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ESECUTIVO 14 Ottobre Ott 2014 2210 14 ottobre 2014

Legge di stabilità, braccio di ferro Italia-Ue

Manovra da 30 miliardi. Rischio bocciatura da Bruxelles. Il premier chiama Juncker e Padoan difende il governo. Le misure.

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Matteo Renzi.

Il giorno del giudizio si avvicina. Il 15 ottobre la legge di stabilità approda sul tavolo del Consiglio dei ministri con tutte le sue misure. Tagli alla spesa e alle tasse, forse anche l'inserimento del Tfr in busta paga, per una manovra da 30 miliardi destinata ad avere un impatto su cittadini e imprese con un unico obiettivo: la crescita.
«CRESCITA PRIORITARIA». «Lo capisce tutto il mondo tranne qualcuno in Europa: la crescita è una priorità», ha annunciato il premier Matteo Renzi. Ed è proprio Bruxelles uno degli scogli più duri da superare per la prima finanziaria del governo Renzi.
«Mentre alcuni media vedono 'avvertimenti' in ogni parola pronunciata a Bruxelles, noi aspettiamo il piano di bilancio prima di sbilanciarci», ha provato a placare gli animi Simon O'Connor, portavoce del commissario agli Affari economici Jyrki Katainen in un tweet scritto in italiano.

Il braccio di ferro tra le esigenze del governo italiano e quelle dei mastini dei conti europei, però, è reso palese dai contatti e dal lavorio diplomatico in corso. E anche le parole di Renzi sembrano confermarlo.
Mentre il premier ha chiamato il futuro presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker, in Lussemburgo, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha affrontato una due giorni di colloqui e riunioni, nei quali ha spiegato le ragioni italiane.
PADOAN: «MIGLIORAMENTO DEI CONTI». La manovra - ha detto - punta allo sviluppo ma contiene comunque un piccolo segnale di miglioramento dei conti, una riduzione dello 0,1% del deficit strutturale, che ha un significato preciso. L'Italia conta di realizzare comunque il target del pareggio di bilancio, ma c'è la recessione.
«C'è solo un ritardo», ha spiegato Padoan, «dovuto al fatto che ad aprile, quando abbiamo preso gli impegni, la previsione di crescita era l'1,1% più alta di oggi per il 2015, il contesto si è altamente deteriorato». L'Italia, poi, è concentrata in un impegnativo piano di riforme, dal lavoro alla Pa, fino alla giustizia civile.
Su questo un assist insperato è arrivato anche da Moody's, che ha previsto l'Italia in recessione dello 0,3% per il 2014, ma ha anche parlato di un «bilancio solido» che «aiuta l'Italia» anche ad avere «più tempo per attuare riforme a favore della crescita».
DAL PARLAMENTO OK ALLA DEROGA AL PAREGGIO. Il governo, comunque, ha ottenuto un importante ok dal parlamento sulla deroga al pareggio. Già perché mentre a Palazzo Chigi si iniziava a stendere il testo della manovra - con un nuovo metodo che ha centellinato l'accesso di ministri e tecnici alle bozze - in parlamento si votava il Def a maggioranza qualificata, per autorizzare lo sforamento al pareggio di bilancio, una norma che oramai l'Italia ha inserito all'articolo 81 della Costituzione.
Senza questa deroga la manovra sul deficit sarebbe stata almeno di 0,9 punti (14 miliardi). L'Europa, però, chiedeva un intervento minore per correggere il deficit strutturale e, secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ci sarebbero 2,5 miliardi di cuscinetto che il governo si riserva di utilizzare in caso di richieste da parte dell'Ue.
Il lavoro di messa a punta della manovra, che è durato fino a notte tarda, è però a buon punto.

Una manovra da 30 miliardi

Il premier Matteo Renzi con il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi.

La legge di stabilità è di 30 miliardi: conferma il bonus di 80 euro che vale 10 miliardi e aggiunge 6,5 miliardi per sterilizzare completamente l'Irap sul costo del lavoro. Ci sono poi zero contributi per le assunzioni, risorse per nuovi ammortizzatori sociali (1,5 miliardi) e detrazioni per le famiglie (500 milioni) e il rinnovo del bonus per ristrutturare case e acquistare i mobili.
CREDITI ALL'INNOVAZIONE. Spuntano anche risorse per crediti d'imposta all'innovazione (500 milioni), per assumere precari nella scuola (1 miliardo) e bloccare la clausola di salvaguardia (3 miliardi) che avrebbe tagliato le agevolazioni fiscali. È questa la parte «espansiva» della manovra. Che piace a Confindustria, tanto che il presidente Giorgio Squinzi parlando di Irap e contributi sui neo-assunti saluta le scelte in arrivo: «Onestamente ho sentito che si realizzava quasi un nostro sogno».
Rimane critica invece la Cgil, che ha convocato una manifestazione per il 25 ottobre. «Non è una manovra per uscire dalla recessione», ha detto la leader Susanna Camusso, che forse pensa anche alle coperture.
TAGLI ALLA SPESA PER 16 MILIARDI. Per finanziare bonus e tagli fiscali ci sono i tagli alla spesa per complessivi 16 miliardi. Non scappano ministeri, enti locali e le 8 mila società partecipate da enti territoriali. «Nessun taglio alla Sanità», ha detto il sottosegretario alla presidenza, Graziano Delrio. Ma magari la riduzione arriva attraverso la leva dei tagli della spesa regionale per beni e servizi.
Risorse sono però attese dalla flessibilità del deficit che è salita al 2,9% (11,5 miliardi) e dalla lotta all'evasione (come il reverse charge Iva esteso a nuovi settori) e una maggiore tassazione delle slot machine (in totale 3 miliardi). Al piatto si aggiunge poi la norma per il Tfr in busta paga e un riordino delle tasse sulla casa. Ma forse non subito. L'iter parlamentare è destinato a impegnare tutti per oltre due mesi. E, anche se Renzi vorrebbe subito le norme, il tempo non manca. Queste misure potrebbero arrivare in corsa.

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