Economia 15 Ottobre Ott 2014 1234 15 ottobre 2014

Dove fa affari Renzi con Li Keqiang

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Il primo ministro della Repubblica Popolare cinese Li Keqiang ha incontrato Matteo Renzi. La storica sede del bar pasticceria Pompi, il re del tiramisù romano, in zona San Giovanni, potrebbe finire in mano cinesi dopo oltre 50 anni di attività. Per i romani è un affronto. Ma è solo l'ultimo esempio di colonizzazione cinese nel Belpaese. Da tempo, infatti, la Cina ha messo l'Italia nel mirino. La prova è che, secondo i calcoli del quotidiano inglese Financial Times, nel 2014 il l'Italia è stata la meta principale dello shopping europeo della Cina: Pechino ha investito nel Vecchio Continente 6 miliardi di dollari, dei quali 4 sono finiti nel Belpaese, rendendo l’Italia terza dopo Gran Bretagna e Spagna per investimenti cinesi. PECHINO VALE PER L'ITALIA 1,3 MLD DI EXPORT Certo anche per l'Italia è un affare: Pechino è per il nostro Paese il secondo partner commerciale extraeuropeo dopo gli Stati Uniti, e l'export è cresciuto dell’8,3% nel 2013, vale 1,3 miliardi di dollari. E i cinesi adorano l’Italia. Non solo per turismo, sebbene siano due milioni all’anno a visitare il nostro Paese. Secondo il Global China Business Forums sono oltre 270 le società italiane nel cui capitale scorre denaro cinese. Un business per tutti, dunque. Anche per il presidente del Consiglio Matteo Renzi, che ha ricevuto il 14 ottobre il premier cinese Li Keqiang, e ha annunciato che verranno firmati 20 accordi tra Italia e Cina per un valore di oltre 8 miliardi. DALL'ACCORDO RENZI - LI KEQUIANG ARRIVANO 8 MILIARDI Tra le principali operazioni al centro dell’incontro bilaterale di metà ottobre c’è l’accordo della Cassa Depositi e Prestiti con China Development Bank (Cdb): circa 3 miliardi di euro per investimenti congiunti in Italia e Cina che riguarderanno lo sviluppo di opportunità finanziarie in diversi settori, a partire dalle infrastrutture. Pronto alla firma anche un memorandum tra Enel e Bank of China per potenziali linee di credito fino a un miliardo di euro a Enel da parte della banca cinese. Ma non finisce qui. Il Fondo strategico italiano (Fsi) ha in cantiere la firma di una lettera di intenti con China Investment Corporation per co-investimenti sino a 1 miliardo di euro, 500milioni ciascuno. L’Ente Nazionale Italiano di Unificazione (Uni) e Standards Administration of China (Sac) sono pronti a firmare un memorandum in cui si stabiliscono accordi di collaborazione, scambi di informazione ed attività di interesse comune tra i due enti nazionali di normazione per favorire gli scambi commerciali. VIA A UN PROGETTO DI PARCO ECOLOGICO ITALO- CINESE Pronto anche il memorandum di intesa per la realizzazione di un parco ecologico italocinese tra il Ministero dello Sviluppo Economico italiano e il ministero del commercio cinese, e tra Gse e Zhenjiang un memorandum da 800 milioni di euro per l'individuazione delle imprese interessate a investirvi. Fin qui i progetti. Poi ci sono le joint ventures tra cui quella di M&G International e Anhui Guonzhen Group: una da circa 325mila dollari per la produzione di 235.000 litri all'anno di etanolo cellulosico di seconda generazione utilizzando residui agricoli; una da circa 250mila dollari per la costruzione di un impianto di produzione cogenerativa di energia e vapore. Ed è solo un primo esempio. DAGLI ELICOTTERI DI FINMECCANICA ALLE NAVI DI FINCANTIERI I cinesi sono pazzi per i il nostro Know How nei mezzi di trasporto. Tanto che Augusta Westland e Beijing General Aviation hanno siglato un’intesa di cooperazione strategica e accordo di vendita per la fornitura di 50 elicotteri di vari modelli che verranno destinati a compiti di pubblica utilità. MeiniBank/Sogeap (la società di gestione aeroporto di Parma), American Global Fund (Agf) e Izp Technologies Group hanno firmato un  memorandum of understanding da 40 milioni di euro per l'acquisizione della quota di maggioranza di Sogeap. Tra Silversea Cruise e Icbc Financial Leasing c’è un accordo per l’espansione della flotta Silversea con finanziamenti per le nuove navi costruite da Fincantieri. LA COOPERAZIONE ARRIVA ANCHE IN AGRICOLTURA Nel settore della meccanica c'è l'accordo tra Intesa Sanpaolo e Export-Import Bank of China per lo scambio di prodotti meccanici, elettronici e tecnologici. Tra Invitalia e The Export Bank of China un  protocollo d'intesa per promuovere gli investimenti cinesi in Italia. Tra Twe Sistema Italia e West Hope Dekang Group un memorandum di intesa del valore complessivo di 800 milioni di euro per investimenti nel settore agricolo. E tra Machinery e Zhejiang Rifa un accordo per acquisto di azioni.

Snam Rete Gas è uno dei titoli italiani su i cinesi hanno investito in Borsa. LE BANCHE E LA BORSA: AI CINESI PIACE INVESTIRE IN TITOLI Ma il rapporto Italia-Cina non si riduce ai semplici accordi commerciali e alle joint venture. I cinesi in Italia hanno cominciato anche a spostare capitali comprando pacchetti societari direttamente in Borsa. La prova è che la Cassa depositi e prestiti (Cdp) nel luglio 2014 ha ceduto il 35% di Cdp Reti - società che controlla il 30% sia della rete gas di Snam che di quella elettrica di Terna - a State Grid of China per oltre 2 miliardi di euro. Due mesi prima, il Fondo Strategico Italiano (Fsi) aveva concluso un accordo per la cessione del 40% di Ansaldo Energia a Shanghai Electric per 400 milioni di euro. Ma non è finita qui. Tramite People’s Bank of China, il paese del Dragone a luglio ha acquistato quote di Fiat-Chrysler (177 milioni di euro per il 2% delle quote) che ha appena debutatto a Wall Street, Telecom Italia (310 milioni per il 2,081%) e Assicurazioni Generali (475 milioni per il 2,014%). A marzo 2014 era toccato a Eni (1,4 miliardi per il 2,%) ed Enel (734 milioni per il 2,07%). Ad agosto 2014 Pechino si poi è aggiudicata una pezzo di Prysmian, il gruppo attivo nel settore dei cavi per le telecomunicazioni e il trasporto di energia, pagando 70 milioni di euro per il 2,018%. DALLE BARCHE ALLA  MODA: IL GUSTO PER IL MADE IN ITALY E quando non comprano quote societarie in Borsa, i cinesi acquistano marchi del made in Italy. Moda, design e moto o auto sono i settori privileguati, ma anche il food and beverage stanno conquistando posizioni nelle mire cinesi. IL primo storico marchio moto a diventare cinese è stato nel 2005 Benelli comprato da Qianjiang Group, poi è toccato a Ferretti, secondo produttore mondiale di motoryachts, chenel 2012 è passata al 75% nelle mani di Shandong Heavy Industries-Weichai. Nel 2013, la Hcg ha rilevato il 50% del capitale del gruppo Berloni, specializzato nella produzione e nella commercializzazione di sanitari, arredi per bagni e cucine. Nella moda gli esempi sono tanti: la società finanziaria Crescent HydePark nel 2012 ha preso il controllo del marchio di abbigliamento Sixty. E la Sergio Tacchini è in mani cinesi dal 2007: il marchio è affittato alla Wintex, che se lo è aggiudicato per 42 milioni di dollari, fino al 2017, anche se gli italiani stanno cercando di riprenderselo. E pure gli stilisti non sono immuni: il gruppo Shenzhen Marisfrolg Fashion ha rilevato il marchio Krizia a febbraio 2014 pagandolo 35 milioni di dollari, mentre il magnate Peter Woo ha dal 2011 una quota - circa 8% - di Ferragamo. E poi c'è Bright Food, di proprietà dello Stato cinese, che il 7 ottobre 2014 ha comprato la maggioranza della società toscana Salov, che controlla i due marchi di olio di oliva Sagra e Berio. I marchi erano in vendita da almeno 3 anni.

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