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STRATEGIE 8 Ottobre Ott 2014 1324 08 ottobre 2014

Lavoro, Italia e Francia: agenda per la crescita

Il summit di Milano è l'antipasto. La vera battaglia è sugli investimenti Ue.

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Il premier Matteo Renzi.

Matteo Renzi avrebbe voluto portare al tavolo del vertice Ue di Milano lo scalpo della riforma del lavoro. Invece il voto di fiducia è stato spostato nella notte tra mercoledì 8 e 9 ottobre. I leader si sono così dovuti accontentare dell'impegno del premier nel proseguire rapido e a testa bassa nell'agenda delle riforme, quella del Lavoro in testa. Poco male, visto che i risultati (e i contenuti) si vedranno solo con i decreti attuativi dei prossimi mesi. L'incontro, sulla carta appuntamento cruciale per il semestre di presidenza italiana dell'Ue, è in realtà solo una riunione informale, tappa intermedia e buona per la stampa di una partita da giocare da qui a a fine dicembre.
L'APPUNTO DI BARROSO. Il presidente uscente della Commissione, il popolare José Manuel Barroso, si è riservato una puntura di spillo, rilasciando un comunicato in cui sostiene di aver fatto «tutto il possibile» per il dossier e invita i leader di Stato a fare di più sul fronte della Garanzia giovani, il programma di formazione e inserimento nel mondo del lavoro, avviato nel 2013 con pochi risultati. Come a dire, non chiedete di più, ora tocca a voi.
TEST PER I RAPPORTI DI FORZA. Il summit, però, è stata la prima occasione per testare i rapporti di forza del triangolo Roma-Parigi-Berlino, dopo la ribellione francese al parametro del 3% e dopo il rinvio al 2017 del pareggio di bilancio italiano. E capire quale sia il margine di manovra.
Il summit di mercoledì, insomma, guarda già alle prossime scadenze, ai vertici in cui si discuteranno i temi che veramente contano: flessibilità e investimenti.

Dall'Ecofin al Consiglio Ue di dicembre: l'agenda della diplomazia

Per i socialisti Renzi e François Hollande, o meglio Renzi e Manuel Valls, è solo l'inizio della partita. I tempi della diplomazia europea sono lunghi e la tela da tessere è complessa.
Il 13 ottobre a Lussemburgo è fissato l'Eurogruppo, la riunione dei ministri dell'Economia della zona euro, il 14 c'è l'Ecofin, e il giorno successivo le leggi di bilancio devono essere inviate alla Comissione europea. Il 23 e 24 ottobre a Bruxelles è previsto il prossimo incontro dei capi di Stato e di governo. Tema centrale: clima ed energia, ma anche crescita. E infine il 18 e 19 dicembre c'è l'ultimo Consiglio Ue dell'anno, il primo con la nuova Commissione insediata.
IL PIANO DI INVESTIMENTI UE. Italia e Francia puntano molto, praticamente tutto, sul programma di investimenti da 300 miliardi annunciato dal nuovo presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker. Sulla base di quel piano, infatti, il nuovo numero uno di Bruxelles ha ricevuto i voti dei socialisti europei.
Il programma dovrebbe essere presentato a dicembre. E, nell'idea di Renzi, fare da contrappeso alle richieste rigoriste su Fiscal Compact e sul trattato di Maastricht. L'obiettivo del governo italiano è ottenere lo scorporo dei fondi di investimento dal conteggio del deficit. Da qui a dicembre, dunque, dovrebbe partire la maratona per prepare l'incontro, le trattative e i negoziati tra le capitali europee sono destinati a farsi fitti, e i primi ministri socialisti devono giocare su più tavoli.
IN DISCUSSIONE LA MANOVRA FRANCESE. Da una parte devono far valere il loro peso politico prima dell'insediamento completo della nuova Comissione, dall'altra sono messi sotto esame su conti e riforme. L'Italia, almeno su questo, ha un vantaggio sulla Francia: il rispetto del vincolo del 3%. Ma Roma ha deciso di rinviare il pareggio di bilancio sulla base della recessione, condizione che secondo le regole Ue vale solo se il Pil fosse in calo in tutta l'Eurozona.
Parigi in ogni caso rischia maggioramente di vedersi rispedire al mittente la manovra finanziaria 2015.
PARIGI E LO SPETTRO DEL COMMISSARIAMENTO. Per rispettare il tetto del 3% nel rapporto deficit-Pil, l'esecutivo di Valls dovrebbe trovare altri 8 miliardi, ma per l'anno prossimo ha già messo in conto tagli per 21 miliardi di euro. Risultato: Bruxelles potrebbe rinviare al mittente il suo piano di bilancio: sarebbe un palese commissariamento e un inedito in Europa. Oppure potrebbe decidere di multare la Francia per violazione delle regole, costringendola a pagare 4 miliardi che, evidentemente, non ci sono. O ancora - ed è la soluzione più probabile - chiedere un piano di riforme più dettagliato da farsi consegnare entro novembre.
FLESSIBILITÀ: DIBATTITO CHIUSO? La presidenza italiana dell'Ue aveva ipotizzato di aprire per l'autunno una discussione sulla flessibilità e i vincoli dei Trattati. Ma a oggi il tema sembra sparito dalle agende, almeno ufficialmente. I programmi dei prossimi summit non sono ancora pubblicati e nei palazzi di Bruxelles nessuno ha voglia di sbottonarsi.
Dal Consiglio Ue, rispondono laconici e nettissimi: «Il dibattito sulla flessibilità è chiuso». Ma altri funzionari sono più possibilisti. Per capire se si può ottenere qualcosa, fanno sapere da Bruxelles, bisogna seguire «la discussione all'Ecofin».
Insomma, i riflettori sono tutti puntati sul vertice di Milano, ma molto potrebbe essere deciso dal viaggio in Lussemburgo dell'uomo più in sintonia con il numero uno della Bce Mario Draghi, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

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