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L'INCONTRO 14 Ottobre Ott 2014 1210 14 ottobre 2014

Vertice Europa-Asia: la presentazione

Attesi 49 Paesi al summit Asem a Milano. La Cina è interessata alle nostre infrastrutture.

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Prove generali di Eurasia, il 16 e 17 ottobre a Milano. Al decimo vertice euro asiatico (Asem) sono attesi i capi di Stato e di governo di 49 Paesi dei due continenti e decine di staff diplomatici.
UN BUSINESS DA 1.250 MLD. Tra Europa e Asia oggi lo scambio commerciale ammonta a 1.250 miliardi. E la due giorni dovrebbe servire non solo a concentrare incontri bilaterali tra leader Ue e asiatici, ma anche a stringere accordi economici, rinsaldare contatti e risolvere controversie. La posta in gioco è alta. Gli Stati dell'Asia rappresentano da soli il 45% della popolazione e il 24,6% della ricchezza mondiale, a fronte di un'Unione europea con il 7,3% degli abitanti e il 26,1% del Pil globale.
STATI EMERGENTI. Tra gli ospiti ci sono giganti come India e Cina. E mercati cruciali per l'Ue come Giappone e Russia. Ma c'è anche un'intera cintura di Paesi del Sud-Est asiatico in pieno sviluppo, dal Vietnam all'Indonesia, al centro della nuova area emergente del mondo e ormai protagonisti della manifattura globale.
Il summit però è anche un tassello importante per la nuova strategia globale di Pechino, destinata a divenire entro la fine dell'anno la prima potenza economica del Pianeta e decisa ad aumentare la propria scommessa sul mercato europeo.
L'OCCHIO USA SUL MEETING. Dopo aver stretto alleanze strategiche con Mosca e avere aperto alle contrattazione dirette tra euro e yuan, il Dragone punta a rafforzare il blocco euroasiatico. E mentre Vladimir Putin, alleato di Pechino e ospite piuttosto ingombrante, è atteso a Milano per un nuovo confronto sulla crisi ucraina, gli Stati Uniti sembrano destinati a essere il convitato di pietra del meeting, attenti osservatori degli sviluppi delle relazioni tra l'Europa atlantica e il Pacifico.

Europa: la nuova frontiera degli investimenti cinesi

Li Keqiang, premier cinese.

La parte del leone la farà ovviamente la Cina. Il premier Li Keqiang, alla sua prima visita in Italia, sembra deciso a trasformare l'occasione nel palcoscenico della sua nuova strategia per l'Europa, diventata complice la crisi una nuova destinazione degli investimenti di Pechino.
LO SHOPPING DEL DRAGONE. Negli ultimi tre anni la Repubblica popolare si è concentrata su società strategiche e in difficoltà, dal porto del Pireo alla Peugeot fino alla carrellata di partecipazioni nel settore finanziario ed energetico italiano accumulate nell'ultimo anno.
Gli imprenditori cinesi hanno anticipato il primo ministro: il 13 e il 14 ottobre infatti sul lago di Como si tiene il Global China business meeting, che vede la partecipazione di 150 imprenditori e dirigenti cinesi e di altrettanti europei.
STRATEGIA A TAPPE. Per Pechino, il forum euroasiatico è il naturale proseguimento delle intese strategiche firmate con la Russia a partire dal contratto da 400 miliardi di dollari sulla fornitura di gas siglato con Mosca a fine maggio. Ma è anche la seconda tappa di un piano di avvicinamento al mercato europeo cominciato un po' in sordina il 9 ottobre, quando la Banca popolare cinese ha dato il via libera alla negoziazione diretta tra renmimbi ed euro sul mercato valutario tagliando fuori il dollaro dalle transazioni con i Paesi dell'Eurozona.
L'UE ULTIMO MERCATO. Si tratta insomma di un nuovo disegno nelle relazioni economiche globali: il nuovo e rinnovato abbraccio tra Pechino e Mosca cerca di coinvolgere anche la vecchia Europa. E gli spazi di manovra per i cinesi e per le loro riserve di liquidità in eccesso sono enormi: a metà del 2014, secondo la Heritage foundation che traccia tutti gli investimenti della nuova potenza, i cinesi hanno riversato in Africa sub sahariana 150,4 miliardi di dollari, in America del Nord 124 miliardi, e in Europa 'solo' 104 miliardi. Ora i tempi sono maturi per colmare il gap.

Gli investimenti cinesi in Italia (Heritage foundation).


Le mire della Cina sull'Italia: l'incognita Saipem

Li Keqiang è pronto a incontrare Matteo Renzi e Giorgio Napolitano a Roma. L'appuntamento è incastonato tra la due giorni di incontri delle aziende e il vertice Asem. E l'Italia punta moltissimo sui colloqui con il colosso asiatico visto che la Cina sembra aver scelto l'Italia come nuova porta di ingresso in Europa, esattamente come prima di Pechino aveva fatto Washington.
NEL 2014, 3,5 MLD DI EURO INVESTITI. Nel 2014, con 3,5 miliardi di euro di investimenti diretti, il nostro Paese è la nazione europea su cui i cinesi hanno riversato più capitali.
China investment corporation (Cic), il fondo sovrano cinese, è tra gli azionisti di Eni ed Enel. La Banca popolare di Pechino ha fatto shopping a Piazza Affari, entrando nel capitale di Telecom e di Generali, Prysmian (ex Pirelli Cavi) e Fiat Chrysler. Shanghai Electric ha acquistato il 40% di Ansaldo Energia e soprattutto State grid of China il 35% di Cdp Reti (che controlla Terna e Snam).
E gli affari sono solo all'inizio.
DALLE RINNOVABILI ALLA SANITÀ. «Durante la mia visita, i nostri due Paesi promuoveranno congiuntamente l'attuazione di un piano d'azione triennale per il rafforzamento della cooperazione economica e firmeranno una serie di programmi di cooperazione e di accordi», ha anticipato il primo ministro Li Keqiang in un lungo intervento apparso sul Sole 24 Ore di lunedì 13 ottobre.
LE COOPERAZIONI IN ATTO. Dopo la visita di Mario Monti e di Enrico Letta, al terzo viaggio di un premier italiano in tre anni a Pechino, infatti, l'Italia è riuscita a strappare un memorandum di intesa per la cooperazione in settori come energie rinnovabili, agricoltura, sanità, urbanistica, aviazione e aerospazio. Ma i cinesi punterebbero soprattutto a iniettare liquidità e quindi mettere le mani sulle infrastrutture italiane.
MIRE SULLE INFRASTRUTTURE. Il fondo sovrano di Pechino sarebbe interessato l'acquisizione di una quota di Fondi italiani per le infrastrutture, società della galassia Cassa depositi e prestiti, che investe nella rete infrastrutturale degli enti locali italiani, banda larga compresa.
Inoltre, se da mesi si discute delle mire di Pechino su una società in crisi come Ansaldo Breda, all'attenzione dei cinesi ci sarebbero bocconi ben più ghiotti, primo fra tutti la Saipem di Eni, coinvolta tra le altre cose nel progetto del gasdotto Southstream destinato a portare il gas russo all'Europa del Sud.

La crisi ucraina: Roma prova a firmare la mediazione

Vladimir Putin.

Il lato fragile del progetto euroasiatico è ovviamente il confine tra Europa e Russia, con il conflitto ucraino che ha riportato un clima da Guerra fredda e ha allungato l'ombra degli Stati Uniti su un'Ue non ancora soggetto politico, tantomeno militare.
Alla due giorni milanese, gli occhi dei media saranno puntati su Putin. Il presidente ha annunciato che non chiederà all'Europa di sospendere le sanzioni comminate in risposta al conflitto con Kiev. Ma in vista del vertice ha provveduto a ritirare le truppe e a dare spazio alla diplomazia.
BILATERALE PUTIN-POROSHENKO. Nel capoluogo lombardo, Putin incontrerà infatti il presidente ucraino Petro Poroshenko. Sul tavolo del bilaterale ci sarà il dossier sulla gestione della crisi ma anche il negoziato sulle forniture di gas di Gazprom all'ex Paese satellite. Per superare l'inverno, infatti, Kiev dovrebbe pagare a Mosca almeno 3,1 miliardi.
Secondo i rumors delle settimane passate, tra i due ex alleati dovrebbero inserirsi i pontieri di Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia. Giusto alla vigilia del vertice, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha fissato due incontri bilaterali con il presidente ucraino e russo. E lo stesso Renzi è destinato a incontrare il presidente russo per un faccia a faccia sulla crisi di Kiev. Un modo per porre la firma italiana sulla mediazione.

Partnership: l'asse tra Russia, Cina e Germania

L'Italia, giocando bene le sue carte di Paese ospite, sta cercando di aumentare le sue quotazioni internazionali. Ma prima della mediazione di Roma, Putin ha alzato la cornetta e chiamato Berlino. La Germania è infatti partner fondamentale di Russia e Cina.
Nell'idea di un nuovo blocco euroasiatico, l'interlocutore politico di Mosca e Pechino è, infatti, la cancelliera Angela Merkel. La Germania è dal 2012 il primo partner commerciale del Dragone e, non a caso, è stata anche la tappa preliminare del viaggio di Li Keqiang. Prima di arrivare al forum euroasiatico, il primo ministro cinese è volato nella capitale tedesca. E secondo le agenzie di stampa russe, lo stesso Putin ha discusso con Frau Merkel dei preparativi per il vertice Asem.
DOPPIA SFIDA TRA ECONOMIA E GEOPOLITICA. Ma sul vertice, c'è da scommetterci, vigilerà l'occhio della diplomazia americana. Secondo le stime del Fondo monetario internazionale gli Stati Uniti sono stati ufficialmente sorpassati da Pechino a livello di produzione di ricchezza mondiale. Ma la partita per Washington non riguarda solo l'economia: per il loro sviluppo futuro gli Usa puntano sul Pacifico e stanno cercando anche di rimodellare l'alleanza atlantica. Il confronto con Mosca e Pechino è sempre più difficile. Gli States stanno alzando la tensione con la prima e usando cautela con la seconda. Alla vigilia del summit, il primo ministro australiano, fedelissimo alleato americano ha lamentato la presenza del presidente russo al vertice, ricordando l'aggressione russa all'Ucraina. Tuttavia gli elementi di frizione del meeting, non si fermano alla contrapposizione tra Russia e Usa. Giappone e Cina, ai ferri corti, saranno entrambi a Milano, ma non hanno in agenda alcun incontro bilaterale.
Il primo ministro nipponico Shinzo Abe avrebbe deciso di rimandare il faccia a faccia con il leader di Pechino a novembre, concentrandosi probabilmente sui partner europei e sulla priorità della ripresa.

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