Economia 8 Ottobre Ott 2014 1647 08 ottobre 2014

Mediobanca apre le porte della biblioteca storica

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Apre la biblioteca storica di Mediobanca, mettendo a disposizione del pubblico 12.250 volumi, di cui 4.507 antichi e 515 molto rari, rappresentati dal fondo Mediobanca - cioè dai 203 libri ricevuti in omaggio da Enrico Cuccia e Vincenzo Maranghi nel corso della loro attività professionale - e soprattutto dal fondo Mignoli, cioè dagli oltre 12 mila volumi donati dal giurista Ariberto Mignoli. LA BIBLIOTECA DEDICATA A MIGNOLI. La consultazione avverrà nello studio di Cuccia, davanti all'austera scrivania del banchiere, conservato così come il fondatore di Mediobanca l'ha lasciata alla sua morte. Proprio a Mignoli, scomparso nel 2003, è stata dedicata la presentazione della biblioteca. La figura del professore di diritto commerciale, avvocato, creatore del patto di Mediobanca (di cui è stato presidente onorario fino alla morte), artefice della normativa sulla Consob e del testo unico della finanza, consulente di una buona fetta del capitalismo italiano, tra i fondatori della Rivista delle Società, è stato ricordato, tra gli altri, dalla nipote Mariapia Frigerio, dai 'colleghi' Guido Rossi e Piergaetano Marchetti, dall'amministratore delegato di Mediobanca, Alberto Nagel, e dall'ex ministro Giorgio La Malfa. Di Mignoli è stata ricordata l'intensa passione per la lettura e i libri, di cui non era "collezionista ma piuttosto raccoglitore" perché non interessato all' "idea di possesso e valore" ma a "qualsiasi cosa di suo interesse, al di là del valore intrinseco di ciò che trova", ha ricordato Frigerio. LA CULTURA A DISPOSIZIONE DI TUTTI. Come il cardinale Federico Borromeo nei Promessi Sposi, anche Mignoli ha voluto che i suoi libri fossero messi a disposizione di tutti, "dati a chiunque li chiedesse, in una ideale continuità illuminista. La consegna dei suoi libri a Mediobanca era il 'tradere' in senso nobile, significava il compimento della loro raccolta, quello di tramandarla ai posteri realizzando così il superamento dell'effimero e l'affermazione che nulla, non un solo jota della narrazione dell'uomo, dei suoi gesti di grandezza andrà perduto», ha detto l'avvocato Sergio Scotti Camuzzi. L'EREDITA DI ENRICO CUCCIA. «Mediobanca è l'istituzione-lascito di Enrico Cuccia al mondo economico e giuridico, e fu quindi connessione logica e naturale quella che 'la tradizione' dei libri di Mignoli fosse destinata a Mediobanca», del cui patto è stato presidente onorario, oltre che amico e collaboratore di Cuccia. Le qualità umane e intellettuali di Mignoli si esprimevano anche nella scienza giuridica, di cui è stato maestro nel campo del diritto commerciale. «Lo studio di Mignoli ha sempre costituito un autentico metaforico cenacolo a cui hanno fatto riferimento i giuristi che hanno segnato il secolo scorso», ha detto Rossi, che come Marchetti, ha messo in luce la capacità di Mignoli di anticipare l'analisi di tematiche «che formano dibattito tra giuristi e legislatori», dal ruolo dei consiglieri indipendenti ("in cui non nutriva grande fiducia"), al tema del voto plurimo nelle spa, dalle stock option e alla disciplina dell'opa, fino alla normativa antitrust. L'OPA AL CREDITO ROMAGNOLO. Le sue capacità si esprimevano anche nella pratica: lavorando all'opa del Credito Italiano sul Credito Romagnolo, contribuì a predisporre «un documento informativo che in solo 10 pagine diceva tutto quello che serviva». Marchetti, ricordando "il grande lascito" costituito da La rivista delle società, ha sottolineato la «profonda conoscenza e sensibilità politica anche se non militante in senso stretto» di Mignoli e del gruppo che con lui ha fondato e curato la pubblicazione. «Le radici azionista in senso lato, le radici di una pattuglia liberale avanzata del Paese seppur minoritaria si sentono ben presenti». Per il circolo che ruota attorno alla rivista di Mignoli il compito dell'Italia nel dopoguerra è uno: procedere lungo "uno sviluppo moderno del capitalismo che rompa con fattori frenanti, provinciali e corporativi».

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