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ANALISI 11 Ottobre Ott 2014 0745 11 ottobre 2014

Germania, le ragioni della frenata

Per Berlino il crollo è dovuto alla mancanza di riforme delle cicale. Ma non solo...

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Il ministro delle Finanze Wolfgang Schaeuble e Angela Merkel.

Ad agosto l'export tedesco è crollato del 5,8% rispetto al mese precedente. Anche le importazioni sono frenate dell'1,3%. La produzione industriale nello stesso mese è scesa di un preoccupante 4% rispetto a luglio, due punti e mezzo più del previsto. E il Pil, nel secondo trimestre, ha registrato un -0,2% dal promettente +0,8% di gennaio-marzo 2014.
PREVISIONI NERE. Tutti i dati della bilancia commerciale nazionale - disoccupazione esclusa, al minimo storico del 4,9% (l'Italia è al 12,6%) - non solo sono negativi, come pronosticato dagli addetti ai lavori. Ma vanno peggio del previsto. Le esportazioni, per esempio, venivano indicate al ribasso del 4%, la produzione industriale in flessione dell'1,5%.
STIME DI CRESCITA AL RIBASSO. Con l'aria che tira, i quattro maggiori istituti di ricerca economica del Paese (Ifo, Rwi, Diw. Iwh) hanno rivisto al ribasso le stime di crescita per l'anno corrente dall'1,9% a un più contenuto 1,3%.
Non siamo alla recessione italiana (-0,2% del Pil stimato per il 2014), né alla Francia boccheggiante, da anni a crescita zero. Ma la frenata preoccupa, perché se cede il pilastro dell'Unione europea (Ue) si perde anche la bussola dell'austerity. A esibire bei voti resterebbe solo la Finlandia del numero due della Commissione europea Jyrki Katainen e l'Eurozona sprofonderebbe nella crisi più nera della sua giovane storia.
L'ASSE ANTI-RIGORE. Il cattivo andamento dell'economia tedesca è un grimaldello nelle mani dei governi di Francia e Italia, lo sbandierato asse nascente franco-tedesco contro le politiche fiscali Ue di eccessiva rigidità: Parigi e Roma si attaccano ai dati negativi della Germania per dimostrare che, come negli Usa, servono soldi per la crescita, altrimenti nelle congiunture la sola austerity provoca danni ancora peggiori.
Ma davvero la crisi tedesca è il riflesso di direttive economiche ottuse, come sostiene il Sud Europa? O piuttosto, come controbatte Berlino smorzando gli allarmi, il rallentamento è colpa dei Paesi europei che non hanno ancora fatto le riforme?

Le ragioni della crisi: allentamento dell'austerity o insicurezza?

La cancelliera tedesca, Angela Merkel.

Se l'economia è matematica, la politica è per definizione gioco delle parti.
Chiaramente gli Stati più in difficoltà dell'Ue fanno leva sui punti deboli dei tedeschi per riequilibrare, negli ultimi summit del Consiglio europeo del 2014, le direttive europee dei prossimi anni.
BERLINO ARGINA LA BCE. Alla Germania, viceversa, fa comodo ridimensionare gli allarmismi mantenendo la barra dritta, così da limitare le «misure non convenzionali» della Banca centrale europea e conservare Bruxelles sulla linea del rigore.
Il dibattito su cosa stia accadendo alla locomotiva tedesca, comunque, si allarga anche all'interno della Germania. Alla schiera (la più nutrita) dei difensori dell'austerity che addebitano il rallentamento ai governi arrivati con 10 anni di ritardo ai risparmi e alla flessibilità dell'Agenda Schröder, si aggiungono alcuni critici del rigore come Volker Treier.
TEDESCHI PRO-CRESCITA. L'influente capo della Camera del commercio e dell'industria tedesca è convinto che «sia finita l'estate da favola» e che «l'economia tedesca abbia smesso di crescere, perché da anni non si investe abbastanza».
Tra i detrattori del Patto di Stabilità c'è poi anche l'esercito crescente degli euroscettici di Alternative für Deutschland, spina nel fianco della cancelliera Angela Merkel da quando il partito dei professori liberisti ha ottenuto dal 9 al 12% nelle elezioni regionali.
LA CRISI DOVUTA ALLE MANCATE RIFORME. La linea ortodossa resta tuttavia sempre la stessa: la crisi è dovuta alle mancate riforme strutturali degli Stati e all'insufficiente consolidamento dei bilanci nazionali.
All'inizio dell'anno gli analisti della Deutsche Bank, all'unisono con i banchieri centrali della Bundesbank e con la Bce, mettevano in guardia dai «prematuri ottimismi delle previsioni sulla ripresa dell'Ue» nel 2014, proprio a causa «dell'allentamento negli sforzi per i tagli e le riforme» e così è stato.
LE INCOGNITE GEOPOLITICHE. Ma per un banchiere attento come Holger Schmieding, capo economista della Berenberg Bank con base a Londra, non tutto quello che accade ai tedeschi in questi mesi si spiega con la logica delle eccessive o delle mancanti riforme d'austerity nel Vecchio continente. «La Germania reagisce in modo sensibile ai rischi geopolitici», spiega a Lettera43.it. «L'attacco russo all'Ucraina, per esempio, ha reso insicuri gli imprenditori. E nervosismo si nota anche con la guerra in Iraq e in Siria. Anche l'allarme ebola potrebbe peggiorare il morale». Il risultato, tra gli accorti investitori tedeschi, «è una battuta d'arresto».

Bilancio equilibrato e bassa inflazione: il rallentamento è passeggero

Wolfgang Schäuble, ministro delle Finanze della Germania.

La locomotiva tedesca sente la responsabilità del suo ruolo di leadership e, anziché fare danni, quando c'è crisi profonda preferisce non muoversi.
«Come principale offerente dei beni d'investimento nel mondo, la Germania è sempre particolarmente toccata da tutto ciò che può nuocere alle tendenze d'investimento», spiega Schmieding. A suo avviso, il peggior calo dell'export nazionale dal 2009 di questa estate «non ha niente a che fare con l'austerità». O, per lo meno, «ha poco a che fare con i problemi dell'Eurozona».
PERCENTUALI CHE NON TORNANO. Che la Francia e l'Italia infatti «si stiano indebolendo non è una novità». E se il problema tedesco fosse stata davvero la crisi dei Paesi non virtuosi dell'Ue, «fino al 2014 la crescita interna non sarebbe arrivata a quasi il 2%», prima della repentina stagnazione.
«In Germania al momento non c'è alcuna austerità», dice con franchezza il responsabile dell'antica banca di Amburgo, ex advisor strategico di Bank of America. «Al contrario la locomotiva d'Europa, grazie a un bilancio statale più che in pari, gode di un accumulo fiscale di circa lo 0,4% delle sue prestazioni economiche».
«ECONOMIA SANA». Una crisi del modello tedesco sarebbe il colpo di grazia per l'economia deficitaria dell'Ue che, Italia in primis, si regge sulle esportazioni dei beni dalla Germania. Eppure nonostante i governi stranieri puntino il dito contro Berlino, la Germania continua a non sentirsi una malata dell'Eurozona.
Le Cassandre come Treier, che tirano l'acqua al proprio mulino chiedendo più investimenti statali, sono voci fuori dal coro.
Anche per Schmieding, «fondamentalmente l'economia tedesca resta stabile. Record di occupati, bilancio statale equilibrato, inflazione bassa». «La crescita negli ultimi mesi è crollata ma», conclude, «questo è un balzo all'indietro di breve durata. Non appena il quadro geopolitico si stabilizzerà, la ripresa sarà rapida».

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