. Secondo un rapporto ispettivo della Banca d'Italia, nel 2007 il trust risultava avere due holding: una era la Camperio Legal and Fiduciary Service, con sede negli Stati Uniti. L'altra era la Severgnini Family Office, con sede a Milano in via Camperio. Secondo gli ispettori di via Nazionale, il trust avrebbe anche due protector: Rolando Benedick e Oreste Severgnini, mentre i beneficiari sono l'ex numero uno di Eni, la moglie e i discendenti.
UN VALORE DI 13 MILIONI DI EURO. Secondo la relazione di palazzo Koch, nel 2009 il valore del trust era di 13 milioni di euro. Da questa somma, 11 milioni e 186 mila euro (al lordo dell'imposta del 5%) sono stati fatti rientrare in Italia usufruendo dello scudo fiscale. La maggior parte dei soldi sarebbe infine confluita, come investimento, nella Immobiliare Cortina Srl, che al momento dell'ispezione risultava essere al 100% di Paolo Scaroni. Del «The Paolo Scaroni Trust» c'è traccia anche in un verbale dell'assemblea degli azionisti Eni datato 2013, nel quale è spiegato che il trust «non ha mantenuto alcun collegamento con l'isola di Guernsey salvo la legge applicabile in accordo con la convenzione dell'Aja», e che «ora è fiscalmente totalmente residente in Italia e adempie a tutti i relativi obblighi fiscali e dichiarativi in totale trasparenza».
ROGATORIE IN TUTTO IL MONDO. In ogni caso, su questo specifico capitolo dell'inchiesta relativa alla presunta tangente algerina, sono in corso accertamenti tramite rogatoria in Svizzera. Rogatoria che si aggiunge alle altre già avviate in Lussemburgo, Francia, Abu Dhabi, Singapore, Hong-Kong e Libano, chieste nel tentativo di ricostruire i movimenti di denaro da Saipem alla Pearl Partners, la società con base a Hong Kong e controllata da Farid Bedjaoui, uomo di fiducia dell'allora ministro algerino Chekib Khelil, considerato il presunto intermediario tra i pubblici ufficiali in Algeria e i manager Saipem.
IL SOSPETTO: RIENTRATA UNA PARTE DELLA TANGENTE. I pm milanesi sospettano che una parte dei 198 milioni che sarebbero stati versati come tangente sia successivamente rientrata in Italia, con destinazione finale gli stessi manager del gruppo. Oltre a Scaroni, sono indagati per corruzione internazionale l'ex amministratore delegato di Saipem Franco Tali, l'ex direttore operativo Pietro Varone, l'ex direttore finanziario Alessandro Bernini, l'ex direttore generale per l'Algeria Tullio Orsi, e l'allora responsabile Eni per il Nordafrica Antonio Vella.

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