Economia 29 Settembre Set 2014 1318 29 settembre 2014

Pimco, futuro più magro senza Gross

  • ...

Bill Gross L'uscita dal fondo Pimco del co-fondatore Bill Gross non è passata inosservata sul mercato dei titoli di Stato americani che vale la bellezza di 12mila miliardi di dollari. La notizia ha provocato un forte scossone ai rendimenti dei Treasury a 10 anni che nella seduta di venerdì scorso sono balzati dal 2,5 al 2,55% con riflessi importanti su tutto il mercato obbligazionario. L'onda lunga ha travolto anche i titoli italiani dove il tasso del BTp decennale è balzato dal 2,35 al 2,39 per cento. COME LE SCELTE DI GROSS INFLUENZANO IL MERCATO. Ma un uomo solo può influenzare il mercato? La speculazione si fonda sul timore che la partenza di una personalità carismatica come Gross (co-fondatore di Pimco nel 1971) possa comportare un cambio di rotta nelle strategie di investimento di un colosso che ha in gestione asset per 2mila miliardi di dollari. Il gestore settantenne è sempre stato il volto pubblico di Pimco (le sue newsletter sono molto lette tra gli addetti ai lavori) e la sua fama di guru resta intatta nonostante tutti i demeriti che ne hanno favorito l'uscita: la performance deludente, con conseguente ondata di riscatti per 16 mesi consecutivi, dell'Etf che seguiva personalmente (Pimco Total Return) e, notizia degli ultimi giorni, l'indagine della Sec (la Consob americana) che sospetta siano state fornite informazioni fuorvianti agli investitori sui rendimenti del fondo.  Portare a casa guadagni, in un mercato con tassi ai minimi storici è un'impresa ardua per chiunque. BERNSTEIN: GROSS PUO' SPOSTARE FINO AL 30% DEGLI ASSET. Non fà eccezione il «re dei bond» le cui previsioni ultimamente non si erano rivelate azzeccate come un tempo. Un patrimonio di credibilità costruito in 40 anni di successi è in ogni caso difficile da scalfire. E così Bernstein Research stima che una fetta importante dei clienti (dal 10 al 30% degli asset in gestione) possa seguire Gross nella sua nuova avventura a Janus Capital (le azioni di quest'ultima hanno festeggiato venerdì scorso con un rally del 43%). IL TIMORE DI UN'ONDATA DI RISCATTI. Ed è soprattutto questo l'aspetto che preoccupa gli addetti ai lavori e che ha scatenato la speculazione sui mercati.  Un'ondata di riscatti, quando si tratta di un colosso come Pimco, rischia di provocare scossoni di un certo rilievo sui mercati. Treasury americani, di cui Pimco è un grosso detendore. Ma anche i BoT e BTp italiani. La casa di investimento è stata tra quelle che hanno scommesso di più sulla ripresa dei bond dei Paesi periferici dopo l'apice della crisi dei debiti sovrani. ITALIA SECONDO MERCATO DOPO QUELLO USA. All'inizio dell'anno Pimco ha comunicato che la sua esposizione in bond dell'area periferica dell'Eurozona era ai suoi massimi storici. Al 30 giugno scorso l'esposizione in titoli di Stato italiani dell'Etf curato personalmente da Gross “Pimco Total Return” (ad oggi il maggior fondo obbligazionario al mondo con asset per 222 miliardi di dollari) ammontava a oltre 18 miliardi di dollari. Un valore pari a circa l'8% del totale. La quota di titoli italiani nell'Etf è seconda solo a quella degli Usa. Si vedrà nei prossimi giorni se l'ondata di vendite vista venerdì scorso è stata solo un movimento speculativo di giornata o l'avvisaglia di un movimento più sostenuto. Di certo non è il clima migliore per il collocamento di BTp a 5 e 10 anni e CCTeu in programma per martedì 30 settembre. Nei giorni scorsi il Tesoro ha venduto bene i nuovi CTz e i BoT semestrali ma con rendimenti in rialzo. I tassi dei titoli italiani sono recentemente risaliti anche in coincidenza con la chiusura del trimestre (si vendono titoli per incassare plusvalenze e abbellire il bilancio). Una pratica che vede in prima fila le banche alla vigilia degli stress test di Bce ed Eba.

Correlati

Potresti esserti perso