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INFRASTRUTTURE 30 Settembre Set 2014 1204 30 settembre 2014

Sblocca Italia, allarme corruzione

Bankitalia avverte: «Rischi dal cospicuo ricorso a meccanismi derogatori».

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Fabrizio Balassone, vice capo del servizio di struttura economica di Bankitalia.

Il decreto Sblocca Italia fa ricorso, per accelerare la realizzazione di infrastrutture, a «deroghe alla disciplina ordinaria» che possono comportare rischi in termini di costi e tempi di esecuzione delle opere «nonché di vulnerabilità alla corruzione».
L'allarme arriva dal vice capo del servizio di struttura economica di Bankitalia, Fabrizio Balassone, che in in'audizione alla Camera ha spiegato come dal decreto emerga un «cospicuo ricorso a meccanismi derogatori rispetto alla disciplina ordinaria che regola l'affidamento e la realizzazione di opere pubbliche, quali la nomina di commissari straordinari e le procedure speciali per gli interventi di prevenzione del rischio sismico e del dissesto idrogeologico e di messa in sicurezza degli edifici scolastici».
«SERVIRÀ MASSIMA TRASPARENZA». Soprattutto nelle procedure speciali, ha proseguito, «si introduce un sistema di deroghe molto pervasivo al Codice di contratti pubblici sulla base della mera certificazione del requisito della 'estrema urgenza' da parte dell'ente interessato. Tale ricorso a meccanismi derogatori, pur motivato dal condivisibile obiettivo di ridurre i tempi in fase di aggiudicazione, si è già rivelato in passato non sempre pienamente efficace, con ripercussioni negative sui tempi e sui costi nella successiva fase di esecuzione dell'opera e di vulnerabilità ai rischi di corruzione». Per questo, ha concluso Balassone, «andrà garantita la massima trasparenza».
GLI EDILI: «APPALTI? TROPPA DISCREZIONALITÀ». Critica anche l'Ance, l'associazione nazionale dei costruttori edili: «Nello Sblocca Italia ci sono norme che introducono troppa discrezionalità per la Pubblica amministrazione in fatto di appalti, bisogna ridurla per aprire i bandi alla concorrenza», ha detto il presidente Paolo Buzzetti.
Non solo. «Ci sono poche risorse per le grandi opere, il 60% arriverà dopo il 2018 e non avrà nessun effetto sull'occupazione. Siamo delusi perché non sono stati messi in campo i 2,5 miliardi per le scuole e i 2,5 per il dissesto del territorio che erano già stati trovati: senza risorse non si può dare slancio all'economia».

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