Economia 29 Settembre Set 2014 1643 29 settembre 2014

Padoan: «Situazione Ue preoccupante»

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Il ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan. La situazione è più preoccupante del previsto secondo il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. «Negli ultimi mesi tutte le istituzioni internazionali, gli analisti privati e i governi nazionali hanno dovuto ripiegare su se stessi circa le stime di crescita rivelatesi eccessivamente ottimistiche», ha detto il ministro parlando alla conferenza interparlamentare sul Fiscal Compact alla Camera «Questi rinvii continui suggeriscono non solo che la crescita si è dovuta spostare, ma che alcune cause profonde della mancanza di crescita non sono ancora ben comprese da tutti noi e siamo di fronte a problemi assai più profondi del semplice andamento ciclico». SITUAZIONE PREOCCUPANTE. Padoan ha definito la combinazione che si presenta attualmente in Europa «molto preoccupante», con investimenti calanti, disoccupazione molto elevata e un andamento dei prezzi che prefigura rischi. Il titolare delle Finanze tricolori lancia una stoccata verso Bruxelles quando sostiene che le pressioni per l'aggiustamento del bilancio tra i paesi in deficit e i paesi in surplus «dovrebbero essere più simmetriche». «Esiste un'asimmentria», rileva il ministro, aggiungendo che «le pressioni all'aggiustamento sui paesi in deficit sono maggiori che nei paesi in surplus, ma queste pressioni dovrebbero essere più simmetriche». Il riferimento è con tutta probabilità al trattamento riservato alla Germania, che ha subito il richiamo europeo per riequilibrare il surplus verso gli altri Paesi ma per molti osservatori non fa abbastanza per spingere la domanda interna. Quanto alla contrapposizione - ormai di lungo corso - tra politiche di rigore e stimoli alla crescita, per Padoan "la nuova parola d'ordine in Ue è policy mix, non più solo austerità"; serve per questo "un uso migliore possibile degli strumenti che abbiamo a disposizione". Tra questi, proprio il Fiscal Compact comunitario non è immune a critiche: è stato concepito in un quadro macroeconomico più favorevole, "andrebbe tenuto conto delle difficoltà del quadro e delle circostanze eccezionali soprattutto di alcuni Paesi. Questo strumento va reso più potente e orientato alla crescita".

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