Economia 2 Ottobre Ott 2014 1258 02 ottobre 2014

I giornali? Adesso li fanno le aziende

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New York Times ha deciso di tagliare 100 giornalisti per investire sul digitale. L'ultima cattiva notizia è arrivata dal New York Times con 100 licenziamenti già annunciati. Ma è solo l'ultima. Perché la tecnologia ha cambiato il modo di fare giornalismo e i giornali di carta faticano a tenere il passo di quelli digitali. Tutte cose di cui ormai si parla da tempo. Quello di cui si parla meno è un fenomeno che sta prendendo piede siprattutto negli Stati Uniti, dove la linea di demarcazione tra giornalismo e pubbliche relazioni diventa sempre meno netta. La prova? Le grandi aziende hanno cominciato a saltare i media tradizionali per fare passare il proprio messaggio, diventando «sponsor» di pubblicazioni locali, in pratica diventando editori, sfruttando social network e canali multimediali per fare arrivare le notizie aziendali senza farle passare dai media tradizionali. Con buona pace dell GIÙ LE BARRIERE: FARE I GIORNALI È COME FARE PUBBLICHE RELAZIONI La conseguenza di questa evoluzione è che il mondo delle pubbliche relazioni sembra avere avuto la meglio su quelo del giornalismo: fare giornali è ormai la stessa cosa che comunicare per un'azienda. La prova è che, secondo la American Society of News Editors, mentre le redazioni si sono ridotte di un terzo dal 2006, mentre i dipendenti del settore pubbliche relazioni sono aumentati: per ogni giornalista al lavoro negli Stati Uniti ci sono 4,6 persone che si occupano di pubbliche relazioni, il 3,2% in più rispetto a un decennio fa. Inoltre, stando al Bureau of Labor Statistics, i giornalisti guadagnano circa il 65% di quello che ottengono i colleghi nelle Pr. E ancora. Il fatturato globale del settore Pr è salito dell’11% l’anno scorso a 12,5 miliardi di dollari, viceversa quello dei quotidiani americani, cartacei e online, nel 2013 si è attestato a 37,59 miliardi di dollari, in calo del 2,6% dai 38,6 miliardi dell’anno precedente, con un ribasso del 6,5% a 23,6 miliardi del giro d’affari pubbicitario. Ma comse si è arrivati a questo punto? E quali sono le aziende che hanno fatto il salto della barricata? Economiaweb.it ha ricostruito le tappe di questa trasformazione. 1. CHEVRON EDITORE DEL RICHMOND STANDARD In un panorama difficile per le nuove testate un caso di successo è quello del Richmond Standard, sito lanciato nel gennaio 2014 con l’obiettivo di diventare «una fonte di notizie orientata sulla comunità locale e dedicata ai fatti positivi, che danno a tutti, dagli atleti agli imprenditori il riconoscimento che meritano». Lo Standard, diretto dall’ex giornalista del San Francisco Examiner Mike Aldax, ha avuto fortuna molto maggiore rispetto ad altre testate analoghe, come Patch e DnaInfo.com. Il suo segreto? Avere alle spalle Chevron, gigante petrolifero da 240 miliardi di dollari. Se il Richmond Standard è l’esempio più recente, quello più antico risale al 1909, quando il gigante dei dolci Hershey iniziò a pubblicare in Pennsylvania l’Hershey Press, quotidiano locale che prometteva di tenere separati i fatti dalla propaganda aziendale, ma che fino alla chiusura a dicembre 1926 ha sempre pubblicato articoli, solo raramente critici, sulla società. 2. INTEL, TARGET, SHELL E GENERAL ELECTRIC IN FILA PER FARE GLI EDITORI Quello del Richmond Standard non è un caso isolato. C'è l'esempio del Bullseye View, sponsorizzato dalla catena di grandi magazzini Target, e ci sono iQ, che ha alle spalle Intel, e le guide turistiche Secret Circuits finanziate dal colosso petrolifereo Shell. Poi ci sono anche house organ «evoluti», come il Wells Fargo Stories dell’omonima banca di San Francisco e il GE Reports, la pubblicazione sponsorizzata dalla conglomerata General Electric e diretta dall’ex giornalista di Forbes e studente della prestigiosa Columbia Journalist School, Tomas Kellner. La testata è l’evoluzione della rassegna stampa del sito di Ge e si è trasformata da raccolta di comunicati in un vero e proprio magazine virtuale con fotografie professionali, video, articoli e infografiche. Stessa cosa hanno fatto Renault-Nissan, che a Yokoama in Giappone ha aperto un vero e proprio media center, che farebbe impallidire le redazioni di molte testate internazionali. 3. LE NEWS HANNO VITA PROPRIA SUI CANALI SOCIAL «Ci sono state sezioni stampa sui siti delle società per anni, ma la differenza era che si pubblicava il comunicato e poi si cercava di farlo uscire sui giornali. Ora le notizie sono auto-pubblicate, la differenza è enorme», ha detto Richard Edelman, la cui famiglia controlla la più grande agenzia di Pr del mondo. E i canali utilizzabili sono pressoché infiniti: si pensi a Microsoft, che ha affidato a un blogger di professione il compito di seguire le notizie aziendali, intervistando i personaggi chiave, da Steve Ballmer a Bill Gates, o al blog di Apple per il lancio dei nuovi iPhone, ai video sui social network dell’amministratore delegato di General Motors Mary Barra dopo i maxi richiami di vetture o a Richard Branson, che in passato si affidava ai media tradizionali per notizie in anteprima sui brand Virgin, mentre ora sceglie di parlare direttamente ai suoi 1,5 milioni di follower su Facebook, 4,4 milioni su Twitter e 6,3 milioni su LinkedIn. 4. IL RISCHIO: L'INFORMAZIONE DIVENTA PROPAGANDA La linea tra informazione e propaganda può essere però molto sottile. A febbraio un articolo del Richmond Standard rassicurava la comunità sul fatto che le nuvole che si vedevano sopra la raffineria di Chevron a due passi dalla città (la stessa dove nell’agosto 2012 era scoppiato un incendio e la nube nera che era stata provocata aveva fatto finire 15.000 persone in ospedale) erano “solo vapore innocuo”. E ancora. All’inizio di settembre lo Standard si è occupato delle proteste dei lavoratori di Kinder Morgan, colosso energetico rivale di Chevron, ricordando ai lettori il mortale deragliamento in Quebec, in Canada, di un treno per il trasporto di petrolio avvenuto a luglio 2013. Un fatto vero, per cui Kinder Morgan aveva assunto la responsabilità, ma poco pertinente rispetto ai fatti raccontati. Il problema secondo i diretti interessati non si pone: «Al giorno d’oggi alle persone non importa da dove arrivano le notizie, l’importante è che dicano qualcosa di interessante», ha detto Tomas Kellner del GE Reports.

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