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PROPOSTA 6 Ottobre Ott 2014 0705 06 ottobre 2014

Tfr, il piano Renzi per convincere le imprese

Il progetto del premier per superare le ostilità. Con la tassazione ad hoc allo Stato fino a 5,6 miliardi di euro.

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Il premier Matteo Renzi.

Il Tfr in busta paga, ma solo ai lavoratori che faranno volontariamente richiesta al datore di lavoro. È questa l'idea del premier Matteo Renzi - che ha promesso la riforma dal 2015 - per superare le ostilità di chi non vuole che il trattamento di fine rapporto finisca dalle casse delle aziende (pubbliche o private) alle tasche dei dipendenti (su tutti Confindustria e sindacati).
ANTICIPO DELLE BANCHE. Ma non è finita qui. Perché il leader del Partito democratico, atteso da una settimana di passione, ha precisato che le imprese non sono destinate a perdere soldi: continueranno ad accantonare il Tfr, ma l'anticipo sarà erogato dagli istituti di credito, tanto che deve essere costituito un fondo apposito. Infine, l'anticipo del Tfr non sarà tassato come la normale retribuzione, ma sarà usata la già prevista tassazione. Che per lo Stato significa entrate tra gli 1,7 e i 5,6 miliardi di euro.
TFR ESISTE SOLO IN ITALIA. A svelare l'idea dell'ex rottamatore è stato il quotidiano La Repubblica che ha evidenziato come il Tfr, pari a circa a uno stipendio all'anno, non esista in nessun altro Paese e sia figlio di una concezione paternalistica dell'imprenditore o dello Stato. E che vale ogni anni circa 22-23 miliardi di euro. Soldi che, come ha denunciato Confindustria, servono all'autofinanziamento delle piccole e medie imprese oppure ad alimentare i fondi pensionistici integrativi dei lavoratori dipendenti.
EFFETTO SUI CONSUMI. Secondo i tecnici del governo, però, cedere il Tfr genererebbe «effetti positivi su redditi, consumi e finanza pubblica».
Renzi, infatti, punta a raddoppiare l'operazione 80 euro (la liquidazione sarebbe corrisposta in un'unica tranche a febbraio, oppure distribuita nell'arco dei 12 mesi), anche se per il bonus si trattava di uno sgravio fiscale, mentre in questo caso è il salario maturato dagli stessi lavoratori. E per questo i sindacati sono sul piede di guerra.
TAGLIO DEL CUNEO FISCALE. Ma il capo del governo ha intenzione di proporre di usare le nuove entrate dello Stato generate dall'operazione Tfr per ridurre il costo del lavoro, incentivando investimenti e occupazione.
Inoltre per i dipendenti, con l'aumento del reddito, non ci sarebbe alcun passaggio sull'aliquota Irpef superiore. E per le imprese si tratterebbe solo di un anticipo anche grazie al sostegno delle banche.

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