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SVOLTA 23 Settembre Set 2014 0841 23 settembre 2014

Usa, i Rockefeller dicono addio al petrolio

Dopo 140 anni stop agli investimenti. E via i fondi dalle energie fossili.

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La sede della Exxon a New York.

Svolta epocale per una delle famiglie più importanti degli Stati Uniti. I Rockefeller, da sempre legati al petrolio, grazie al quale hanno creato una fortuna immensa e molto potere negli Usa, hanno deciso di «boicottare» l'oro nero.
La notizia, come riporta la stampa internazionale, è stata data in via ufficiale il 22 settembre, dopo la manifestazione ambientalista di New York, che ha visto la partecipazione di 300 mila persone a Central Park.
NEL PETROLIO DAL 1870. La nuova era dei Rockefeller si apre con una sorta di boicottaggio contro l'inquinamento. La famiglia ha deciso di togliere i propri fondi da qualsiasi società che operi nel settore delle energie fossili.
E si tratta veramente di una svolta senza precedenti, considerando che il capostipite John D. Rockfeller con la fondazione della Stantard Oil nel 1870 ha cambiato la storia dell'America.
Dopo lo smembramento, seguito alle numerose azioni antitrust, la famiglia Rockfeller oggi detiene una quota di Exxon, e ha annunciato di voler spingere l'azienda alla conversione verso le energie rinnovabili.
LE RIPERCUSSIONI FINANZIARIE. I Rockefeller sono convinti che le compagnie petrolifere commettono un errore strategico continuando a puntare sulle energie fossili. Al tempo stesso non si fanno illusioni che il disinvestimento abbia un impatto finanziario immediato e dissuasivo: le aziende energetiche hanno capitalizzazioni di Borsa immense e gli azionisti disposti a comprare i loro titoli non mancano.
A livello finanziario, però, chi si dimostra contrario a una sovlta di questo tipo sono i college. Un paradosso, considerando che la protesta 'green' è partita proprio dalle università americane. Harvard, per esempio, ha un fondo di azioni pertrolifere da 33 miliardi di dollari, che la presidente Drew Gilpin Faust non vuole mollare, perché «è la risorsa che fa vivere Harvard, non è uno strumento per forzare cambiamenti politici».

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