Economia 3 Ottobre Ott 2014 1547 03 ottobre 2014

L'America ha ritrovato il lavoro

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L’ultimo dato sull’occupazione americana, quello di settembre, non avrebbe potuto essere migliore e ha messo in luce un ritrovato slancio dopo il dato relativamente più fiacco di agosto, quando erano stati creati 180.000 posti di lavoro. Tanti, ma non abbastanza per un mercato molto ampio e che, dopo la crisi, deve fare i conti con 9,3 milioni di persone ancora alla ricerca di un’occupazione. Il mese scorso i nuovi occupati sono stati 248.000, meglio delle previsioni, e il tasso di disoccupazione è calato dal 6,1 al 5,9%, il minimo da luglio 2008. Un buon dato, ma “ancora troppo alto, sebbene in miglioramento”,a come fanno notare la Casa Bianca e la Federal Reserve. Insomma i numeri sono positivi, ma restano ancora dubbi e preoccupazioni. Nella miriade di numeri e commenti che accompagnano il dato del dipartimento al Lavoro americano, ecco le quattro cose da tenere d’occhio. I PROGRESSI CI SONO, MA NON A PASSO DI CARICA. I numeri degli ultimi mesi sono stati molto volatili: se è vero che sono stati creati posti di lavoro per 55 mesi di fila, per un totale di oltre 10 milioni di persone nel settore privato, e che il tasso di disoccupazione si è abbassato dell’1,3% da settembre 2013, quando si attestava al 7,2%, è anche vero che buona parte di quei milioni di posti di lavoro è andato a coprire il buco creato durante la crisi. Inoltre, il numero di disoccupati di lungo termine, che era più che quadruplicato durante la recessione, sta calando solo lentamente. Però, appunto, sta diminuendo. Il punto è dunque capire se il mercato del lavoro americano sia in grado o meno di trovare lo slancio che serve per fare abbassare in modo significativo il tasso di disoccupazione, facendolo tornare a livelli considerati sostenibili, ovvero attorno al 5%. Proprio questo è uno dei punti che la Fed tiene in maggiore considerazione nel determinare la propria politica monetaria e che valuterà quando deciderà di alzare il costo del denaro, a un certo punto del 2015. SALARI CRESCONO, MA A PASSO PIÙ LENTO DEL PRE-CRISI. In un momento in cui il mercato del lavoro e l’economia americana nel suo complesso stanno migliorando (il Fondo monetario internazionale prevede per gli Stati Uniti la crescita più sostenuta tra le economie avanzate nel 2015), la domanda è quando gli americani cominceranno a vedere salire i propri stipendi. Il salario medio orario è rimasto fermo in settembre e su base annuale, ovvero rispetto a settmbre 2013, cresce solo del 2%, una percentuale non molto migliore rispetto alla traiettoria dei compensi dal 2010 in poi. Prima della crisi del 2008 e della conseguente recessione, gli stipendi salivano in media almeno del 3,5% all’anno, abbastanza per compensare l’aumento dei prezzi al consumo e per consentire alle famiglie di risparmiare qualcosa. La Fed prevede che i salari ricominceranno a salire in modo costante quando il mercato del lavoro tornerà alla normalità, cosa che potrebbe non succedere prima dell’anno prossimo inoltrato.

DOVE SI ASSUME DI PIÙ? BENE RETAIL, MANIFATTURA INCERTA. Un motivo per cui gli stipendi crescono poco è che, durante la ripresa, una buona fetta dei posti di lavoro è stata creata in settori dove i compensi sono tipicamente più bassi e c’è un’alta richiesta di lavoratori a tempo determinato, come l’intrattenimento, l’ospitalità e il retail, che in settembre ha creato 35.000 posti di lavoro. Viceversa settori che potrebbero incidere maggiormente sui salari, come il manifatturiero (piatto in settembre) e le costruzioni (+16.000), procedono a un passo più lento. Per quanto riguarda il comparto manifatturiero dai minimi toccati nel 2010 sono stati creati oltre 700.000 posti di lavoro, per un totale di 12,16 milioni di occupati in settembre, meno dei 14 milioni che si sono avuti per larga parte degli anni Duemila. Alla luce di questi dati, gli analisti sono scettici su quella che potrà essere la traiettoria di lungo termine, anche tenendo in considerazione i progressi tecnologici a livello globale. GLI SCORAGGIATI RICOMINCERANNO A CERCARE LAVORO? Volendo capire come andrà in futuro il mercato del lavoro, bisogna porsi una domanda da un milione di dollari: chi non sta più cercando un’occupazione, i cosiddetti scoraggiati, ricomincerà a farlo? È possibile, ma non certo. Da quando la recessione è iniziata a fine 2007, la partecipazione alla forza lavoro è calata dal 66 al 62,7% di settembre, il minimo in 35 anni. Se le percentuali dicono poco, i numeri sono più chiari: si tratta di circa 7,5 milioni di persone in meno. Il dubbio è che tipo di miglioramento dell’economia le persone che non cercano, ma che vorrebbero un lavoro, vogliano vedere prima di rimettersi sul mercato. Il Pil americano, che si era contratto del 2,1% nel primo trimestre, è salito del 4,6% nel secondo, ma secondo le stime aumenterà poco più del 2% nell’intero anno. Poi ci sono anche quelli che si accontentano di un posto part-time pur cercandone uno a tempo pieno: sono circa 7,1 milioni e prima della recessione erano circa 4,6 milioni. Includendoli, il tasso di disoccupazione sale all’11,8%.

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