Economia 26 Settembre Set 2014 0953 26 settembre 2014

L'aiutino di Draghi? Affossare l'euro

  • ...

La nuova banconota da 10 euro ha debuttato nei 18 Paesi Ue il 23 settembre 2014. Sibito dopo l'euro è sceso ai minimi da due anni contro il dollaro. Alla fine il tanto evocato deprezzamento dell’Euro è arrivato, rompendo nelle ultime settimane gli argini. Dal livello massimo di maggio 2014 (1,40 dollari per euro) la moneta unica ha lasciato sul terreno quasi il 10% contro la divisa americana arrivando a 1,27 contro dollari, ai minimi da due anni a questa parte. Il ridimensionamento atteso da tempo, che contribuirà, tra qualche mese, a migliorare il clima congiunturale. Di qualche zero virgola, non di più. La moneta unica non è l’origine né la soluzione del malessere europeo, non è l’attore protagonista, solo un importante comprimario. Ma quali sono le cause e le conseguenze reali di questa debolezza? Ecco in 6 punti lo scenario possibile e le ricadute su aziende e risparmiatori. 1. ECONOMIE DIVERGENTI DELL'OCCIDENTE: L'EUROPA NON CRESCE La prima causa della corrente debolezza dell’Euro deriva dalla attuale e prospettica divergenza delle performance economiche sulle due sponde dell’Atlantico, conseguenza dalle politiche fiscali suicide imposte ai membri dell’Unione Monetaria a partire dal 2010. Ma fino a pochi mesi fa ciò non aveva impedito all’Euro di volare decisamente troppo alto,  favorendo il consolidarsi di aspettative deflazionistiche che hanno costretto la Banca Centrale Europea ad adottare azioni progressivamente più drastiche, per alcuni al limite della disperazione. E costringendo il Governatore a esprimere in più occasioni «preoccupazione» per l’eccessivo rafforzamento dell’Euro. La reazione dei mercati è stata fin troppo lenta nei mesi estivi. L'accelerazione c'è stata solo nelle ultime settimane, quando si è visto con maggiore chiarezza cha la direzione di marcia delle principali banche centrali, come quella del ciclo economico, cominciava a divergere.

Mario Draghi, presidente della Bce, ha promesso di mantenere fermi i tassi per anni. 2. LA BIFORCAZIONE DELLE POLITICHE MONETARIE USA E UE La biforcazione delle politiche monetarie. Da una parte, infatti, Federal Reserve e Bank of England stanno per chiudere i rubinetti della liquidità e si preparano, sia pure con estrema prudenza, ad alzare i tassi d’interesse. Dall’altra la Bce ha promesso di mantenere per anni i tassi d’intervento in ghiaccio e si appresta ad espandere il suo bilancio da due a tre trilioni di euro. Se le condizioni peggioreranno ancora minaccia di ricorrere all’arma letale dell’acquisto su larga scala di titoli governativi. 3. IL DOLLARO È LA DIVISA PIÙ USATA PER FINANZIARE IL DEBITO La crescita dei differenziali attesi dei tassi d’interesse, nominali e reali, a favore del dollaro ne impone la  rivalutazione, ai danni delle valute emergenti ma soprattutto dell’Euro, divisa sempre più usata per  finanziare a debito le speculazioni su attività a maggiore rendimento. D’altra parte i titoli del tesoro tedesco a due anni hanno rendimenti negativi, mentre gli analoghi americani rendono lo 0,6%, differenze apparentemente minime ma che generano utili enormi se si utilizzano leva finanziaria e derivati. Sono gli effetti collaterali, tanto temuti dall’ortodossia tedesca, dell’azione della Banca Centrale Europea. Che, in definitiva, senza dichiararlo, vuole un Euro debole per controllare l’inflazione e  aiutare, almeno sul lato delle esportazioni, l’anemica crescita europea. 4. LA DEBOLEZZA DELL'EURO ALLONTANA LA DEFLAZIONE I vantaggi di una moneta unica debole ci sono. Draghi deve garantire un livello dei prezzi vicino ma inferiore al 2%. Oggi l’inflazione non supera lo 0,4% annuo. Un livello che, a parità di altre condizioni, potrebbe raddoppiare  se il cambio tornasse ai livelli medi del 2012, attorno a quota 1,25-1,28, allontanando l’Europa dalla zona rossa della deflazione. Ma ovviamente l’Euro debole aiuta anche la manifattura europea e quindi la crescita delle esportazioni e dell’occupazione, anche se la vulgata corrente trascura il fatto che  la competizione a livello internazionale nei settori ad alto valore aggiunto si gioca sempre di più su fattori diversi dal prezzo.

Una valuta debole non basta a spingere la produzione indutriale e l'export italiano. 5. LA VALUTA DEBOLE NON BASTA A SOSTENERE L'EXPORT ITALIANO Per l’Italia luci e ombre. Per quella che è ancora la sesta potenza manifatturiera mondiale solo un aumento dell’export può nel breve termine sostenere la domanda. Benvenuto dunque l’euro moscio. Ma senza esagerare. Anche perché una valuta debole può avere effetti controversi sulla bilancia commerciale  di paesi trasformatori e ad alto tasso d’importazione di materie prime, come il nostro. E anche le ricadute in termini di domanda interna possono essere negative se l’aumento della bolletta energetica grava su bilanci familiari già stressati da un lungo periodo di redditi stagnanti o in calo. 6. INVESTIRE IN TITOLI DI VALUTE STRANIERE È UNA BUONA IDEA I titoli in valuta estera sono una buona opportunità d’investimento per i risparmiatori alle prese con il nuovo mondo dei tassi zero. Con tutti i rischi del caso, primo quello di compiere scelte dettate dall’emotività sull’onda di un consenso che quando si trasforma in unanimità diventa sicuro veicolo per l’insuccesso. Oggi tutte le principali case d’investimento vedono l’euro in picchiata fino a 1,20 contro dollaro entro fine anno e successivamente toccare la parità con il dollaro. Certezze troppo pericolose in un mondo per definizione incerto e imprevedibile. Oggi l’euro, venduto da tutti, è pronto per una correzione che può portarlo di nuovo verso quota 1,30. Alla lunga la direzione rimarrà ribassista ma senza esagerare: in fin dei conti proprio la sua caduta potrebbe rimuovere i motivi che l’hanno provocata.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso