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IPSE DIXIT 14 Ottobre Ott 2014 1821 14 ottobre 2014

Squinzi, le capriole su Renzi

Fino a ieri lo criticava. Ora Renzi lo fa sognare. Fino al nuovo scontro. Che potrebbe riguardare l'adesione delle partecipate a Confindustria.

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Matteo Renzi con Giorgio Squinzi.

Nemmeno due mesi fa sembrava che avesse già voglia di seppellire il neonato governo Renzi, come da tradizione in Confindustria, sempre pronta ad applaudire alla nascita di nuovi governi, salvo poi chiederne la morte prematura - fu il destino di Mario Monti ma pure di Enrico Letta - se la categoria non ne trae i doverosi benefici.
LE CRITICHE ALLO SBLOCCA ITALIA. Gli 80 euro? «Non sono serviti a nulla». Lo Sblocca Italia? «Insufficiente». Festa dell'Unità, 31 agosto: così parlava Giorgio Squinzi.
Dopo nemmeno 60 giorni, e a legge di Stabilità non ancora approvata - in verità nemmeno ufficialmente presentata - il leader degli industriali usa toni entusiastici per commentare la manovra finanziaria annunciata dal governo Renzi.
«UN SOGNO CHE SI AVVERA». «Quando il presidente del Consiglio ha annunciato le misure per la legge di Stabilità onestamente ho sentito che si realizzava quasi un nostro sogno», ha dichiarato Squinzi, che è di Cisano Bergamasco ma ha la sede principale dell'azienda Mapei a Sassuolo.
Era dai tempi del governo Monti chiamato a liberar l'Italia dall'«impresentabile» Silvio Berlusconi che non si registrava tanto giubilo in viale dell'Astronomia. L'eliminazione della componente lavoro dall'Irap e l'azzeramento dei contributi dei neoassunti per tre anni hanno raccolto la «piena soddisfazione» degli imprenditori e spinto Squinzi a una rapida giravolta.
Eppure fino a poche settimane fa, il numero uno degli industriali non risparmiava critiche all'esecutivo. Nel marzo scorso, a governo da poco insediato, fece persino trapelare che avrebbe potuto trasferire la sua Mapei oltreconfine, in Svizzera, per salvarla da un Paese immobile e irriformabile.
QUELL'INCONTRO CON MERKEL. Erano i giorni in cui Matteo Renzi affrontava il suo primo viaggio europeo da presidente del Consiglio. «Devo sfatare» il clima idilliaco che si è creato intorno all'incontro tra il premier e la cancelliera tedesca, si affrettò a dire Squinzi il 21 marzo 2014. «Io ero alla cena e lei è molto austera nei nostri confronti: non è che ci abbia accolto a baci e abbracci, ha detto che non possiamo derogare dalle regole».
E ancora: «Adesso vanno molto di moda le slide», ironizzò riferendosi a una delle prime conferenze stampa del nuovo capo del governo, ma «a me piacciono quelle che raccontano cose già fatte, non quelle che devono ancora essere fatte».

Il nodo dell'iscrizione delle aziende di Stato a Confindustria

Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, all'assemblea degli industriali.

Oggi il clima in viale dell'Astronomia sembra totalmente cambiato. L'iniziale timidezza di Squinzi sulla riforma dell'articolo 18 è svanita: Renzi ora ha «coraggio» e lo Statuto dei lavoratori va modificato, in tempi brevi e radicalmente, ha chiosato il numero uno di Confindustria.
GIRAVOLTA SUL TFR. La manovra è quanto di meglio gli imprenditori si potessero aspettare. Persino la proposta del Tfr in busta paga ha acquistato nuova luce agli occhi del capo degli imprenditori. E dire che fino a qualche giorno fa non piaceva affatto a Squinzi. «L'unico reale beneficiario di questa operazione sarebbe il fisco», aveva detto il 4 ottobre, precisando che gli industriali non avrebbero accettato nulla che potesse nuocere «ulteriormente alle imprese», perché con quella misura sarebbero spariti «10-12 miliardi per le piccole imprese».
Poi il governo ha lasciato intedere che non ci sarebbero stati aggravi per le aziende, e il presidente ha rivisto la sua posizione: «Non ci opporremo, se a costo zero».
TREGUA TEMPORANEA. E dunque è luna di miele tra governo e Confindustria. Fino al prossimo giro di boa. Perché Renzi, e questo Squinzi lo sa bene, potrebbe decidere di accelerare su alcuni dossier abbastanza indigesti per viale dell'Astronomia.
Uno su tutti: la possibilità che il governo spinga per far uscire dall'Associazione le grandi aziende pubbliche, sulla scia di quanto fatto da Marchionne con la Fiat.
Renzi ne avrebbe parlato con alcuni manager di Stato durante il suo viaggio in America, raccogliendo aperture soprattutto da parte di Mauro Moretti, amministratore delegato di Finmeccanica.
UN TESORETTO DA 20 MLN L'ANNO. Eni, Enel, Poste, Finmeccanica e Ferrovie pagano come contributo a viale dell'Astronomia, ogni anno, più di 20 milioni di euro in totale. Perderli tutti o una parte sarebbe un bel problema per Confindustria. Chissà che non ci sia anche la voglia di scongiurare quest'incubo, nel nuovo riavvicinamento del sognatore Squinzi al governo.

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