Economia 9 Ottobre Ott 2014 1007 09 ottobre 2014

Rottamiamo i baby boomers

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Matteo Renzi ha ottenuto la fiducia al Senato sul Jobs Act.
Prima di incontrare i sindacati prima di ottenere la fiducia in Senato, Matteo Renzi ha promesso: «A tempo debito sarà bello spiegare cosa cambia con il Jobs Act per un cinquantenne disoccupato. Ma ne parleremo prestissimo». Anche perché le misure per gli ex baby-boomers diventano sempre più impellenti, visto che a fine anno almeno 500 mila lavoratori in cassa integrazione straordinario rischiano di non vedersi confermato l’assegno e di uscire dal mondo delle imprese. E di loro, almeno un terzo ha tra i 45 e i 55 anni. Ecco le principali sulle misure sulle quali stanno lavorando tra Palazzo Chigi e il ministero del Lavoro. 1. CONTRATTO A TUTELE CRESCENTI In un primo tempo doveva essere applicato soltanto ai new comers, ovvero ai giovani, del mercato del lavoro. Invece il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti sarà esteso anche ai disoccupati di lunga durata in fase di ricollocamento. L’obiettivo è quello di favorire il loro rinserimento nel mercato del lavoro, rendendoli più convenienti sfruttando la riduzione delle tutele - in primis quella sui licenziamenti illegittimi - previste da questo tipo di contratto. E come ha messo nero su bianco il governo nel suo emendamento, godrà anche di forti sgravi fiscali - si dice per tre anni almeno. Questa formula di assunzione per il Governo deve diventare «la privilegiata tra i contratti rendendolo più conveniente rispetto agli altri tipi di contratto in termini di oneri diretti e indiretti». 2. CONTRATTO DI RICOLLOCAMENTO Inserito nella legge Fornero e ispirato da Pietro Ichino, il contratto di ricollocamento ha avuto il suo battesimo nella vertenza Alitalia. Infatti ha contribuito a dare una tutela ad almeno 500 degli ex lavoratori del vettore messi in mobilità. Questo tipo di contratto prevede che le Regioni finanzino attraverso i fondi del Fse europeo corsi di formazione e di strumenti di outplacement per riconvertire gli ultracinquantenni. L’obiettivo di Renzi è quello di aumentare le risorse per questo strumento, con quali risorse per ora non è chiaro. 3. VIA AMMORTIZZATORI, SOLO FORMAZIONE Il governo Renzi ha in mente di cancellare la cassa integrazione in deroga e la mobilità, nel tentativo di usare le risorse impegnate in questa direzione (circa 1,5 miliardi di euro) per finanziare l’estensione dell’Aspi anche ai precari. Va da sé che con questo schema, in contraddizione con una filosofia che di solito premia i padri a scapito dei figli, gli ultracinquantenni rischiano di venire penalizzati. Così la strada non resta quella di erogare politiche attive (corsi, servizi di orientamento e lavori socialmente utili) agli over50. Ma l'esperienza i questo campo in Italia è all'anno zero. 4. L'ANTICIPO DELLLA PENSIONE La riforma Fornero prevede che dal 2017 gli uomini andranno in pensioni a 67 anni e le donne a 65. Ma le aziende italiane, che investono poco in Ricerca e sviluppo e non sempre realizzano produzioni innovative, spesso non sanno che farsene di knowhow e delle skills, tipica nei lavoratori più esperti. Così è forte il timore che già all’inizio dell’anno, e con la fine della Cig in deroga, il nostro Welfare debba accollarsi un altro mezzo milione di lavoratori in eccesso. Che potrebbero diventare esodati: troppo giovani per andare in quiescenza, troppo vecchi per restare in impresa. Da qui il progetto del ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, di anticipare l’età di uscita - l'ipptesi sul piatto è a 62 anni - con penalizzazioni sull’assegno per chi segue questa strada.

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