Economia 25 Settembre Set 2014 1759 25 settembre 2014

Porto Tolle, Enel abbandona il carbone

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Enel a Porto Tolle Enel ha detto addio al progetto di riconversione della centrale termoelettrica di Porto Tolle: a dirlo è il parlamentare rodigino del Pd Diego Crivellari rendendo noto che la notizia è trapelata nel corso di un incontro svoltosi oggi a Mestre (Venezia), alla presenza del sindaco di Porto Tolle Claudio Bellan. Il parlamentare ha espresso preoccupazione per le sorti dei lavoratori e "per l'assenza di un progetto alternativo per l'imponente struttura». «La notizia dell'abbandono definitivo da parte di Enel del progetto di riconversione a carbone della centrale termoelettrica di Porto Tolle - ha detto Crivellari - non stupisce ed anzi era attesa. Sulla stessa line ad'onda il sindaco di Porto Tolle (Rovigo), Claudio Bellan, «Mi aspettavo questa decisione. Se la centrale fosse stata riconvertita - ha aggiunto il sindaco - avrebbe dato ossigeno al territorio e siamo scontenti perché non si è messo in piedi un piano alternativo. Ho sempre pensato che se fossimo riusciti a far nascere un polo ricerca per l'energia alternativa sarebbe stato meglio, ma in questi anni nessuno si è mosso per mettere in atto un piano alternativo". Per il sindaco, adesso ci vorrebbe "un grande progetto di Enel per garantire quello che è rimasto dell'occupazione» legata alla centrale. L'AZIENDA: NESSUNA PERDITA OCCUPAZIONALE «Nuove alternative devono essere esaminate per l'impianto polesano". E' quanto si legge in una nota di Enel, che, in riferimento a indiscrezioni di stampa, sottolinea che non ci sarà alcuna «perdita di occupazione per il sito di Porto Tolle" e conferma «la volontà di ricercare nuove soluzioni condivise con territorio ed enti locali. A fronte dell'evidente cambiamento del contesto energetico e della differente dinamica tra domanda e offerta di energia avvenuti negli ultimi dieci anni», spiega Enel nella nota, sottolineando che «tanto è durato l'iter autorizzativo per la riconversione della centrale di Porto Tolle», è necessario esaminare «nuove alternative per l'impianto polesano alimentato a olio combustibile». Allo stesso tempo, spiega il comunicato, "Enel conferma la volontà di ricercare nuove soluzioni condivise con territorio ed enti locali, nella prospettiva di creare valore e salvaguardare l'occupazione nell'area della centrale». PREOCCUPAZIONE SUI PROGETTI FUTURI. Tutto ciò però è fonte di preoccupazione poichè ad oggi la stessa Enel non ha detto cosa vorrà fae di quel sito. Mi unisco alle maestranze della centrale e alle sigle sindacali - ha aggiunto - che giustamente dovranno far sentire la loro voce, dato che quanto emerso da Enel, pone dei seri rischi sull'organizzazione del personale che oggi è in forza a Porto Tolle. Prevalentemente sono lavoratori del posto, che potrebbero trovarsi già da domani spostati in altri siti produttivi d'Italia. Occorre una logica anche nell'abbandono di importanti pezzi di economia e storia del nostro territorio, come lo è stato per decenni la centrale di Polesine Camerini. L'Enel ha un dovere ancor più grande, di fronte ai lavoratori e alla cittadinanza. Ha il dovere di dire quale nuovo futuro propone per Porto Tolle: se rimarrà un sito produttivo, magari con sistemi di generazione a basso impatto ambientale o se questo è il preludio di uno smantellamento definitivo. I dati che vanno analizzati, ora, sono molti e delicati, dall'infrastruttura ancora esistente, parlo delle caldaie, della ciminiera, degli elettrodotti di valenza e capacità nazionali al piano energetico nazionale. Ma oggi occorre anche pensare a come inciderà il futuro della centrale di Porto Tolle sull'economia del territorio. Lancio un appello a tutta la classe istituzionale ed ai rappresentanti di categoria - ha concluso - perché a breve si possa proprio a Porto Tolle riunirsi per valutare e discutere approfonditamente, serve un tavolo con attori locali e nazionali per capire programmare il futuro della centrale».

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