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SCENARIO 16 Ottobre Ott 2014 0600 16 ottobre 2014

Multiutility, il piano di Cassa depositi e prestiti

Acqua e gas. Reti. Rifiuti. La Cdp di Bassanini vuole razionalizzare il settore. E promuovere investimenti. Con un occhio ai cinesi.

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Franco Bassanini, presidente della Cdp.

Il nuovo oro sono i rifiuti, l'acqua e il gas. L'intero comparto italiano delle società di servizi pubblici locali, che gestiscono i servizi ambientali, le reti, la fornitura del gas e dell'acqua, produce un indotto da 33 miliardi di euro.
E con la crisi della manifattura e il comparto energetico sempre più cruciale per lo sviluppo, il settore delle multiutility diventa ancora più appetibile. Al punto che Franco Bassanini, potente presidente di Cassa depositi e prestiti, di fatto il fondo sovrano italiano, ha presentato un nuovo piano industriale per i servizi pubblici locali.
IL PIANO BASSANINI. Il 14 ottobre, poco prima di firmare accordi per 4 miliardi con la Banca di sviluppo cinese e il fondo sovrano China investment corporation (Cic), Bassanini ha presentato una proposta di sviluppo dell'intero comparto intitolata «Una nuova politica industriale dei servizi pubblici locali: aggregare e semplificare».
I MODELLI A2A E HERA. Venticinque pagine che spiegano come il settore dovrebbe essere riorganizzato, creando società di dimensioni maggiori capaci di competere a livello internazionale, sul modello dei due principali big player del mercato, la milanese A2A e la bolognese Hera, che nel 2013 hanno fatturato rispettivamente 5,3 e 4,6 miliardi di euro. Una razionalizzazione che era già presente nella spending review firmata Carlo Cottarelli.
Secondo il numero uno di Cdp il settore dei servizi pubblici locali può essere un vettore importante della crescita italiana, a patto di investire, adeguare le infrastrutture, fissare nuove regole di controllo, diminuire drasticamente il numero delle società e trasformarne la governance.
CDP PRONTA A INVESTIRE. Il piano presenta come possibili investitori nello sviluppo delle multiutility la stessa Cassa depositi e prestiti, il fondo strategico italiano e un'altra società della galassia Cdp: il fondo per le infrastrutture F2I, in cui proprio Pechino sarebbe pronta a entrare.

Un piano per adeguare rete idrica, depuratori e costruire 97 termovalorizzatori

Carlo Cottarelli.

Secondo l'ultima relazione della Corte dei conti di giugno 2014, citata nella relazione di Bassanini, gli enti partecipati dalle amministrazioni locali sono in tutto 7.472. Oltre un quinto, cioè il 20,5% è attivo nel settore dell'energia e dell'ambiente: di questi, quasi il 70% si occupano di servizi idrici e rifiuti e il 31,6% di distribuzione elettrica e gas.
INTERESSATE 1.115 SOCIETÀ. Ma gli unici che possono essere interessati dalla 'razionalizzazione', cioè da operazioni di acquisizione, sono le società di capitali. E qui il numero si riduce ulteriormente. A conti fatti, attualmente i possibili investimenti relativi al settore energia, rifiuti e acqua si concentrano su 1.115 società, circa il 14,5% del totale: la polpa buona delle partecipate comunali su cui appunto si svilupperebbe la nuova politica industriale invocata dalla Cassa depositi e prestiti.
LA RIDUZIONE DEGLI OPERATORI. Per il presidente di Cdp ci sono due necessità: investire per completare la rete infrastrutturale e aggregare le piccole società per fare in modo che nascano «operatori di grandi dimensioni, capaci di competere con i grandi player europei anche nei mercati emergenti». L'obiettivo, indicato anche da Federutility, l'associazione di categoria del settore, sarebbe ridurre gli operatori dagli oltre 1.000 di oggi a una forbice tra 190 e 60.
Le società di servizio pubblico locale, ricorda Bassanini, possono attivare una filiera industriale integrata e fare da moltiplicatore nella crescita: secondo «gli standard internazionali» per ogni miliardo di euro investito nel comparto si sviluppano «25 mila posizioni lavorative dirette e indirette».
SISTEMI DI DEPURAZIONE NEL MIRINO. Per adeguare infrastrutture e sistema di depurazione del settore idrico - oggetto di infrazione Ue con rispettive multe - servirebbero cinque 5 miliardi l'anno nei prossimi cinque anni, ma i fondi languono e all'appello mancano circa 3 miliardi l'anno. «Superare il gap in tempi brevi», è scritto nella relazione, «non sembra agevole».
Per la gestione dei rifiuti urbani, il piano industriale della Cdp prevede un investimento ancora maggiore.
RIFIUTI: SPRECATI 1,2 MLD L'ANNO. Oggi il 40% dei rifiuti italiani finisce in discarica: considerando che potrebbero essere reinvestiti per ottenere energia, dice Bassanini, significa che ogni anno vengono letteralmente buttati 1,2 miliardi di euro. Il piano della Cdp propone la costruzione di «97 nuovi impianti di termovalorizzazione» dal costo tra i 12 e i 13 miliardi di euro e l'investimento di 6 miliardi per il compostaggio.
Chi può investire questi fondi? Difficile che gli enti locali abbiano capitali liquidi a disposizione.

I cinesi trattano l'ingresso in F2I: pronti a investire nelle multiutility

Gli accordi firmati da Italia e Cina martedì 14 ottobre valgono circa 8 miliardi di euro.

Il report del numero uno di Cdp chiede anche di rivedere la governance delle società, sganciandole dalla gestione diretta delle amministrazioni locali alle quali rimarrebbe comunque un ruolo di controllo, con buona pace dei risultati referendari sulla gestione dei servizi idrici. E consiglia di adeguare la dimensione dei controllori pubblici al raggio di azione delle società, ben più esteso, nelle previsioni, di una singola città.
Ma il dossier sul riordinamento degli enti locali, che prevede l'istituzione delle città metropolitane e degli enti di area vasta al posto delle Province, è complesso e i tempi sono lunghi. L'unica certezza, per ora, è che la Cassa depositi e prestiti è pronta a iniettare liquidità per sviluppare il settore.
SPAZIO AI LONG TERM INVESTOR. «La progressiva stabilizzazione di un funzionamento normale e indipendente delle imprese può agevolare l'intervento di soci finanziari nell'equity (nel capitale), e in particolare i long term investor (cioè i fondi sovrani e le banche di sviluppo statali)». Cassa depositi e prestiti ha già investito nel settore delle utility 3 miliardi di euro in tre anni, Fondo strategico italiano ha finanziato con 7,3 milioni di euro Hera, mentre il fondo per le infrastrutture F2I ha già in portafoglio quote di società autostradali, aeroporti, società di energie rinnovabili, trattamento di rifiuti e servizi idrici.
«Un maggiore coinvolgimento di tali soggetti», scrive Bassanini nel rapporto, «contribuirebbe allo sviluppo del mercato dei capitali destinati a questi settori, creando quelle condizioni di contesto favorevoli a un processo di consolidamento delle utility».
L'APERTURA AI PARTNER. Accanto a Cdp, potrebbero essere della partita anche i suoi nuovi partner. A partire dai cinesi.
Gli accordi sottoscritti da Cdp e Pechino per ora non sono ancora delineati. La Cassa depositi ha spiegato in un comunicato che la cooperazione da 3 miliardi di euro con la Banca di sviluppo della Repubblica popolare si concentrerà in «numerosi settori economici». Mentre Fsi italiano ha semplicemente annunciato di aver sottoscritto con il Fondo sovrano cinese una lettera di intenti per coinvestimenti dal valore di 1 miliardo.
PECHINO AFFAMATA DI KNOW HOW. Da mesi, però, i cinesi stanno trattando per entrare nel fondo F2I. E il settore dell'energia è uno di quelli a cui a la Cina sta prestando più attenzione. Pechino ha fame di know how nella frontiera della sostenibilità ambientale, ha mire sulle reti e le infrastrutture e ha enormi riserve. «C'è ancora tanto spazio per investire in entrambe le direzioni», ha dichiarato il premier Matteo Renzi all'indomani della sigla degli accordi commerciali con il Dragone.
E chissà che non sia anche lo spazio dei servizi pubblici locali.

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