Economia 1 Ottobre Ott 2014 1157 01 ottobre 2014

La Francia dichiara guerra a Bruxelles

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Il ministro delle finanze francesce Michel Sapin. La Francia, gravata da un debito che ha superato la soglia dei 2.000 miliardi di euro, continuerà nel 2015 il programma di taglio della spesa pubblica, con 7,7 miliardi di risparmi sui costi dello Stato e dei suoi operatori. È quanto prevede la legge di bilancio per il prossimo anno, presentata stamane dal ministro delle Finanze Michel Sapin. La spesa pubblica transalpina calerà così dal 56,5% del Pil nel 2014 al 56,1% nel 2015, per poi continuare a scendere (55,5% nel 2016 e 54,5% nel 2017). Tuttavia, il pareggio di bilancio arriverà solo nel 2019, e non nel 2017 come previsto dall'ultima manovra finanziaria. «Non chiederemo ulteriori sforzi ai francesi. Perché il governo adotta la serietà di bilancio per rilanciare il Paese, ma rifiuta l'austerità». Così il ministro delle Finanze francese, Michel Sapin, che conferma il ritocco al rialzo delle stime del deficit, al 4,4% del Pil per il 2014 e 4,3% per il 2015, con il passaggio sotto il 3% solo a fine 2017. È di fatto una marcia indietro del governo francese, che si era impegnato a scendere sotto il 3%, e una dichiarazione di guerra a Bruxelles che arriva nel giorno in cui l'indice Pmi conferma la frenata dell'industria francese e tedesca e la lieve ripresa italiana. La boitade francese è arrivata il giorno dopo le dichiarazioni del ministro Padoan sul rinvio del pareggio di bilancio dell'Italia al 2017. IN ARRIVO 4 MILIARDI DI CESSIONI Ai tagli alla spesa si aggiungeranno, secondo il piano presentato da Sapin, almeno 4 miliardi di euro di cessioni di asset, che saranno messi al servizio della riduzione dell'indebitamento dello Stato. Calerà invece leggermente il tasso di imposizione obbligatorio globale (l'insieme delle tasse e dei contributi sociali obbligatori pagati da privati e aziende in percentuale sul Pil) di 0,1 punti percentuali all'anno per i prossimi tre anni, arrivando così dal 44,7% attuale al 44,4% nel 2017. La legge di bilancio è stata stilata su previsioni di crescita all'1% per il 2015, dopo lo 0,4% di quest'anno, e poi 1,7% nel 2016 e 1,9% nel 2017. L'inflazione è prevista in aumento dallo 0,5% di quest'anno allo 0,9% l'anno prossimo, e poi in graduale salita fino a 1,8% nel 2019. IL GIUDIZIO DI BRUXELLES ARRIVA A METÀ OTTOBRE La Commissione europea si dovrà esprimere sulla manovra francese, come sui programmi degli altri Paesi, a metà ottobre, ma intanto è stato ribadito che gli impegni presi vanno rispettati. Un giudizio che si annuncia severo per Parigi, da troppo tempo fuori linea rispetto alle raccomandazioni dell’Unione Europea. Una sponda a Bruxelles potrebbe arrivare dalla Corte dei Conti francese, che oggi ha definito «troppo ottimistiche» le previsioni economiche del Governo per il biennio 2016-2017, lasciando dunque intendere che il deficit di bilancio potrebbe restare sopra il 3% più a lungo del previsto. ANGELA MERKEL: «LA CRISI C'È, I PAESI FACCIANO I COMPITI» «Non siamo ancora al punto in cui si possa dire che la crisi è alle nostre spalle». Così la cancelliera tedesca Angela Merkel si è schierata al fianco di Bruxelles e del rispetto del Patto di stabiloità. «I Paesi devono fare i loro compiti per il loro benessere» ha aggiunto, ricordando che il patto di stabilità e crescita si chiama così perché non può esserci crescita sostenibile senza finanze solide.

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