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SCENARIO 29 Settembre Set 2014 1907 29 settembre 2014

Fiat, i numeri della cassa integrazione

Ammortizzatori e solidarietà. Si aspettano i 10 mld promessi dall'ad.

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L'amministratore delegato di Fiat Chrysler Sergio Marchionne.

Entusiasta del «nuovo made in Italy» modello Marchionne, durante il viaggio negli Stati Uniti Matteo Renzi ha avuto parole di profondo apprezzamento per il lavoro svolto dall'amministratore delegato della Fca. «Sono orgoglioso da italiano che ci sia Fiat Chrysler Automobiles», ha spiegato durante la visita agli stabilimenti dell'azienda a Detroit. «Cosa mi accomuna a Sergio Marchionne? Spero il finale».
Il 28 settembre, intervistato da Repubblica, il premier è tornato sull'argomento. «Preferisco la Fiat di oggi rispetto a quella di 30 anni fa che al primo problema aveva sussidi, incentivi e cassa integrazione».
CIÒ CHE RESTA DI FIAT. Ma ciò che resta della Fiat in Italia, dopo il matrimonio con l'americana Chrysler, assomiglia davvero all'azienda descritta dal presidente del Consiglio, in salute, operativa, senza aiuti statali e senza cassa integrazione?
A giudicare dai dati che forniscono i sindacati, non si direbbe.
Da Mirafiori a Termini Imerese, in quasi tutti gli stabilimenti italiani del gruppo - fa eccezione solo il polo del lusso - una parte consistente dei dipendenti Fiat è in cassa integrazione - ordinaria, straordinaria e in deroga - e in alcuni casi beneficia dei contratti di solidarietà, che sono cofinanziati dallo Stato.

Da Mirafiori a Termini Imerese, operai in cassa

Lo stabilimento Fiat di Mirafiori.

Il 25 settembre è stato firmato in Regione Piemonte dalla Fiat e dalle rappresentanze sindacali - Fim, Uilm, Fismic, Ugl - l'accordo per il rinnovo della cassa integrazione straordinaria nel polo torinese di Mirafiori, dove si produce la Mito, e in quello di Grugliasco.
A CASSINO RESTA LA GIULIETTA. A Cassino, in provincia di Frosinone, la cassa integrazione straordinaria andrà avanti fino «almeno al settembre 2015», spiega Michele de Palma, coordinatore nazionale del settore auto per la Fiom. La Cig straordinaria, cui l'azienda ha fatto ricorso anche lo scorso anno, dovrebbe servire a riammodernare le linee per i nuovi modelli dell'Alfa. «Lì finora sono state fatte la Bravo, la Delta e la Giulietta», dice il responsabile Fiom. «A luglio è cessata la produzione delle prime due e ora rimane solo la Giulietta».
A POMIGLIANO CONTRATTI DI SOLIDARIETÀ. A Pomigliano, dove si realizza la Panda, circa 1.950 lavoratori su 4.500 addetti operano da marzo con contratti di solidarietà, e l'azienda ha da poco chiesto una settimana di cassa integrazione per ottobre.
Proseguendo verso Sud si arriva nello stabilimento di Melfi, in Basilicata, dove si produce la Punto: qui i lavoratori sono tutti in cassa integrazione e lo saranno almeno fino a fine anno per ristrutturazione aziendale.
TERMINI IMERESE ATTENDE UN SALVATORE. Discorso diverso per Termini Imerese. Lo stabilimento siciliano è ormai una ex azienda Fiat. Nessuna ristrutturazione, nessuna linea da ammodernare per produrre nuovi modelli: la fabbrica è stata di fatto chiusa a dicembre 2011. Da allora i suoi operai hanno vissuto grazie alla cassa integrazione. In aprile 2014, l'azienda ha chiesto una proroga straordinaria della cig in deroga fino alla fine di quest'anno, concessa per valutare eventuali progetti di reindustrializzazione del sito, tutt'oggi non pervenuti.
Stessa situazione alla Irisbus di valle Ufita, l'ex azienda di autobus del gruppo Fiat, i cui circa 300 dipendenti saranno in cassa integrazione in deroga fino alla fine del 2014, in attesa che dal ministero dello Sviluppo economico arrivino notizie su nuovi possibili investitori.

I 55 miliardi di investimenti promessi da Marchionne

Sergio Marchionne, amministratore delegato Fiat.

Sergio Marchionne però non smette di dispensare ottimismo, ed è forse questa la caratteristica del manager italo canadese che più piace all'ottimista Renzi. A maggio 2014, il numero uno del Lingotto ha presentato il piano al 2018, promettendo 55 miliardi di investimenti in tutto il gruppo, di cui una decina, secondo i sindacati, dovrebbero essere destinati all'Italia.
Prima però la nuova multinazionale targata Marchionne dovrà affrontare sfide complicate.
L'ATTESA PER LO SBARCO A WALL STREET. Il 13 ottobre prossimo è atteso lo sbarco di Fca nel tempio della finanza americana con la quotazione a Wall Street.
E prima potrebbe essere l'Unione europea a creare un po' di grattacapi al manager col maglioncino blu.
La Commissione Ue pubblica il 30 settembre le prime informazioni sull'apertura dell'indagine che riguarda Apple in Irlanda e Fiat Trade in Lussemburgo, sospettate di aver beneficiato di un regime fiscale preferenziale che violerebbe le norme Ue sugli aiuti di Stato.
LE INDAGINI DI BRUXELLES. Bruxelles vuole in sostanza verificare se le norme fiscali 'ad hoc' applicate alle tre multinazionali siano o meno in linea con le leggi europee che proteggono la concorrenza e il mercato unico. Qualora dovessero essere confermate violazioni delle regole, l'eventuale multa consisterebbe in un «recupero» di aiuti di Stato.
Sperando che il «finale» sia lieto. Per Renzi e per Marchionne.

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