Economia 26 Settembre Set 2014 1828 26 settembre 2014

Imprese: 1 su 3 taglia posti di lavoro

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Fiducia delle imprese in calo L'Ance lancia l'allarme. Le imprese del settore delle costruzioni sono in Italia allo stremo, in una situazione disperata. Anche per colpa dei ritardi nel pagamento dei debiti della pubblica amministrazione. Nonostante gli interventi del governo per sanare la situazione, nel primo semestre la stragrande maggioranza delle aziende edili soffriva ancora della estrema lentezza dei rimborsi pubblici. Il risultato è un'inevitabile riduzione degli investimenti e, soprattutto, nel 36% dei casi, praticamente in più di un'impresa su tre, un taglio dei posti di lavoro. Le misure finora adottate dai vari Governi, ha sottolineato il presidente Paolo Buzzetti, «hanno avuto effetti positivi, ma ancora troppo limitati». RITARDO DEI PAGAMENTI: MANCANO 10 MILIARDI. Secondo le stime dell'associazione, infatti, circa 10 miliardi di euro di ritardati pagamenti - compresi quelli maturati nei primi mesi del 2014 - rimangono ancora senza una soluzione ed i tempi medi di pagamento nei lavori pubblici rimangono troppo lunghi, pari a circa 7 mesi. Dopo quelle arrivate da Confartigianato, dalla Cgia di Mestre, nonché dal vicepresidente del Parlamento europeo Antonio Tajani, quella dell'Ance suona dunque come l'ennesima denuncia per richiamare il governo alle sue responsabilità. Solo tre giorni fa il ministero del Tesoro ha assicurato che oltre 38 miliardi di euro sono stati ad oggi già erogati ed altri 9 lo saranno entro novembre. Ma nel frattempo, secondo l'Ance, lo stato delle imprese peggiora sempre di più. Anche perché il provvedimento che avrebbe dovuto rilanciare tutto il settore, con una nuova forte spinta alla realizzazione di infrastrutture, non fa ripartire affatto la crescita, ma anzi, a giudizio dei costruttori, si scontra "contro il muro dell'austerità". LO SBLOCCA ITALIA NON FUNZIONA. Lo Sblocca Italia non stanzia infatti risorse sufficienti e le misure contenute nel dl "non sono proporzionate alla gravità della malattia". Il decreto non piace del tutto nemmeno a Confindustria che parla di un contributo "complessivamente positivo" all'economia italiana, "ma non risolutivo e per diversi aspetti di natura interlocutoria". Secondo gli industriali infatti "non si può parlare di vero e proprio rilancio degli investimenti pubblici, bensì di un mantenimento dei livelli già previsti, che il Def 2014 ha comunque certificato in tendenziale ed ulteriore calo", verso i minimi mai registrati nel Paese. L'attesa è quindi tutta per la legge di stabilità che dovrà imprimere la vera svolta. Più di una critica al provvedimento arriva infine anche da Rete Imprese Italia, secondo la quale al di là dei bei titoli manca lo svolgimento, e dall'Autorità dei Trasporti. Il presidente Andrea Camanzi teme infatti uno svilimento del ruolo e dell'indipendenza dell'Authority appena nata. A partire dalle competenza affidatele dal legislatore in materia di gare e di definizione di canoni, pedaggi e tariffe.

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