Economia 16 Ottobre Ott 2014 1830 16 ottobre 2014

Borsa, in Europa bruciati 36,8 miliardi di euro

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L'Europa ha bruciato 36,8 miliardi in una giornata Piazza Affari archivia in ribasso una seduta che ha riportato le lancette dell'orologio di Palazzo Mezzanotte indietro di oltre 365 giorni. In chiusura, l'indice FTSE Mib ha perso l'1,21%, a 18.083,11 punti, toccando intraday 17.555,77 punti, nuovo minimo dall'1 ottobre 2013,  ha 'perso' 5,3 miliardi di capitalizzazione. L'indice Stoxx 600 che fotografa l'andamento dei principali titoli del Vecchio continente, ha ceduto lo 0,43%, che equivale a 36,8 miliardi di euro bruciati nella seduta. FALLITO IL TENTATIVO DI RIMBALZO. Il tentativo di rimbalzo, dopo il tracollo di mercoledì 15 ottobre (qui l'articolo), è stato solo un'illusione passeggera. Nervosissimi, gli investitori hanno preso a pretesto il relativo insuccesso dell'asta di titoli spagnoli per tornare a vendere a piene mani. Un recupero, però, si è visto dopo la pubblicazione dei dati sulla produzione industriale Usa di settembre. GLI OPERATORI: E' STATO PANIC SELLING. Partita malissimo, Wall Street si è progressivamente riportata attorno alla parità, aiutando le borse europee a chiudere in rimonta. Il tasso di volatilità è rimasto elevatissimo, con continue e repentine oscillazioni: l'indice di volatilità dell'Euro Stoxx  è balzato del 9,62%. Gli operatori, nel momento di maggiore tensione, parlavano apertamente di "panic selling", segnalando il forte attivismo dei grandi investitori istituzionali (che si riflette nel balzo dei volumi) e ricordando le scadenze tecniche di domani, ulteriore fonte di volatilità. E' chiaro, dicono i trader, che una massa straordinaria di liquidità si è spostata dagli asset rischiosi a quelli considerati sicuri, come bond sovrani Usa e Germania (con relativo impatto sullo spread Btp-Bund) e oro. A proposito della violenza del movimento negli ultimi giorni, un dealer spiega che «molti hedge si sono trovati dalla parte sbagliata, ovvero lunghi». «Credo», fa sapere un altro operatore, «che molti si siano fatti male e alcuni hedge abbiano richiamato i margini». «La realtà», dice un trader, «è che non c'è alcun motivo fondamentale per quello che è successo ieri. La massa fenomenale di derivati in circolazione amplifica i movimenti. Così, quando il mercato è tirato, la pulizia fisiologica che fanno i grandi investitori (vedi Goldman Sachs, che, non a caso, continua a macinare utili ) risulta molto più traumatica rispetto al passato». I FINANZIARI PAGANO SALATO LA GIORNATA. I finanziari, come di consueto, hanno pagato il dazio più salato all'andamento dello spread: il paniere delle banche è sceso del 2,36%. Intesa Sanpaolo (-1,13%) e Unicredit (-3,04%) hanno scandito il ritmo di marcia. Tracollo di Montepaschi (-8,72%), che intraday ha rinnovato il minimo storico (0,7825 euro). In scia le altre: Popolare Milano -4,86%, Pop Emilia Romagna -2,05%, Ubi -3,21%, Mediobanca  -0,91% e Banco Popolare -0,47%. Complessivamente meglio risparmio gestito (Azimut -3,87% e Mediolanum +0,04%) e assicurativi (Generali -1,53% e Unipolsai -0,2%). L'imperativo 'sell Italy' ha falcidiato Telecom Italia (-4,01%), Buzzi Unicem (-1,88%), Campari (-1,43%), Enel (-1,93%), nonché le 'cugine' World Duty Free (-2,01%) e Autogrill (-2,52%), letteralmente massacrate nelle ultime sedute (dal 2 ottobre Wdf ha perso il 20% circa). TENGONO PIRELLI, SAIPEM E LUXOTTICA. Qualche ricopertura su alcuni titoli: Cnh Industrial +3,69%, Pirelli +1,01%, Fca  +0,29%, Tod's +3,27%, Saipem +2,31%, Luxottica +0,28%, Yoox +0,07% e Finmeccanica +1,74%. La relativa tenuta degli energetici, molto penalizzati recentemente dalla caduta dei prezzi del petrolio, ha evitato che si ripetesse il sell-off di ieri: Eni ha lasciato sul terreno lo 0,88% e Tenaris lo 0,13%, mentre Snam ha guadagnato lo 0,95% e Terna lo 0,75%. Come già ieri, Gtech (-0,05%) premiata per la natura difensiva del business. Nel settore, invece, segnalano i trader, SNAI (-9,33%) affossata dalle norme contenute nella legge stabilità. LA FD IPOTIZZA DI PROLUNGARE IL PROGRAMMA DI ACQUISTO TITOLI. La Fed potrebbe prolungare il suo acquisto di titoli, prendendo in considerazione l'ipotesi di rinviare la fine del programma. Lo ha detto il presidente Fed di St. Louis, James Bullard. Il prossimo incontro del board della banca centrale statunitense è il 28 e 29 ottobre, riunione che, secondo le previsioni, dovrebbe sancire la fine del programma.  In un'intervista all'agenzia Bloomberg, Bullard spiega che i fondamentali economici degli Usa restano forti e che le turbolenze sui mercati si devono principalmente con il peggioramento delle prospettive europee. Tuttavia «le aspettative inflazionistiche stanno scendendo negli Usa», spiega Bullard, «e questa è una considerazione importante per una banca centrale. Per questo motivo credo che una risposta logica di politica monetaria in questo momento potrebbe essere quella di ritardare la fine del quantitative easing». Il vertice della Fed è convocato per il 28 e 29 ottobre e finora i governatori hanno detto di aspettarsi di porre fine agli acquisti di titoli dopo quella data. Le aspettative d'inflazione negli Usa viaggiano sono scese drasticamente negli ultimi mesi, fino ad attestarsi a livelli di guardia sotto il 2%.

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