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PROSPETTIVE 13 Ottobre Ott 2014 1703 13 ottobre 2014

Bankitalia: «Ok rinvio pareggio non scontato»

Signorini: «Serve una riduzione di spesa pubblica e tasse». Istat: «Ripresa dal 2015».

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La facciata della Banca d'Italia.

I piani del governo italiano sono chiari: ottenere dall'Ue un rinvio del pareggio di Bilancio per dare respiro a un'economia in recessione.
Riuscirci, però, non è così semplice: «L'ammissibilità della deviazione dal sentiero di avvicinamento al pareggio di Bilancio strutturale non è scontata e rifletterà l'interpretazione delle regole da parte delle istituzioni coinvolte: parlamento, Commissione europea, Consiglio Ue», ha affermato Bankitalia sull'uso di una maggiore flessibilità per i conti pubblici.
«RAFFORZARE FIDUCIA». Il vicedirettore dell'istituto di via Nazionale, Luigi Signorini, ha parlato alla Camera, segnalando che «per rafforzare la fiducia degli investitori» e «delle famiglie» è «necessario tendenzialmente ridurre la spesa pubblica e la tassazione, procedere alla realizzazione degli interventi strutturali» riducendo «gli sprechi» e «rendendo percepibile l'azione di riforma».
Le previsioni macroeconomiche contenute nella nota di aggiornamento del Def «pur se nel complesso condivisibili, presentano rilevanti rischi al ribasso», ha aggiunto Signorini secondo il quale «nel terzo trimestre il Pil potrebbe aver segnato un'ulteriore flessione».
«PERSISTENTE DEBOLEZZA DEGLI INVESTIMENTI». Per Bankitalia, poi «non appare scontato» che ci sia «un punto di svolta imminente nell'attività di investimento». La «persistente debolezza», in particolare, appare dagli «indicatori di fiducia delle imprese». Inoltre «sono possibili sviluppi internazionali meno favorevoli e una maggiore persistenza nella debolezza dei mercati immobiliare e del lavoro».

Istat: «Nel 2014 Pil -0,3%»

La sede dell'Istat.

Conferme del periodo difficile sono arrivate anche dall'Istat, che ha stimato una riduzione del Pil dello 0,3% per il 2014. Anche il presidente dell'Istituto di statistica, Giorgio Alleva, ha parlato in audizione alla Camera, spiegando che l'economia è destinata a calare ancora dello 0,1% nel terzo trimestre per segnare un +0,1% nel quarto.
EURO PIÙ DEBOLE MIGLIORA L'EXPORT. Ad aiutare la ripresa potrebbe intervenire un tasso di cambio dell'euro a un livello di 1,26 dollari nel 2015, un fattore che avrebbe un effetto positivo sulle esportazioni e di riflesso sul Pil, secondo Alleva: «Rispetto allo scenario presentato nella Nota, in media d'anno si avrebbe un incremento di 0,8 punti percentuali dell'export e per per conseguenza un lieve aumento degli investimenti (+0,1%), una leggera riduzione della disoccupazione (-0,1% percentuali) e una maggiore crescita del Pil di 0,3 punti percentuali».
Per l'Istat, inoltre, «il bonus Irpef porterebbe a una lieve riduzione della diseguaglianza economica e del numero dei poveri, circa 97 mila famiglie povere in meno. La spesa annuale andrebbe a beneficiare individui per circa 2/3 in famiglie con redditi medio-alti» e beneficerebbe maggiormente «le coppie con figli».
RIDUZIONE CONTRIBUTI SOCIALI: +1,6% OCCUPAZIONE. Altro effetto positivo potrebbe essere portato da una eventuale riduzione permanente dei contributi sociali a carico dei datori di lavoro per un punto di Pil (in pratica per 16 miliardi). Il Pil sarebbe spinto in alto di 0,2 punti dal secondo anno, con una crescita dell'1,6% dell'occupazione dal terzo anno e una ripresa progressiva dei consumi e degli investimenti (che aumenterebbero di 0,9 punti nel terzo anno).
COL BONUS MENO POVERI: -97 MILA. Il bonus Irpef porterebbe a una lieve riduzione della diseguaglianza economica e del numero dei poveri, circa 97 mila famiglie povere in meno.
La spesa annuale andrebbe a beneficiare individui per circa 2/3 in famiglie con redditi medio-alti e beneficerebbe maggiormente le coppie con figli, ha rilevato l'Istat.
1,4 MILIONI DI MINORI POVERI. La crisi morde soprattutto tra i giovani. Tra 2012 e 2013 è cresciuto del 35%, a quota 1,4 milioni, il numero dei ''minori'' in povertà assoluta. Ma una forte crescita di poveri c'è stata anche nella fascia tra i 18 e i 35 anni, aumentati del 21,8% a quota 1,249 milioni.

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