Economia 10 Ottobre Ott 2014 1910 10 ottobre 2014

Fiat senza Agnelli

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Sergio Marchionne, ceo, e John Elkann, presidente Fiat. La storia di Fiat, primo colosso industriale italiano, si è chiuso nel pomeriggio del 10 ottobre a Piazza Affari, dove il titolo è stato quotato per l'ultima volta a 6,94 euro (-0,1%). Da lunedì la nuova FiatChrysler sbarcherà a Wall Street. Ma il mercato americano continua a interrogarsi se la creatura di Sergio Marchionne abbia le caratteristiche e le basi per vincere la sfida che si è imposta entro il 2008: produrre 7,5 milioni di vetture, diventare il quarto gruppo automobilistico, conquistare l'Asia, rafforzarsi in America e rilanciarsi in Europa. E soprattuto si interroga sul ruolo futuro della famiglia Agnelli. IL DISIMPEGNO NELLE DICHIARAZIONI DI MARCHIONNE E ELKANN Gli analisti poi si fanno forti e sommano due dichiarazioni che vanno in questa direzione fatte dai vertici del Lingotto. A inizio ottobre Sergio Marchionne ha dichiarato: «Non so ancora definire i tempi, venderemo l'equivalente delle azioni del recesso a Wall Street». Qualche giorno dopo il presidente John Elkann ha dichiarato che gli Agnelli sono pronti «a diluirsi» per far partecipare l'azienda a un processo di consolidamento del settore. Da qui l'ipotesi di movimentare l'azionariato. Ma è difficile dire se questo basterà a evitare al management un aumento di capitale o il lancio di un nuovo prestito obbligazionario per allentare la morsa dell’altro debito. Anche perché il gruppo vive una stagione molto delicata. In attesa di capire la risposta alla nuova 500X, le vendite reggono soprattutto grazie al marchio Jeep, mentre il maggiore mercato (il Brasile) vede l’avanzata di Volkswagen e General Motors. E se le immatricolazioni in Italia sono in stato comatoso, Marchionne fa fatica a trovare uno sbocco in Cina. I DUBBI DEL MERCATO SULL'INDEBITAMENTO Da tempo gli investitori sollecitano Marchionne a consolidare le finanze dell'azienda, gravate da un indebitamento vicino ai 10 miliardi. Il manager prende tempo sull'ipotesi di aumento di capitale, anche se gli analisti danno per scontato, subito dopo l'Ipo, l'avvio di un'ulteriore cessione di quote. Ad accelerare questo scenario l'esito della campagna di recesso. I soci del gruppo automobilistico hanno dovuto riconoscere agli azionisti che non hanno optato per la strada della fusione oltre400 milioni di euro. Non è stata superata la soglia che avrebbe bloccato la nascita della Fiat-Chrysler, ma il prezzo finale speso è comunque ampio rispetto alle più rosee previsioni. DOPO L’IPO NUOVE QUOTE SUL MERCATO La casa automobilistica ha comunicato che acquisterà 6,085 milioni di azioni su un totale di circa 60 milioni, rientrati nel recesso. Ma non è detto che i titoli rimanenti saranno poi assorbiti in fase di Ipo. Le regole della Sec, a differenza di quanto avviene in regime Consob, non impongono all'emittente di annullare i titoli sotto recesso. Da qui l'idea che la casa potrebbe decidere un ulteriore collocamento in una fase successiva alla quotazione. Va da sé sul listino americano, nella speranza di beneficiare del trend positivo del mercato americano.

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