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COMMENTO 16 Ottobre Ott 2014 1700 16 ottobre 2014

Il caos fiscale abbatte la spesa degli italiani

Tra Tasi, riforma del catasto e Tfr il nostro fisco è inutilmente complicato. E l'unico effetto è quello di deprimere i consumi.

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La Tasi è la Tassa sui servizi indivisibili.

Il ministero dell’Economia e delle Finanze è in evidente crisi. I governi che si sono succeduti, da Monti in poi, gli hanno dato mano libera, ma con indicazioni precise: semplificare il sistema tributario, ridurre le imposte - sostenendo che le riforme servono appunto per questo - e nello stesso tempo aumentare gli introiti. Chiaro atteggiamento schizofrenico.
In ogni caso siamo arrivati a un sistema di assoluta insostenibilità.
STOP AI CONSUMI. Forse non gliene importa nulla a nessuno, ma la gente è spaventata da questo modo di fare e al momento ha reagito in modo molto civile e composto: non consuma più.
E questa è l’attuale rivoluzione del cittadino italiano. Ma così si è aggravato il tutto. I provvedimenti fiscali di questi anni sono al limite della follia, e certamente non sono il frutto di una chiara applicazione dei concetti fondamentali di una corretta politica tributaria. Per qualche miliardo di introiti in più, subito, si sono causati disastri di valore e durata incalcolabili.
Qualche esempio. Cominciamo dalla legge delega per la riforma fiscale (legge 23 dicembre e 11 marzo 2014) che sa di presa in giro. Non è ancora operativa, mancando tutti i decreti delegati (verrebbe da dire che è in sonno), ma dà le indicazioni per il futuro.
CONTRADDIZIONI NELLA DELEGA. L’art. 16 (l'ultimo) delle legge delega Disposizioni finanziarie, al primo comma fissa l’invarianza del carico fiscale. Per l’amministrazione pubblica, senza oneri aggiuntivi. Per i contribuenti nessun aumento della pressione tributaria complessiva. Il secondo comma di tale articolo, a nostro avviso in contrasto con il primo, prevede invece l’obiettivo della riduzione della pressione tributaria sui contribuenti, anche attraverso la crescita economica. E questa frase a effetto, con una aggiunta che ci pare un frutto avvelenato, quell’«anche attraverso la crescita economica» promette quello che in effetti non può promettere. In definitiva, se la crescita economica non c’è, le imposte resteranno come oggi. Ma ha senso una norma di legge di questo tipo?
Cosa vuol dire, questo articolo?
LA RIFORMA DEL CATASTO. Il decreto delegato dovrà assicurare questo particolare aspetto. Qui già siamo sull’enunciazione dei bei principi, difficilmente applicabili, visto anche cosa ci attende per i sempre più tassati immobili con la riforma del catasto.
La riforma catastale, modificando radicalmente i criteri di determinazione dei valori catastali imponibili, e portando i valori fiscali più vicini ai reali, rispetto a quelli attuali, rischia di innescare un processo di lievitazione dell’imposizione tributaria sugli immobili, tale da dare il colpo di grazia al settore, già così fortemente colpito dalla frenesia degli introiti facili e immediati.
L'AUMENTO DEI VALORI. Il Sole 24 Ore (23/6/2014) aveva ipotizzato, con il nuovo catasto, un aumento dei valori fino a 10 volte più alto. Il 4 agosto, secondo lo stesso quotidiano, l’aumento medio era stimato in un ridotto 68%. Ma al di là dell’aumento dei valori, sicuro, non dovrebbe invece aumentare il gettito complessivo, come prevede la legge; ci sono però parecchi aspetti problematici ancora irrisolti, e a nostro avviso nemmeno risolvibili.
La invarianza prevista dalla legge delega fiscale non è, infatti, invarianza del prelievo a carico del contribuente, né invarianza di una specifica imposta, ma semplice invarianza teorica di gettito totale per lo Stato, pare di poter intendere.
GETTITO LOCALE. La legge delega non stabilisce nemmeno il principio dell’invarianza del gettito a livello locale, in quanto manca una specifica norma in tal senso. L’articolo 2 della legge delega (legge n. 23 dell’11/3/2014) al comma 3, lettera b) attribuisce al governo la delega di emanare, tramite decreto legislativo, norme dirette a garantire «l’invarianza del gettito delle singole imposte il cui presupposto e la cui base imponibile sono influenzati dalle stime di valori patrimoniali e rendite, a tal fine prevedendo, contestualmente all’efficacia impositiva dai nuovi valori, la modifica delle relative aliquote impositive, delle eventuali deduzioni, detrazioni o franchigie, finalizzate a evitare un aggravio del carico fiscale».
Nella nuova lettera m) è anche previsto un meccanismo di monitoraggio, con relazioni dapprima semestrali, con possibilità di intervenire anche con correttivi.
Si tenga anche conto che, come già visto, lo stesso art. 16 della legge delega prevede, in generale, il dichiarato obiettivo di riduzione dell’imposizione fiscale, anche attraverso la crescita economica. Ma abbiamo anche la Tasi.
LA MOLTIPLICAZIONE TASI. Oltre 8 mila regolamenti Tasi, ogni Comune si è sbizzarrito, e chi deve applicare questa imposta deve leggere le varie delibere, alcune anche di 15 pagine. L’importo minimo dei versamenti è di 12 euro, ma può essere inferiore o maggiore. Asiago, per esempio, ha indicato in 2 euro il limite minimo.
Ma anche ove non si debba versare per mancato raggiungimento del minimo, i conteggi si devono fare comunque.
Si deve presentare il modello F24, ove l’importo dovesse risultare superiore a euro 1.000 non potrà più farsi in modo semplice, recandosi in banca.
Per recuperare qualche giorno di valuta, per l’Erario, si chiedono nuovi adempimenti formali a milioni di contribuenti, l’invio del modello F24 in modo informatico (in definitiva, facendo il contribuente, quello che le banche fanno, nei confronti dell’erario, solo qualche giorno dopo).
MERCATO IMMOBILIARE DANNEGGIATO. Con i pasticci della Tasi e prima ancora dell’Imu, si è causato un effetto disastroso sul mercato immobiliare; il valore del patrimonio immobiliare è stato depresso, molto peggio di una patrimoniale, che tra l’altro era condivisa da molti.
Invece di una imposta una tantum, si è preferito anzigorgogliare con provvedimenti monstre sulla casa, e rovinare così del tutto il mercato. Gli italiani sono più poveri di circa 350 miliardi.
Si pensa poi di inserire il Tfr in busta paga, e non si dice nemmeno come sarà tassato, anche se è pacifico che in qualche modo (normale o specifico) sarà tassato. Si può ragionevolmente stimare un importo complessivo di circa 2/3 miliardi di euro di maggiori imposte annue, non poca cosa. E si parla di alzare l’Iva del 4%, riducendo ancora una volta i consumi.
Ma non ci si rende conto che tutto ciò aggraverà una situazione già di crisi?
RISCHIO DEFAULT TECNICO. Si deve poi ricordare la situazione dell’Inps, già in deficit di cassa da anni per miliardi di euro, per non parlare del default tecnico. Di fatto, le pensioni a oggi maturate non ci sono da nessuna parte.
Cosa possiamo attenderci? Purtroppo nulla, solo parole, tante parole.
I tagli sono un bluff (Renzi, 3 settembre 2014: «Taglieremo la spesa superflua di 20 miliardi»); la spending review non è più una priorità.
La troika è alle porte, e il rischio di una bocciatura da parte dell’Ue è forte. Intanto, che qualcuno elimini, se non le spese superflue, almeno il caos.

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