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ANALISI 8 Ottobre Ott 2014 2112 08 ottobre 2014

Procedure Ue, piccola breccia nel muro di Berlino

Vertice sul lavoro Ue, Merkel apre sui prefinanziamenti: «Sono calcolati sui deficit nazionali, questo crea problemi. Berlino pronta a cambiare le cose».

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Matteo Renzi e Angela Merkel.

Il vertice di Milano sul lavoro termina senza alcun documento comune dei Paesi europei e nessun nuovo impegno di spesa per rilanciare l'occupazione nel Vecchio continente.
Ma al termine di una lunga giornata che sembrava destinata a concludersi in un nulla di fatto, Matteo Renzi porta a casa un piccolo risultato: Angela Merkel apre alla possibilità che il meccanismo del prefinanziamento, per quanto riguarda le risorse stanziate per l'occupazione (6 miliardi per il biennio 2014/2015), venga modificato.
Le procedure per ottenere questi soldi sono «difficili», ha ammesso la cancelliera in conferenza stampa, e risulta complicato per gli Stati «usarle al meglio» perché anche «il prefinanziamento viene calcolato nel deficit nazionale e questo crea un problema». Bisogna vedere, è l'apertura concessa dalla leader tedesca, «come cambiare le cose e noi siamo pronti».
PALAZZO CHIGI VOLEVA DI PIÙ. A palazzo Chigi si aspettavano qualcosa in più, dicono dall'entourage del premier, ma la disponibilità di Merkel viene comunque considerata un segnale positivo.
Un po' di soldi da spendere per l'occupazione, senza che questo pesi ulteriormente sui conti pubblici dell'Italia, potrebbero far comodo.
Certo, dai parametri di Maastricht per ora non si scappa.
Renzi ha promesso che il tetto del 3% deficit/Pil verrà rispettato – «scriveremo il numero 2,9», ha precisato – anche perché l'Italia «ha un problema di reputation» e non potrà 'cambiare verso' all'Europa fino a quando non avrà fatto le riforme strutturali che rimanda da decenni.
Ma il presidente del Consiglio ha anche ribadito che ritiene il vincolo del 3%, «ideato 20 anni fa», inadeguato a rappresentare le esigenze dell'economia di un'Eurozona affetta da bassa crescita, se non da una vera e propria stagnazione.
L'ECONOMIA TEDESCA IN SOFFERENZA. Del resto, gli ultimi dati sull'economia tedesca non concedono ottimismo neppure alla cancelliera. La produzione industriale in Germania ad agosto è calata del 4%, rispetto a una previsione del -1,9%. E il Pil dell'ultimo trimestre porta il segno -0,2%.
Forse anche per questo, rispondendo alle critiche che le sono state rivolte nelle ultime settimane, a Milano Merkel ha tenuto a precisare che la Germania è pronta a spendere 15 miliardi per rilanciare la sua domanda interna, una decisione da cui «anche gli altri Stati potranno trarre benefici».
Come dire: magari controvoglia, ma anche Berlino farà la sua parte.

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