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MALCONTENTO 23 Settembre Set 2014 1556 23 settembre 2014

Sardegna, i pastori contro la Regione

Dallo scandalo vaccini al Piano agricolo svantaggioso. Le ragioni della protesta.

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da Cagliari

La divisa è sempre la stessa: magliette e bandane blu quasi elettrico e la scritta gialla. Attorno gli immancabili quattro mori e un rumoroso strumento di lavoro: i campanacci. Pure la composizione è la stessa: allevatori di medie e piccole aziende in arrivo da tutta l’Isola, donne e ragazzi. Dal Sulcis, dal Nuorese e da quegli ovili distanti chilometri dai paesi.
Così il Movimento pastori sardi (Mps), sigla distinta e in contrasto con le tradizionali associazioni di categoria, ha lanciato il 23 settembre la marcia su Cagliari. Organizzazione svizzera: pullman, pranzo al sacco, birra al bar e slogan scanditi già nelle assemblee di preparazione. In aria un elicottero della polizia; ai lati del corteo gli agenti. Nessuno scontro, temuto ed esorcizzato dalla rigide prescrizioni della Questura: corteo off limits per trattori e animali. Poi l’assedio al palazzo, blindatissimo, del potere regionale. Né pecore, né agnelli per strada ma un unico camion da cui uno speaker scandisce gli slogan a chi seguiva a piedi, in ordine.
GIUNTA NUOVA, PROBLEMI VECCHI. Le settimane che hanno preceduto la manifestazione sono state scandite da una diplomazia sotterranea, ma non troppo, e senza successo. Comunicati stampa e note su Facebook in cui il Movimento accusava la nuova giunta di centrosinistra, guidata da Francesco Pigliaru, di non voler incontrare la delegazione. Una chiusura sempre smentita a livello istituzionale. «Manifestare è un diritto e non saremo noi a negarlo a nessuno», ha dichiarato il governatore, «altra cosa è accusare la Giunta di fare proposte “bugiarde e inaccettabili”. Rispediamo senza esitazione tale linguaggio al mittente e ci auguriamo non sia l’anticamera di comportamenti antidemocratici, questa volta sì inaccettabili». A fine mattinata si media ancora per un incontro sul posto con il capo di gabinetto del governatore, poi ottenuto.
LE FRIZIONI SUL PREZZO DEL LATTE. Il Movimento ha un lungo corso: nel 2010 e nel 2011 le manifestazioni più accese (e partecipate) in cui ci furono tafferugli con le forze dell’ordine. Peggio ancora in trasferta, con il caso di Civitavecchia: i pastori denunciarono un pestaggio al porto da parte dei poliziotti. E furono aperte due inchieste. Poi la strizzata d’occhio al siciliano Movimento dei forconi. E il blocco, nel 2012, al porto di Olbia di centinaia di tir che trasportavano carne da oltremare. Allora in Sardegna si protestava – anche, ma non solo – per il prezzo a cui veniva venduto il latte, troppo basso: appena 65 centesimi al litro. I ricavi per il duro lavoro in azienda, al limite del pareggio. E oggi come va?: «Da allora c’è stato un aumento del 30%, si può arrivare anche a un euro», spiega il leader del Movimento Felice Floris a Lettera43.it, «ma non conta granché. Ora si è fermata la produzione anche a causa delle continue epidemie».

La Bluetongue fa strage di greggi: danni per 42 milioni di euro

Pastori sardi.

Secondo i numeri forniti dallo stesso Movimento, che vanta un’organizzazione capillare, in Sardegna ci sono 16 mila aziende, 3 milioni di ovini e 250 mila capre.
La calamità delle campagne e degli ovili si chiama Bluetongue, ovvero lingua blu.
Una febbre catarrale trasmessa da un insetto, infettiva e contagiosa, che ha fatto strage di intere greggi. Il primo caso nel 2000, da allora si tenta di combatterla in tutti i modi, senza successo.
I focolai si accendono e lasciano una scia di distruzione: il monitoraggio della Regione ne ha contati ben 6 mila per danni che arrivano a 42 milioni di euro. Ma la stima fatta da Coldiretti arriva addirittura a 100 milioni.
«I VACCINI HANNO PEGGIORATO LA SITUAZIONE». A metà estate l’inchiesta della procura di Roma ha sconvolto ulteriormente il settore: secondo i magistrati il vaccino distribuito tra il 2003 e il 2004 in Sardegna non solo non avrebbe fatto nulla per contrastare la malattia, bensì ne avrebbe accelerato la diffusione. Il vaccino in questione sarebbe stato prodotto in Sudafrica e non testato a dovere. Gli indagati, a vario titolo, sono 41: dall’associazione per delinquere alla corruzione fino al falso ideologico. Ci sono dirigenti pubblici: tra tutti spicca Romano Marabelli, ai tempi segretario generale del ministero della Salute e membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto zoo profilattico della Sardegna.
UNO SPRECO DA 2,5 MILIONI DI EURO. A questo scandalo si è aggiunto il caso delle dosi acquistate a vuoto. Oltre 3 milioni e 700 mila, costate, soltanto per la Sardegna, 2 milioni e mezzo di euro. E ora indaga anche la procura di Cagliari.
Proprio sui vaccini si consuma lo strappo più netto tra il Mps e le altre associazioni di categoria, nonché l’assessorato regionale all’Agricoltura. Il Movimento, in solitudine, infatti chiede che il vaccino non sia più imposto, e che la relazione con il veterinario sia basata “sulla fiducia”.
PAC ED ENERGIA: LE RICHIESTE DEL MPS. Oltre alla costituzione di un’apposita commissione d’inchiesta del Consiglio regionale, i pastori puntano alla «modernizzazione del settore». «Abbiamo scritto le richieste in una piattaforma, diffusa anche via web», dice ancora Floris. «Si tratta di interventi strutturali, al di là delle continue emergenze». I punti considerati fondamentali sono: le strade rurali, l’energia elettrica e l’acqua potabile in tutti gli ovili nonché l’impianto di energie rinnovabili a fine produttivo. E poi, ancora, si chiede la rimodulazione dei debiti e la lotta alla burocrazia. A partire da due nuovi piani di riforma, quello regionale, Piano di sviluppo rurale, e quello europeo, Pac (Piano agricolo comune), di cui si contesta il principio che sta alla base che privilegia le coltivazioni - e le produzioni - intensive, a discapito delle piccole. Come quelle che sopravvivono ancora in Sardegna.

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