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LA POLEMICA 27 Settembre Set 2014 2118 27 settembre 2014

Pd, Civati: «Rischio scissione è reale»

Art. 18, Pippo minaccia ancora la rottura. Idea di accorpare Jobs act e stabilità.

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Pippo Civati.

Pippo Civati torna all'attacco sulla riforma del Lavoro. «Ho l'impressione che Renzi voglia rompere», ha detto il deputato della minoranza dem a Radio Monte Carlo. E alla domanda se la scissione sia o meno un rischio reale, ha risposto: «È un rischio se Renzi non si rende conto di essere anche il segretario di un partito che può avere legittime differenze al proprio interno e che è stato eletto per difendere l'articolo 18 così non certo per abolirlo».
CAMUSSO SUL PIEDE DI GUERRA. Segno della tensione che si respira al Nazareno. Soprattutto dopo l'uscita della Cei - il cardinal Angelo Bagnasco ha ribadito che «l'articolo 18 non è un dogma» - e della chiamata alle armi di Susanna Camusso che ha indetto una manifestazione nazionale il 25 ottobre a Roma e ha minacciato uno sciopero generale in caso il governo procedesse per decreto.
Intanto le minoranze Pd, in vista della direzione del partito di lunedì 29 settembre, rilanciano la palla nel campo del premier aspettando di capire quale sia la linea ufficiale che sceglierà l'inquilino di Palazzo Chigi. Ma allo stesso tempo fanno sapere che sono pronte a votare no alla relazione del segretario Pd qualora sul Jobs act Renzi decidesse di tirare diritto senza fare concessioni.
Sono due i capitoli chiave sui quali le varie anime dem attendono aperture: quella dell'articolo 18 e quella delle risorse da destinare ai nuovi ammortizzatori sociali.
RIFORMA DEL LAVORO E STABILITÀ. Il clima è pesante e c'è chi sta anche pensando, proprio sul fronte degli ammortizzatori sociali, di preparare un documento da portare in direzione nel quale chiedere di allineare l'esame della riforma del mercato del lavoro a quella della legge di Stabilità, che dovrebbe essere il veicolo dove mettere nero su bianco i soldi da utilizzare per le nuove tutele promesse dal governo.
BERSANIANI FREDDI. L'ipotesi del documento sarebbe al vaglio di esponenti delle fazioni della minoranza, da Francesco Boccia a Civati, da Stefano Fassina ai cuperliani, mentre i bersaniani hanno subito manifestato una certa freddezza.
L'idea di legare riforma del lavoro e legge di Stabilità era già contenuta in un emendamento presentato per l'Aula e firmato da tutti e otto i componenti del Pd in commissione Lavoro al Senato; ma a differenza dell'emendamento, il documento su cui si sta ragionando avrebbe l'effetto di far slittare l'esame del pacchetto lavoro a dopo il via libera alla Finanziaria.
IL TIMING DI RENZI. Fatto non secondario, considerando che il timing della riforma del Jobs act sta a cuore al premier, che ne vuole l'approvazione a Palazzo Madama entro l'8 ottobre. «Faccio appello al premier e segretario del Pd», ha insistito Gianni Cuperlo, «perché, nelle prossime ore, assuma una posizione coerente col profilo della principale forza del progressismo e del socialismo europeo».
Ma al Nazareno c'è anche chi, a partire dai Giovani turchi, è da giorni su posizioni più dialoganti e non nasconde, per esempio, di apprezzare i tentativi di Sergio Chiamparino che vorrebbero circoscrivere il diritto di essere reintegrati da parte dei lavoratori ai soli casi di discriminazione, lasciando a un arbitro scelto dall'impresa e dal sindacato la valutazione dell'indennizzo per tutti gli altri casi. «Se qualcuno», ha però tagliato corto il presidente della commissione Lavoro di Montecitorio Cesare Damiano, «pensa che la soluzione sia mantenere il reintegro solo per il licenziamento discriminatorio dice una banalità», perché questo diritto è universalmente riconosciuto.

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