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AGENDA 7 Ottobre Ott 2014 1311 07 ottobre 2014

Lavoro, le tre priorità di Renzi

Terni. Termini Imerese. Taranto. Sono le crisi industriali che il premier vuole risolvere.

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Matteo Renzi incontra i sindacati a palazzo Chigi e sulla discussione che riguarda le regole con cui verrà riformato il mercato del lavoro, piomba la dura realtà. Il premier, rivolgendosi ai leader confederali, la riassume così: «Sono le tre T di cui bisogna subito occuparsi insieme». Terni, Termini Imerese, Taranto.
Siderurgia e automotive, tre difficili vertenze sindacali, tre importanti insediamenti industriali dalla cui sopravvivenza dipende il futuro di centinaia di lavoratori.

1. Terni e il ridimensionamento della ThyssenKrupp

Il presidio dei lavoratori dell'Ast di Terni davanti al ministero dello Sviluppo economico.

Tre mesi fa, a luglio, la multinazionale tedesca ThyssenKrupp, proprietaria del polo siderurgico della cittadina umbra, ha annunciato un piano di ridimensionamento della struttura produttiva dello stabilimento e di riduzione dei costi che coinvolge tutti i settori, dalla vendita all'organico.
A RISCHIO 550 POSTI. I “risparmi” decisi dal management ammontano a 100 milioni di euro l'anno e a rischiare il posto sono 550 dipendenti su un totale di 2.600. La proprietà inoltre ha ventilato anche la possibilità di chiudere il secondo forno entro il 2016 se la roadmap di razionalizzazione dei costi non rispetterà i tempi e le dimensioni previsti.
GOVERNO CON SINDACATI. Il piano è stato definito «inaccettabile» non soltanto dai sindacati, ma anche dal governo. A luglio, fu il viceministro allo Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, a definire la proposta dell'azienda inadeguata. «Non va bene, non è chiara nelle prospettive», dichiarò. «Invitiamo la Thyssen a ripensare il piano in modo significativo e a chiarire il futuro. Terni deve recuperare competitività per dare un futuro forte sul piano operativo e occupazionale».
LE RICHIESTE DEI LAVORATORI. Da allora, le trattative tra azienda e sindacati, con la mediazione del ministro Federica Guidi, sono andate avanti, ma senza arrivare a una soluzione. Fim, Fiom, Uilm Fismic e Ugl chiedono un piano industriale con chiari obiettivi strategici, «in particolare sui volumi produttivi di produzione a caldo e a freddo», che non porti a una riduzione «del portafoglio ordini» e che preveda investimenti «sull'impiantistica dell'area a freddo», per portare «la capacità installata dalle attuali 520 tonnellate a 700».
Dal canto suo, l'azienda, durante la lunga trattativa di venerdì 3 ottobre, conclusasi alle due di notte in un nulla di fatto, ha ribadito gli obiettivi del piano industriale, cioè una riduzione di costi per 100 milioni. Rispetto alle previsioni iniziali, però, la Thyssen sarebbe disposta a rivedere il numero degli esuberi di circa la metà rispetto alle 550 unità iniziali, a fronte tuttavia di un «contenimento generale delle retribuzioni medie»
«IL FORNO NON DEVE CHIUDERE». Il 7 ottobre, durante l'incontro con i sindacati, Matteo Renzi è intervenuto nuovamente sul tema (l'aveva già fatto il 3 durante la visita in Umbria scongiurando l'avvio della procedura di mobilità da parte dell'azienda) per ribadire che «è fondamentale che il forno dell'Ast di Terni resti acceso». Martedì le parti torneranno a incontrarsi al ministero dello Sviluppo economico.

2. Termini Imerese: il piano della Grifa non convince

Termini Imerese, operai Fiat bloccano la stazione di Fiumetorto.

Lo stabilimento siciliano Fiat di Termini Imerese è di fatto chiuso dal dicembre 2011. Da allora, i suoi dipendenti vivono grazie alla cassa integrazione. Ad aprile 2014, il governo ha concesso una proroga straordinaria della cig in deroga fino alla fine dell'anno, per consentire alla ormai vecchia proprietà, al ministero dello Sviluppo economico e ai sincadati di valutare eventuali progetti di reindustrializzazione del sito. Le parti sociali torneranno a incontrarsi al Mise il 10 ottobre.
ASSUNZIONI NON SUFFICIENTI. Finora, spiegano dalla Fiom, l'unico piano di rilancio per lo stabilimento siciliano è quello presentato da Grifa per la produzione di auto ibride. La proposta prevederebbe l'assunzione entro il 2018 di 476 operai su un totale di 770 dipendenti tra Fiat e Magneti Marelli, un'offerta che i sindacati giudicano insufficiente.
Ma i rappresentati delle tute blu nutrono anche altre perplessità rispetto al piano Grifa, soprattutto per quanto riguarda la capacità reale dell'azienda di fornire il capitale necessario a un vero rilancio produttivo. La società lo scorso luglio aveva parlato di 350 milioni da investire ma, secondo i sindacati, Grifa non avrebbe ancora il denaro necessario per portare a termine l'operazione.
I BLUFF DEL PASSATO. In passato, altre proposte ritenute inizialmente credibili anche dal governo, come quella della Dr Motor di Massimo Di Risio o dei cinesi della Brilliance China Automotive, si erano poi rivelate inadeguate a salvare l'azienda. Su tutto incombe la data del 14 ottobre, quando la Fiat dovrà o chiedere un ulteriore rinnovo della cig in deroga, eventualità considerata da tutti molto improbabile, o inviare le lettere di licenziamento per tutti i dipendenti del sito.

3. Taranto: mire indiane sull'Ilva

L'acciaieria dell'Ilva a Taranto.

Per i tarantini, e per i consulenti della procura che indaga sulle presunte responsabilità dei manager aziendali nella devastazione ambientale dell'area, è la fabbrica della morte. Ma per gli investitori e possibili nuovi proprietari l'Ilva resta uno dei poli siderurgici più importanti d'Europa, se non il più importante. Un grosso business.
La storia dell'Ilva di Taranto è complicata e dolorosa, che mescola morte e sviluppo, progresso e distruzione. Procedimenti penali in corso, sequestri, battaglie degli ambientalisti, proteste sindacali e l'insopportabile conflitto che ne ha contraddistinto tutta la storia: la contrapposizione tra il diritto al lavoro e il diritto alla salute.
L'OFFERTA ARCELOR MITTEL-MARCEGAGLIA. Ora la trattativa per acquisire l'azienda tra il colosso Arcelor Mittal, di proprietà del miliardario indiano Lakshmi Nivas Mittal, socio nel potenziale affare del gruppo Marcegaglia, e il governo potrebbe avviarsi a una conclusione. Il 6 ottobre il ministro Guidi ha incontrato i possibili acquirenti insieme con il commissario del gruppo siderurgico Piero Gnudi. Incontro «approfondito e cordiale», ha comunicato il ministero. «Restiamo interessati a una potenziale acquisizione di Ilva», hanno fatto sapere gli indiani.
I nodi da sciogliere sono tanti e delicati.
I NODI DEL POLO. Ci sono procedimenti giudiziari in corso, le bonifiche da fare, la nuova autorizzazione integrata ambientale da rilasciare e l'ipotesi di conferire guai e debiti della vecchia gestione in una «bad company» lasciando le attività sane in una nuova società.
Si vedrà. Intanto il governo continua a tenere aperti i canali di dialogo anche con altri investitori che sarebbero interessati all'acquisto dell'azienda, primo tra tutti il colosso indiano della siderurgia, Jindal. Ma in fila ci sono anche gli arabi di Emirates Steel.

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