Economia 30 Settembre Set 2014 1054 30 settembre 2014

Battere la crisi? Servono 2 milioni di posti

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Il rapporto Cnel sul mercato del lavoro 2013-2014 dice che l'ipotesi di una discesa al tasso disoccupazione pre-crisi è irrealizzabile se non si creano 2 milioni di posti di lavoro. L'ipotesi di una discesa del tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi, ovvero intorno al 7%, sembra irrealizzabile perché richiederebbe la creazione da qui al 2020 di quasi 2 milioni di posti di lavoro. L'allarme è stato lanciato dal Cnel, che ha simulato diversi scenari occupazionali, nel Rapporto sul mercato del lavoro 2013-2104. «Il tasso di disoccupazione è giunto a superare il 30% nel 2013, senza peraltro mostrare segnali di rallentamento nella prima parte del 2014» si legge nel Rapporto del Cnel che ha allargato il campo anche agli inattivi disponibili e ai disoccupati parziali. «I progressi per il mercato del lavoro italiano non potranno che essere molto graduali». Ma non solo. Secondo Cnel, il sistema potrebbe iniziare a beneficiare di un contesto congiunturale meno sfavorevole non prima dell'inizio del 2015. E sarebbe, sottolinea il rapporto, già «la migliore delle ipotesi». LA CONFERMA DELLA DISOCCUPAZIONE ARRIVA DAI DATI ISTAT AGOSTO 2014 Un baratro che sembra non avere fine. E la conferma arriva anche da Istat: il tasso di disoccupazione dei 15-24enni ad agosto 2014 in Italia è stato del 44,2%, in aumento di un punto percentuale rispetto al mese precedente e di 3,6 punti nei dodici mesi. Dal calcolo sono esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, ad esempio perché impegnati negli studi. Ad agosto 2014 risultavano occupati 895 mila giovani tra i 15 e i 24 anni, in diminuzione del 3,6% rispetto al mese precedente (-33 mila) e del 9% su base annua (-88 mila). Il tasso di occupazione giovanile, pari al 15%, è diminuito di 0,5 punti percentuali su luglio e di 1,4 punti nei dodici mesi. PER TORNARE A CRESCERE SERVONO 1,2 MILIONI DI POSTI AGGIUNTIVI IN SETTE ANNI Tutte le ipotesi elaborate usano gli scenari demografici dell'Istat, per cui la popolazione tra i 15 e i 67 anni nei prossimi sette anni è prevista restare sostanzialmente stabile. Perciò secondo il Cnel il rialzo dell'offerta di lavoro, stimato allo 0,4% in media all'anno, sarà «principalmente guidato dall'aumento del tasso di attività», visto in crescita, a causa dell'avanzata della partecipazione femminile e del posticipo dell'uscita dal mercato da parte dei più anziani. Passando ai valori assoluti, l'incremento della partecipazione si tradurrà così in un aumento dell'offerta di lavoro di circa 660 mila persone nel medio periodo, secondo la stima del Cnel. In uno scenario in cui ci si limita a frenare l'aumento del disoccupazione sarebbe così comunque necessario un incremento dell'occupazione da qui al 2020 di 582 mila posti di lavoro. Uno scenario intermedio invece sarebbe quello in cui il tasso di disoccupazione scenda su valori intorno al 10%: «Anche in questo caso si tratta però di un obiettivo che richiederebbe uno sforzo notevole, perché comporterebbe la creazione nei prossimi sette anni di quasi 1,2 milioni di posti di lavoro aggiuntivi (pari ad un tasso medio annuo di crescita dell'occupazione dello 0,7%)» si legge nel rapporto. IL POTERE DI ACQUISTI DEI SALARI È TORNATO INDIETRO DI 10 ANNI Il potere d'acquisto dei salari ha registrato un andamento abbastanza peculiare, con un significativo incremento nelle prime fasi della crisi e una caduta altrettanto marcata negli anni successivi, che ne ha riportato il valore sul livello della metà degli anni duemila. Si è quindi tornati indietro di quasi un decennio secondo il Cnel. Guardando all'intera massa salariale, la stima è di una perdita complessiva del 6,7% tra il 2009 e il 2013. È l'effetto combinato, precisa il Cnel, dell'andamento «cedente dei salari reali» sommato a un'occupazione in caduta. Passando al 2014, l'anno in corso per il Cnel vede accentuarsi la discesa dell'inflazione, in parte per effetto del materializzarsi di un quadro quasi deflazionistico all'interno del paese, ma anche a seguito di un nuovo guadagno di ragioni di scambio. E, sottolinea il Rapporto, paradossalmente, i salari reali potrebbero registrare quest'anno una variazione positiva. CRESCE LA MASSA DEGLI SCORAGGIATI E DEI LAVORATORI A BASSO REDDITO La fotografia del Cnel mostra come la crisi ha provocato un forte aumento non solo della disoccupazione in senso stretto, che si riferisce ai senza lavoro che compiono azioni di ricerca attiva, ma anche del numero di sottoccupati e delle persone che hanno interrotto l'attività di ricerca perché scoraggiati o perché in attesa dell'esito di passate azioni di ricerca. E talvolta chi lavora non se la passa molto meglio: la quota di lavoratori a basso reddito è aumentata negli anni della crisi, superando nel 2011 i 2 milioni e 640 mila, stima sempre il Cnel analizzando l'occupazione dipendente e spiegando che la soglia di povertà sotto la quale i lavoratori sono considerati working poor risulta pari a 6,9 euro l'ora. Guardando alle percentuali si tratta dell'11,7% degli occupati dipendenti. Tra gli autonomi, invece, la quota dei poveri risulta pari al 15,9%, per un totale di circa 756 mila lavoratori. Tuttavia, se confrontata con quella degli altri paesi europei, la quota di working poor in Italia, risulta in generale inferiore alla media Ue 27, pari al 17%. DAL 2007 AL 2014 PERSO 1 MILIONE DI POSTI DI LAVORO D'altra parte, si legge nel rapporto Cnel, l'economia italiana continua ad essere attraversata da una grave crisi, la più pesante dal dopoguerra sia per intensità che per durata. Contando i danni della crisi iniziata nel 2007, il Cnel rileva come «del milione di posti di lavoro persi durante la crisi, più di 400 mila sono nell'edilizia, e poco meno nell'industria in senso stretto». E in tutto ciò i divari territoriali non hanno fatto altro che acuirsi: «La caduta del Pil al Sud è quasi il doppio di quella delle regioni del centro-Nord. La contrazione in termini di input di lavoro - fa notare il Cnel - è di quasi 600 mila occupati nelle regioni meridionali, e poco più di 400 mila nel resto d'Italia».

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