Economia 7 Ottobre Ott 2014 1153 07 ottobre 2014

La disoccupazione? Colpa della scuola

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Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria. «Il 40% della disoccupazione giovanile dipende dal mancato collegamento tra scuola e lavoro e dal basso orientamento scolastico». È tra i nodi che Confindustria sottolinea presentando cento proposte sull'education che fanno leva su «merito, valutazione, alternanza, innovazione». Secondo l'associazione degli industriali, il ritardo in termini di capitale umano dipende dal nostro sistema educativo poco orientato alle competenze. Confindustria ha rilevato che la formazione professionale è una seconda gamba gracile. «Sugli ITS, che hanno mostrato di funzionare, si investe ancora poco; l'elevato tasso di abbandono scolastico (20%), specialmente al Sud (25-28%). E la poca fiducia dei giovani nell'università (calo immatricolazioni)» si legge nel Rapporto. QUATTRO LEVE DEL CAMBIAMENTO: MERITO, VALUTAZIONE, SCUOLA-LAVORO, INNOVAZIONE Per Confindustria i punti sono anche: il bilancio del ministero con elevata percentuale di spese correnti (stipendi) che non lascia spazio a investimenti in didattica e ricerca; i pesanti ritardi nella digitalizzazione e nella didattica laboratoriale; l'età media degli insegnanti più alta d'Europa; l'autonomia scolastica rimasta su carta; poca cultura del merito e della valutazione; forte variabilità di performance scolastica tra studenti Nord e Sud; identificazione servizio pubblico con servizio statale. Da questa analisi parte un ampio rapporto con 100 proposte presentata alla prima giornata dell'education che si tiene all'Università Luiss di Roma. Sono quattro le leve di cambiamento sottolineate da via dell'Astronomia: merito, valutazione, scuola-lavoro, innovazione. Il vicepresidente di Confindustria per l'education, Ivan Lo Bello, ha sintetizzato così le 100 proposte articolate nei quattro capitoli: autonomia e valutazione; collegamento scuola-lavoro; innovazione; formazione orientata alle competenze.

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