Acciai Terni 141009085453
TRATTATIVA FALLITA 9 Ottobre Ott 2014 0904 09 ottobre 2014

Ast, niente accordo: rischio mobilità

Tagli per 100 mln l'anno e 537 dipendenti a rischio. Sciopero e sit-in il 9 ottobre.

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La Acciai speciali Terni (Ast).

La lunga trattativa è fallita. Niente accordo sul piano industriale dell'Ast, nonostante l'impegno e gli sforzi nella mediazione del governo e delle istituzioni umbre.
Ora si teme che l'acciaieria possa far partire le lettere di messa in mobilità per i 537 dipendenti già ipotizzati, parte di un piano di risparmi da 100 milioni di euro l'anno (che comprende anche lo spegnimento di uno dei forni dello stabilimento) annunciato a luglio per «confermare un ruolo di competitor a lungo termine sul mercato dell'acciaio inox».
SCIOPERO PER TUTTA LA GIORNATA DEI LAVORATORI. In seguito alla rottura della trattativa, l'assemblea dei lavoratori ha indetto uno sciopero per l'intera giornata di giovedì 9 ottobre con presidio e blocco delle portinerie, manifestazione e presidio davanti alla prefettura. Alcune centinaia i lavoratori presenti. L'obiettivo, ha spiegato Claudio Cipolla, segretario territoriale Fiom «è arrivare alla presidenza del Consiglio e organizzare uno sciopero cittadino e una iniziativa nazionale sulla siderurgia».
RENZI: «MOLTO PREOCCUPATO». Il premier Matteo Renzi si è detto «molto preoccupato. Ci sono tre mesi davanti di discussione, cercheremo la ragionevolezza. Continuiamo a lavorarci con Delrio e Guidi».
«Azienda e sindacati» sono stati «troppo rigidi nella contrattazione aziendale», ha afferma il ministro dello Sviluppo Federica Guidi. Grazie all'azione del Governo, ha aggiunto Guidi, «il piano è profondamente cambiato», «con 100 mln di investimenti in quattro anni».
ERA INTERVENUTO IL MINISTRO GUIDI. Le procedure di mobilità erano state ritirate all'inizio di settembre dopo l'intervento del ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi, grazie a un lodo governativo che aveva aperto una fase confronto tra azienda e sindacati.
Con l'obiettivo di trovare un'intesa entro il 4 ottobre.
ROTTURA SVENTATA UN'ALTRA VOLTA. Le parti in questo periodo sono sembrate tuttavia sempre distanti. Tanto che nella notte precedente al giorno di San Francesco solo un deciso intervento del presidente del Consiglio Matteo Renzi nei confronti dell'amministratore delegato dell'Ast Lucia Morselli aveva evitato la rottura. Con un ulteriore rinvio della trattativa.
Nel pomeriggio dell'8 ottobre i nuovi e decisivi incontri al ministero dello Sviluppo economico, con la strada però apparsa subito in salita.
Anche per questo il governo è intervenuto oltreché con il ministro Guidi, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, il vice ministro Claudio De Vincenti e il sottosegretario al Lavoro Teresa Bellanova.
I SINDACATI: PROPOSTA INSUFFICIENTE. Ha quindi presentato una sua proposta nella quale ha previsto un cambio del piano industriale. Con meno esuberi, da 550 a 290, 110 milioni di investimento, lo spostamento a Terni della linea di laminazione di Torino, mobilità volontaria e incentivata e ricollocamento dei lavoratori.
Una proposta considerata, però, insufficiente dai sindacati. L'incontro si è così concluso senza un accordo.
IL GOVERNO: «NIENTE ATTI UNILATERALI». Il governo ha comunque chiesto all'azienda di evitare «atti unilaterali» come l'invio delle lettere di messa in mobilità. Un «pressante invito» in tal senso è stato subito rivolto «a tutte le parti e soprattutto all'azienda» anche dalla presidente della Regione Catiuscia Marini, dal presidente della Provincia Feliciano Polli e dal sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo.
Che hanno chiesto di tenere «comunque aperto il dialogo» e di «non assumere atti unilaterali che rischierebbero di pregiudicare gli sforzi fin qui compiuti, oltreché 'alzare' inutilmente la tensione sociale». I sindacati hanno intanto indetto assemblee per illustrare la situazione ai lavoratori che ora attendono di conoscere il loro futuro.

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