Cantiere Dell Raffaele 140904170125
INCHIESTA 8 Ottobre Ott 2014 0708 08 ottobre 2014

Olbia, San Raffaele: i rischi del progetto del Qatar

Acquistata in leasing, la proprietà è dei creditori. I dubbi sul progetto qatariota.

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Il cantiere dell'ex San Raffaele, Olbia.

C'è un vasto e pesante intoppo, accompagnato da molti dubbi, sull'operazione San Raffaele di Olbia, un affare da 1 miliardo e 200 milioni di euro. Perché fu proprio il costo eccessivo dell'edificio con vista sul mare sardo, oltre alla sua inutilità, una delle cause del tracollo dell'impero della sanità milanese guidato da don Lugi Verzè.
GLI OSTACOLI AL PIANO DEL QATAR. Così, il piano della Qatar Endowment Foundation per rilevare la struttura ospedaliera sulla costa gallurese e trasformarla in un centro di cura e ricerca sanitaria si scontra con la mancata disponibilità della struttura e dei terreni.
L'eventuale via libera alla cessione è in mano ai commissari giudiziali del gruppo San Raffaele-Monte Tabor, un tempo controllato da don Verzè, poi crollato sotto il peso di debiti e inchieste giudiziarie.
LA DENUNCIA DEI COMMISSARI. Ma i tre professionisti nominati dal Tribunale di Milano, l'avvocato Salvatore Sanzo e i commercialisti Luigi Saporito e Rolando Brambilla, si sono opposti: e un mese fa hanno presentato un esposto alla procura della Repubblica di Milano nel quale hanno segnalato ai magistrati la possibile violazione delle norme che permettono di cedere ad altri i beni di una società sottoposta a concordato preventivo fallimentare.

Con il leasing la proprietà è in mano a banche e società

L'ospedale ex San Raffaele di Olbia passa alla Qatar foundation.

In sostanza, secondo i commissari, il progetto da 1 miliardo e 200 milioni di euro nato da un'intesa tra governo, Regione, Comune di Olbia e Qatar Foundation (tramite la controllata lussemburghese Innovation Arch sarl) sarebbe stato autorizzato facendo i conti senza l'oste: l'ospedale (cominciato e mai terminato a causa del crac del San Raffaele, a fine settembre 2011) e i terreni non possono passare di mano senza l'autorizzazione del tribunale fallimentare, necessaria in caso di concordato, che per ora non c'è.
L'OPERAZIONE DI LEASING. Anche perché i commissari giudiziali ritengono che una delle principali cause del dissesto del San Raffaele sia stata proprio l'operazione di leasing per l'ospedale di Olbia, eccessivamente onerosa rispetto al valore dell'edificio e alle sue possibilità. Lo stesso edificio che, dopo essere stato un spina nel fianco del gruppo, oggi miracolosamente si trasforma in una risorsa.
Il fabbricato in verità non entrò mai nella piena proprietà del gruppo ospedaliero e finanziario di don Verzè perché venne costruito con un leasing. In altre parole il San Raffaele cominciò a pagare le rate al gruppo di banche (Sardaleasing, gruppo Banco di Sardegna, in testa, poi Unicredit, Mediocredito, Banca Intesa e MontePaschi) le quali però avrebbero conservato la proprietà dell'immobile fino al saldo totale del debito. Saldo che non avvenne mai, causa fallimento.
I VINCOLI DOVUTI AL FALLIMENTO. Oggi, dunque, banche e società di leasing restano proprietarie del bene, ma con una proprietà vincolata, perché i curatori devono garantire che il prezzo di vendita sia equo e tale da soddisfare, almeno in parte, anche gli altri creditori del gruppo fallito. E l'atto di vendita alla Qatar Endowment Foundation (investitore istituzionale dell'emirato, controllato e gestito direttamente dalla famiglia reale) potrebbe dunque essere nullo, con buona pace della fretta che ha spinto Stato, Regione e Comune a concludere gli accordi in pochi mesi.

Dopo il crac la struttura di Olbia snobbata da tutti

Olbia, i cantieri del San Raffaele.

Che qualcosa potesse non quadrare in tutta questa operazione, ipotizzata già all'indomani del crac, lo si immaginava sin dall'inizio. E sono le carte del tribunale di Milano a rivelare i passaggi delicati e a rischio.
Nel maggio 2012 i giudici accettarono la proposta di concordato preventivo presentata, per un valore di circa 1 miliardo e mezzo di euro, dal big della sanità privata lombarda Giuseppe Rotelli. Nella relazione di 415 pagine che accompagna la decisione dei giudici, i commissari Sanzo, Brambilla e Saporito dedicano un intero capitolo (il quarto, per la precisione) a «Le cause del dissesto».
«CONTRATTI TROPPO ONEROSI». Così, a pagina 139, i tre commissari spiegano che il crac è stato provocato anche dalla «stipulazione di contratti estremamente onerosi, nonché gestione di rapporti negoziali senza la dovuta attenzione per la effettiva remuneratività dei medesimi». In particolare, sottolineano, «il contratto di leasing stipulato per la costruzione dell’ospedale di Olbia, non portato a compimento e in corso di esecuzione, al momento della formulazione della proposta».
MACIGNO SUL GRUPPO. In sostanza, spiegano i commissari, l'operazione di Olbia è stato uno dei macigni che hanno fatto affondare il gruppo San Raffaele. Ed è per questo che i professionisti nominati dal tribunale oggi avanzano forti e pesanti dubbi sulla legittimità di una operazione che permette a banche e società di leasing di recuperare senza colpo ferire proprio quelle somme di denaro che, trasformate in debito, avrebbero contribuito ad affossare il gruppo di don Verzé. Una zavorra che d'un tratto diventa una miniera d'oro.
Ma ancora non è tutto. Perché, mentre altri centri di ricerca e cura del gruppo San Raffaele, in particolare le eccellenze in Lombardia, facevano gola a molti, l'ospedale mai finito e abbandonato di Olbia proprio non lo voleva nessuno. Non interessava al boss della sanità lombarda Rotelli, che lo ha lasciato là così com'è, senza manifestare alcun interesse a rilevarlo. E non interessava nemmeno all'altra cordata che, nel 2011, fece un'offerta (poi superata da quella di Rotelli) per acquistare ospedali e centri di ricerca che furono di don Verzè. Si tratta della joint venture tra lo Ior e il gruppo immobiliare Malacalza.
LE CONDIZIONI DELLA NEWCO. Nell'ordinanza del 27 ottobre 2011, firmata dal presidente della sezione fallimentare del tribunale di Milano, Filippo Lamanna, si legge che la newco, la nuova società in via di costituzione sulle ceneri del gruppo crollato, rileverebbe (testuale dall'ordinanza) «i contratti di leasing immobiliare escluso quello relativo alla costruzione del centro ospedaliero di Olbia» in quanto considerato troppo oneroso e dunque pericoloso per i futuri equilibri economici di chi rileva ospedali, cliniche e laboratori.

Per i commissari c'è il rischio che l'operazione sia una scorciatoia per le banche

Il chief executive officer della Qatar Foundation Endowment, Rashid Fahad al Naimi.

In sostanza, il timore dei commissari giudiziali era che questa gigantesca operazione tra Qatar e Sardegna si risolva solo in una comoda scorciatoia attraverso la quale le banche possono recuperare un credito, ritenuto eccessivo dallo stesso tribunale di Milano, a spese degli altri creditori del gruppo di don Verzè, i quali si ritroverebbero così a bocca asciutta.
Dopo aver «contribuito» ad affondare il San Raffaele, gli istituti di credito potrebbero così - è la tesi dei commissari giudiziali - ancora profittare di una situazione in parte da essi stessi provocata,
QATAR FOUNDATION: 70 MLN L'ANNO DI GESTIONE. Secondo il progetto presentato alla Regione e al Comune di Olbia, la Qatar Foundation (oltre agli investimenti iniziali per i lavori) spenderebbe a regime «70 milioni di euro l'anno» per coprire «i costi annuali di gestione operativa».
Ma qualcosa non torna, perché il governo e la Regione, attraverso una serie di deroghe ai limiti per la spesa sanitaria e al numero di posti letto, hanno garantito alla Qatar Foundation soltanto un massimo di 55,6 milioni di euro l'anno per le prestazioni sanitarie ai cittadini sardi offerte in regime di convenzione. E già qui mancano circa 15 milioni di euro l'anno, ai quali vanno aggiunti l'ammortamento delle spese iniziali per i lavori e le apparecchiature, stimati dagli stessi qatarioti in circa 160 milioni di euro. Senza contare il fondo annuale di investimento per la ricerca medica, che la Qatar Foundation prevede essere di circa 10 milioni di euro l'anno.
SPESE INIZIALI PER UN TOTALE DI 250 MLN. In breve, di fronte a un importo massimo di 55,6 milioni l'anno di rimborsi dalla Regione, il fondo del Qatar si impegna a spendere, soltanto nel primo anno, circa 250 milioni di euro, ben sapendo tra l'altro che nei prossimi anni il regime di accreditamento potrebbe essere ridotto o modificato rispetto ai 240 posti letto in convenzione che la Regione è disposta ad autorizzare.
In più, la cifra di oltre 55 milioni non è certa, perché non è legata al numero di posti letto ma di prestazioni che la clinica del Qatar erogherà ai pazienti: quindi, potrebbe trattarsi di cifre anche più basse.

I dubbi sul numero di posti letto, i controlli e le eventuali sanzioni

Il rendering del progetto qatariota per il San Raffaele.

La spending review del governo obbliga la Sardegna, come le altre Regioni, a ridurre il numero di posti letto degli ospedali pubblici e delle cliniche private. Ma il decreto Sblocca Italia del governo Renzi ha autorizzato la Sardegna, in virtù dell'operazione San Raffaele, a rinviare di tre anni il taglio.
Ciò significa che tra il 2017 e il 2018, i posti in più assegnati alla clinica olbiese dovranno comunque essere sottratti alle altre strutture sanitarie pubbliche e private, le quali pagheranno così direttamente il prezzo delle concessioni fatte oggi alla Qatar Foundation.
PROMESSI 1.000 POSTI. Un altro problema riguarda i controlli: il fondo dell'emiro promette di investire 1 miliardo e 200 milioni e di creare 1.000 posti di lavoro (in origine erano 2 mila), ma se gli investimenti non dovessero essere fatti e le assunzioni non dovessero arrivare, negli accordi non è previsto alcun tipo di sanzione a carico della società che gestirà la casa di cura olbiese.
Stesso discorso per i 10 milioni annui promessi per la ricerca medica: non esiste, nelle intese con la Regione, alcuno strumento atto a costringere i qatarioti a tener fede ai patti.
L'EXIT STRATEGY DI DOHA. La risposta a questo quesito si trova nel progetto stesso. Oltre al rudere mai terminato dell'ospedale, che però si trova sulla costa e con vista sul mare, il Qatar chiede la disponibilità totale di circa 70 mila metri quadri di terreno costiero. Qui, spiega il progetto, nasceranno le altre strutture che permetterano al Qatar di incassare i soldi che mancano per coprire le spese di investimento e di gestione.
Infatti, oltre ai 240 posti letto autorizzati dalla Regione, vi sarà una clinica privata non convenzionata (cioè con cure totalmente a carico del paziente) da 50 posti. Ma nemmeno questa casa di cura basterà a coprire il gap tra spese e incassi della struttura.
VILLETTE, ALBERGO E CENTRO SPORTIVO. Ecco, allora, che nel progetto sono comprese una serie di villette per le «residenze dei medici» (ma quale ospedale regala la casa ai suoi dipendenti?), un centro sportivo dalle non meglio specificate attività e, soprattutto, un nuovo, grande albergo a due passi dal mare per, sostiene la Qatar Foundation, ospitare «congressi scientifici».
In conclusione, per potersi mantenere senza incorrere in un nuovo fallimento, il futuro ospedale di Olbia sarà inserito in un enorme complesso turistico-sportivo-sanitario il quale, date le vigenti leggi in materia di urbanistica e di limiti alla spesa sanitaria, assai difficilmente sarebbe stato autorizzato in altre circostanze e con altri protagonisti.

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