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RIFORME 16 Ottobre Ott 2014 0805 16 ottobre 2014

Tfr in busta paga, come funziona

La manovra, al via da giugno 2015 sarà su base volontaria ed escluderà gli statali.

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La sede dell'Inps.

Il Tfr in busta paga è diventato realtà, e per vederne gli effetti reali bisogna aspettare giugno del 2015. Secondo quanto deciso dal governo Renzi, la decisione sulla liquidazione sarà su base volontaria, e avrà valenza triennale.
Per lo Stato, questa manovra si traduce in nuove entrate fiscali, perché ai fini Irpef viene trattato come un incremento di reddito.
ESCLUSI GLI STATALI. Da questa manovra sono stati esclusi i dipendenti statali e quelli del settore agricolo, mentre potranno usufruirne anche coloro che hanno dirottato il proprio tfr verso un fondo pensionistico complementare. E per questi ultimi potrebbe arrivare una vera stangata, con l'aumento della tassazione sulle rendite dei fondi dall'11,5 al 20 per cento.
Gli attori coinvolti, quando un lavoratore decide di usufruire del suo tfr sono tre: il lavoratore stesso, l'azienda e le banche, con lo Stato che fa da garante con un fondo Inps.
I SOLDI ARRIVANO DALLE BANCHE. Come riportato da Repubblica, se un lavoratore «dovesse chiedere che gli venga anticipato il Tfr maturato l’anno precedente, la sua azienda si rivolgerà alle banche le quali erogheranno il prestito a tassi identici a quelli con i quali viene attualmente remunerato il Tfr (1,5 per cento più lo 0,75 per cento del tasso di inflazione)».
Una volta terminato il rapporto di lavoro, dovrà restituire alle banche il prestito ottenuto. Se non dovesse farlo, la banca potrà rifarsi sul fondo presso l’Inps, a sua volta garantito dallo Stato. Per questa ragione nella legge di Stabilità sono stati stanziati 100 milioni di euro.

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