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LAVORO 30 Settembre Set 2014 1337 30 settembre 2014

Jobs Act, Camusso sfida il governo Renzi: «La partita non finisce con il voto»

Riforma articolo 18, la leader della Cgil: «Cresce il consenso attorno a noi».

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La leader Cgil Susanna Camusso.

Il segretario della Cgil Susanna Camusso non fa sconti al Partito democratico sulla riforma del lavoro, all'indomani dell'approvazione della mozione Renzi nel corso della direzione riunita il 29 settembre.
La leader sindacale ha giudicato il documento del Pd come «una proposta molto confusa, non netta nei contorni rispetto a cosa si intenda fare sul precariato».
Quindi ha replicato alle parole del premier, che al Washington Post aveva detto: «La gente è con me, non con i sindacati». Camusso ha sostenuto che attorno ai sindacati stia «crescendo il consenso. Stiamo lavorando per preparare la manifestazione del 25 ottobre. Perché togliere illusioni a un giovane presidente del Consiglio? Lasciamogliele».
NO INTERVENTI SULL'ART.18. Nel merito del Jobs Act, «limitando la discussione solo ad alcune forme della collaborazione, in realtà si continuano a mantenere più di 40 forme di assunzione differenti» ha spiegato la Camusso a Bologna, dove ha partecipato a un convegno.
Dunque «non c'è un investimento effettivo sul tempo indeterminato, cioè sul cambiamento della qualità del mercato del lavoro» e allo stesso tempo «non si delineano i contorni della proposta sugli ammortizzatori e se come abbiamo capito ieri, il tema è il trasferimento delle attuali risorse della deroga agli ammortizzatori, non siamo di fronte a un'estensione», ha detto la Camusso, che ha poi sottolineato: «Non condividiamo l'idea che si debba intervenire sull'articolo 18».
«UN PERCORSO CONDIVISO CON CISL E UIL». Per quanto riguarda le prospettive di unità sindacale rispetto alle scelte del governo la numero uno della Cgi ha spiegato: «Abbiamo iniziato un percorso di discussione con Cisl e Uil che continuerà e penso e spero che raggiungerà delle ipotesi condivise».
«ARTICOLO 18: LO SCALPO PROPOSTO ALL'EUROPA». Nel corso della conferenza organizzata dal sindacato la Camusso ha inoltre sottolineato che le modifiche all'articolo 18 sono «uno scalpo che proponiamo all'Europa e non che ci viene chiesto dall'Europa».
Secondo il segretario sindacale quanto sta avvenendo ha origine dal «fatto che non si è potuto o non si è voluto cambiare le caratteristiche dei trattati europei circa il rapporto tra deficit e Pil e lo scomputo o meno degli investimenti».
La responsabile della Cgil ha aggiunto: «Si è scelta la linea di dire: diventiamo i più rigorosi riformatori del mercato del lavoro, così magari ci date della flessibilità».
LA SFIDA ALL'ESECUTIVO. «Il governo non pensi che una volta approvata una norma di questo tipo, sia finita la partita: noi continueremo la nostra iniziativa», ha promesso la Camusso ribadendo la volontà di portare avanti iniziative a seconda del percorso legislativo che verrà introdotto: «Se continua un percorso di legge delega abbiamo davanti una strada che sarà costellata dalla mobilitazione».

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