Economia 1 Ottobre Ott 2014 1121 01 ottobre 2014

Battere ebola costa già oltre 1 miliardo

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Il virus Ebola ha ucciso oltre 3 mila persone. C'è stato il primo caso di contagio anche in America. L’epidemia di ebola è partita in Africa occidentale, colpendo principalmente Liberia, Sierra Leone e Guinea, ma la paura che si diffonda anche al di fuori del Continente è tanta. Per ora non sembra un rischio concreto, ma il primo caso diagnosticato negli Stati Uniti, in Texas, ha fatto salire notevolmente la tensione: «Non ho dubbi che non si diffonderà nel Paese, ma non escludo che i parenti e le persone entrate in contatto con lui si ammalino», ha detto Thomas Frieden, numero uno del Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’agenzia federale americana per il controllo e la prevenzione delle malattie. Oltre alla perdita di vite umane, il visus ha già ucciso oltre 3 mila persone, impatta sulla crisi economica mondiale. Economiaweb.it ha fatto i conti e il risultato sfonda già adesso il tetto del miliardo di euro. E siamo solo all'inizio. 1. SALE A 809 MILIONI IL COSTO PER I TRE PAESI PIÙ COLPITI In termini economici, le ricadute peggiori si hanno nei tre Paesi principalmente interessati dall’epidemia, che già vivono una situazione traballante. Secondo le stime della Banca mondiale, l’ammanco potrà arrivare a 809 milioni di dollari entro la fine del 2015 (439 milioni in Sierra Leone, 228 in Liberia e 142 in Guinea). Come ha fatto notare il presidente della World Bank Jim Yong Kim, agire in modo tempestivo per riportare il virus sotto controllo è cruciale e per questo motivo il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito per discutere della risposta da dare e il presidente americano Barack Obama ha annunciato che 3.000 soldati americani resteranno in Africa per aiutare a coordinare gli sforzi. Per il Cdc il rischio è che si arrivi entro gennaio a 1,4 milioni di contagiati, un’enormità. «Dobbiamo ora ripensare il nostro grado di preparazione a pandemie di tutti i tipi», ha detto Jim Yong Kim, spiegando che «l’80-90% dei costi dell’ebola è provocato dalla paura, perché aziende e attività commerciali chiudono i battenti per il timore che i dipendenti possano contrarre e trasmettere il virus». 2. LA BANCA MONDIALE HA PROMESSO 200 MILIONI I governi dei tre Paesi hanno richiesto assistenza alle istituzioni internazionali per fare fronte a un’epidemia senza precedenti che sta colpendo in modo sproporzionato le persone più vulnerabili. Proprio per questo c’è stata una forte mobilitazione a livello internazionale. La Banca mondiale ha promesso 200 milioni di dollari, mentre il Fondo monetario internazionale ha approvato lo stanziamento di fondi per un totale di 130 milioni di dollari per sostenere gli sforzi per arginare l’epidemia e destinati a Guinea (41 milioni), Liberia (49 milioni) e Sierra Leone (40 milioni).

Il virus Ebola ha fatto dimezzare le stime di Pil nei tre Paesi africani più colpiti. 3. L'UNIONE EUROPEA STANZIA 140 MILIONI, L'ITALIA SPENDE 4 MILIONI Gli aiuti sono stati resi disponibili immediatamente e sono pensati per a coprire le necessità fiscali immeditate, stimate a circa 100 milioni di dollari per ognuno dei Paesi. Gli Stati Uniti hanno ripensato includendo anche l’Africa un programma d’aiuti da 500 milioni di dollari e potrebbero spendere fino a un miliardo di dollari per combattere l’epidemia. Anche il Vecchio Continente si è mobilitato: la Commissione europea ha approvato un pacchetto da 140 milioni di euro per Guinea, Sierra Leone, Liberia e Nigeria, di cui 38 destinati a rafforzare i sistemi sanitari e alla sicurezza di acqua e cibo. L’Italia, come annunciato dal ministro alla Salute, Beatrice Lorenzin, contribuisce con 4 milioni di euro. 4. L'IMPATTO SU INDUSTRIA E TURISMO FA CROLLARE LE STIME DI PIL L’epidemia di ebola «ha già provocato la perdita di troppe vite umane. Questa crisi umanitaria potrebbe avere profonde conseguenze economiche», ha detto il direttore generale del Fmi Christine Lagarde, mentre la Banca mondiale aveva parlato di ricadute catastrofiche. Una potenziale crisi fotografata anche dal ministro delle Finanze della Sierra Leone Kaifala Marah: «Le entrate stanno calando perché molte grandi imprese hanno chiuso o ridotto la loro attività. Subiamo un embargo. Non dobbiamo subire un blocco economico», ha detto. Intanto, sono state riviste al ribasso le stime di crescita dei Paesi più colpiti: per la Sierra Leone le attese sul Pil del 2014 sono state abbassate dal 12%-13% al 7%-8%, mentre quelle di Liberia e Guinea sono state tagliate di oltre un punto percentuale al 3,5%. È inoltre previsto un impatto negativo sul turismo, sul settore agricolo, ma anche sulle attività estrattive, che solo in Sierra Leone l’anno scorso hanno contribuito per il 14,5% a una crescita totale del 20%: colossi internazionali come ArcelorMittal, Vale, Rio Tinto e London Mining hanno chiuso gli impianti, rimpatriato il personale straniero e lasciato a casa quello locale.

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