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PROVOCAZIONI 7 Ottobre Ott 2014 1552 07 ottobre 2014

Confindustria: «Ridurre la scuola dell'obbligo a 12 anni»

L'organizzazione scrive 100 proposte per migliorare l'istruzione. «Una sfida al Paese».

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Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi.

Confindustria lancia al Paese una sfida sull'istruzione. L'organizzazione ha creato una carta con 100 proposte, tra cui spicca quella di ridurre di un anno la durata del curriculum scolastico, da 13 a 12 anni.
Sul fronte del ministero, gli industriali chiedono di «porre termine all'iper-centralismo del Miur con un'effettiva autonomia responsabile delle scuole nella gestione didattica, organizzativa, finanziaria».
Di «permettere alle scuole di scegliere organico e insegnanti abilitati dal ministero, affidare maggiori poteri ai dirigenti scolastici nella gestione di risorse umane e finanziarie».
«AUTONOMIA ALL'UNIVERSITÀ». «Bisogna poi dare», chiedono ancora gli industriali, «completa autonomia all'università ridefinendo i rapporti tra Senato Accademico e Cda; Ripristinare la Dg Istruzione tecnica al ministero», Promuovere reti di scuole e assicurare maggiore trasparenza amministrativa; Ridurre al minimo o eliminare gli Istituti Secondari Superiori.
Gli industriali chiedono anche «un nuovo rapporto scuola e impresa strategico sul fronte della disoccupazione giovanile». Per questo servirebbe «avviare un piano di orientamento nazionale in tutti i livelli di istruzione; rendere obbligatorio numero minimo di ore per illustrare percorsi formativi di scuole e università e relativi sbocchi professionali; rafforzare l'alternanza scuola-lavoro nei periodi estivi».
«MANCA COLLEGAMENTO TRA SCUOLA E LAVORO». Per gli universitari le proposte sono di «incentivare l'Erasmus in azienda e i percorsi di laurea in apprendistato; anticipare tirocini e praticantati durante gli studi universitari; potenziare i servizi di placement nelle scuole superiori e università».
Secondo Confindustria l'istruzione ha un ruolo fondamentale nel lavoro. «Il 40% della disoccupazione giovanile», c'è scritto nel documento, «dipende dal mancato collegamento tra scuola e lavoro e dal basso orientamento scolastico».
«Il ritardo in termini di capitale umano dipendono dal nostro sistema educativo poco orientato alle competenze», dicono gli industriali.

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