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RAPPORTO 26 Settembre Set 2014 1741 26 settembre 2014

Costruttori, allarme ritardi pagamenti Pa

Un'impresa edile su tre è costretta a tagliare il numero dei suoi dipendenti.

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Un operaio in cantiere.

Nel primo semestre 2014, l'81% delle imprese edili registra ancora ritardi nei pagamenti della Pa. A fronte del mancato pagamento, il 53% delle imprese ha ridotto gli investimenti previsti e il 36% ha dovuto abbassare il numero dei dipendenti. È quanto è emerso dagli ultimi dati dell'Ance, evidenziati nel corso di un'audizione alla Camera.
ESTREMA SOFFERENZA. Nonostante le misure adottate dal governo, «i ritardi di pagamento della Pubblica amministrazione continuano a determinare una situazione di estrema sofferenza nel settore delle costruzioni, uno dei settori più colpiti dal fenomeno in Italia», denuncia l'associazione dei costruttori. Le misure finora adottate dai vari governi «hanno avuto effetti positivi, ma ancora troppo limitati, sull'andamento dei ritardi di pagamento».
10 MILIARDI DI RITARDATI PAGAMENTI. Secondo le stime dell'Ance, infatti, circa 10 miliardi di euro di ritardati pagamenti (compresi quelli maturati nei primi mesi del 2014) rimangono ancora senza una soluzione e i tempi medi di pagamento nei lavori pubblici rimangono molto elevati: circa sette mesi.
L'ENNESIMA DENUNCIA. Dopo quelle arrivate da Confartigianato, dalla Cgia di Mestre, nonché dal vicepresidente del parlamento europeo Antonio Tajani, quella dell'Ance suona dunque come l'ennesima denuncia per richiamare il governo alle sue responsabilità. Lo scorso 23 settembre il ministero del Tesoro ha assicurato che oltre 38 miliardi di euro sono stati già erogati e altri nove lo saranno entro novembre. Ma nel frattempo, secondo l'Ance, lo stato delle imprese peggiora sempre di più. Anche perché il provvedimento che avrebbe dovuto rilanciare tutto il settore, con una nuova forte spinta alla realizzazione di infrastrutture, non fa ripartire affatto la crescita, ma anzi, a giudizio dei costruttori, si scontra «contro il muro dell'austerità». Lo Sblocca Italia non stanzia infatti risorse sufficienti e le misure contenute nel dl «non sono proporzionate alla gravità della malattia».

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