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SOLUZIONI 23 Settembre Set 2014 1558 23 settembre 2014

Ilva, il gruppo indiano Jindal valuta l'acquisto dell'azienda

Polemiche sulla scissione tra bad e new company. I Verdi: «Vergognatevi».

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Federica Guidi, ministro per lo Sviluppo economico.

Una delegazione del gruppo indiano Jindal, uno dei maggiori produttori di acciaio al mondo, ha visitato il 23 settembre lo stabilimento siderurgico Ilva di Taranto in relazione alla possibilità di acquisire la gestione della stessa azienda.
Una decina di esponenti di alto livello della compagnia ha preso visione dello stabilimento Ilva di Genova e nel pomeriggio si è recata a Novi Ligure.
Il 25 settembre è previsto l'arrivo della delegazione a Milano dove l'impresa italiana, presieduta da Bruno Ferrante, ha la sua sede legale.
Il gruppo Jindal ha già manifestato interesse nei mesi scorsi anche per il gruppo Lucchini di Piombino (Livorno).
ALTRI POSSIBILI ACQUIRENTI. Sull'Ilva, invece, c'è anche l'interesse di un altro colosso mondiale dell'acciaio, ArcelorMittal, anche questo indiano. Un gruppo di responsabili di quest'ultima società è già stato per due volte nello stabilimento di Taranto.
«NO ALLA SCISSIONE DELL'IMPRESA». Nel frattempo in una nota il coportavoce nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, ha criticato «la proposta del commissario Ilva Piero Gnudi e del ministro Federica Guidi, ovvero quella di dividere l'Ilva in due società: la bad company e la new company è una sentenza di condanna per Taranto».
«I debiti, il personale, il contenzioso ambientale e l'avvio delle bonifiche, secondo la proposta Gnudi, saranno messi nella bad company» ha aggiunto Bonelli «mentre tutto il resto sarà acquistato probabilmente dalla società indiana».
«NESSUNA BONIFICA AL DISASTRO AMBIENTALE». Bonelli ha concluso: «Ciò significa non fare le bonifiche e lasciare il disastro ambientale a danneggiare economia e salute. Con la bad company sarà dato il via libera anche ad un'enorme quantità di esuberi e quindi licenziamenti. Posso dire una sola parola: vergognatevi».

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