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VERTENZA 16 Ottobre Ott 2014 1231 16 ottobre 2014

Fiom e Cgil bocciano la legge di stabilità

Landini e Camusso: «Non è quello che serve». Possibile sciopero generale.

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Maurizio Landini.

La legge di stabilità non piace alla Fiom, che è pronta, con la Cgil, a inasprire la sua battaglia contro il governo.
«La manifestazione di sabato 25 ottobre è solo l'inizio», ha ammonito Maurizio Landini, «dopo si andrà sicuramente anche verso lo sciopero generale perché le ragioni che hanno portato la Cgil ad annunciare la manifestazione sono ancora più confermate».
«NÉ DI DESTRA NÉ DI SINISTRA». Per il segretario della Fiom «siamo di fronte a una manovra che non è né di sinistra né di destra, ma non è la manovra di cui ha bisogno questo Paese per difendere il lavoro e per far ripartire gli investimenti».
Landini lo ha detto a Bari la mattina del 16 ottobre, incontrando i giornalisti nel corso dei lavori dell'attivo dei delegati dell'organizzazione sindacale. «La critica più profonda che io mi permetto di fare è molto semplice: per difendere il lavoro e crearne del nuovo, bisogna far ripartire gli investimenti pubblici e privati, e dall'altra parte aprire una discussione forte in Europa per cambiare determinati vincoli e regole che ci stanno ammazzando».
Stessa identica posizione espressa da Susanna Camusso, leader della Cgil: «Mi pare che la legge di stabilità non risponda alla vera emergenza del Paese che è quella di creare lavoro e dare risposte all'occupazione».
«CHI LAVORA PAGA PIÙ DI PRIMA». Landini si è chiesto se «alla fine l'operazione» di questa manovra si prevede che «chi lavora deve pagare più di prima, rischia di perdere lo stesso il posto di lavoro, e lo Stato sociale si riduce».
Nemmeno le coperture lo convincono: «Se si pensa al 'dove' dovrebbero prendere i soldi, parlano di tagli alle Regioni e ai Comuni. Questo cosa vuol dire, che il governo nazionale non aumenta le tasse ma le aumentano Regioni e Comuni» che altrimenti «tagliano i servizi?».
«RISCHIO RIALZO TASSE LOCALI». E ancora: «Si parla di riduzione delle tasse, ma la prima domanda dovrebbe essere: riduzione per chi? Perché se l'idea è semplicemente che riducendo le tasse alle imprese queste creano più lavoro, mi chiedo dove sia scritto».
Per Landini occorre «costruire un rapporto secondo il quale riduco le tasse quelle imprese che non licenziano, le riduco a quelle imprese che investono nel nostro Paese e che non delocalizzano. Perché non fanno una cosa di questo genere e invece fanno una cosa generale i cui esiti sono incerti?. Non è la prima volta che si riduce l'Irap, che serve a finanziare la sanità e se quelle tasse non vengono pagate si rischiano tagli».

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