Economia 17 Ottobre Ott 2014 1030 17 ottobre 2014

La pubblicità ha ucciso anche Google

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I fondatori di Google, Larry Page e Sergey Brin Partiamo da qui: Google, prima delle grandi società tecnologiche americane a essere chiamata alla prova dei conti, nel terzo trimestre ha deluso. Utile e fatturato sono stati al di sotto delle previsioni, fermati da un rallentamento della crescita della pubblicità, dal rialzo del dovuto al Fisco americano e da un aumento delle spese (tra le spese, va detto per onore di cronaca, rientrano massicci investimenti in nuovi centri dati e per l’ampliamento della forza lavoro). Il quadro è comunque quello di una società in salute, su cui investitori e analisti hanno aspettative molto alte che, se vengono deluse, fanno calare il titolo: subito dopo i conti Google le azioni a Wall Street sono arrivate a cedere il 3% per poi assestarsi su un ribasso inferiore al 2%. Ma non c'è solo questo. Mentre Google pubblicava i suoi conti, a Madrid Il governo Rajoy si è detto pronto a una «tassa Google» che obblighi il motore di ricerca a compensare gli utili che realizza grazie ai contenuti prodotti da altri e la guerra sui nuivi decice con Apple si è fatta sempre più forte. Ecco cosa devono aspettarsi gli investitori dopo la trimestrale. 1. UTILI -5,3%, VENDITE +20%, SCOMMETTE SU SMARTPHONE GIGANTI Nei tre mesi terminati lo scorso settembre, Google ha visto calare gli utili del 5,3% a 2,81 miliardi di dollari, 4,09 dollari per azione, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Al netto di voci straordinarie i profitti per azione sono stati di 6,35 dollari, in rialzo dai 5,63 dollari dello stesso periodo 2013, ma sotto le stime degli analisti, che attendevano profitti per 6,53 dollari. Il fatturato è salito del 20% a 16,52 miliardi di dollari, ma anche in questo caso sotto i 16,58 miliardi attesi dal consensus. Guardando avanti, Google spera di capitalizzare sul crescente successo degli “smartphone giganti”, alimentato dalla buona accoglienza riserva all’iPhone 6 Plus di Apple: proprio per Mountain View ha presentato due nuovi dispositivi: Nexus 6 con display da 5,9 pollici, e il tablet Nexus 9, che arriveranno nei negozi a inizio novembre. I prezzi saranno in linea con quelli di Cupertino, non più bassi come fatto in passato. Oltre a questo Google ha anche presentato Lollipop, una nuova versione del sistema operativo Android. 2. IL PROBLEMA: RALLENTA LA CRESCITA DELLA PUBBLICITÀ Google, che domina il settore della pubblicità online grazie alla sua posizione di forza come motore di ricerca e dunque come luogo privilegiato per il passaggio degli utenti e possibili consumatori, ha deluso proprio sul terreno che gli è più congeniale e che nei precedenti trimestri ha sostenuto la performance. Il numero di clic su inserzioni pubblicitarie è cresciuto a passo più lento: nel terzo trimestre è aumentato del 17% su base annuale, meno del 26% e 25% registrato rispettivamente nel primo e secondo trimestre. Il ribasso è imputabile al crescente uso degli smartphone, che generano maggiori click su messaggi promozionali, ma prevedono costi minori per gli inserzionisti, dunque minori introiti per Google, che vede calare l’introito per ogni click (-2% nel trimestre, ma meglio del -9% e -6% registrati nei primi due trimestri). Il fatto che Google non fornisca dettagli sul fatturato dei dispositivi mobili e desktop computer non aiuta a capire come il gruppo stia gestendo le nuove tendenze. 3. MA CI SONO ANCHE MOLTI INVESTIMENTI:  3MILA ASSUNZIONI Va detto che sui conti di Google hanno inciso anche le spese operative, che hanno raggiunto i 6,1 miliardi, il 37% dei ricavi, dai 4,58 miliardi, il 33% dei ricavi, dello stesso periodo del 2013. Queste includono anche gli investimenti: nei tre mesi a settembre Google ha messo a segno nove acquisizioni per espandersi su mercati che vadano oltre quello tradizionale della ricerca online e ha aperto nuovi data center perché, come ha spiegato il direttore finanziario Patrick Pichette, “Google ha imparato dall’esperienza che è meglio investire in centri dati prima che siano effettivamente necessari”. Nei primi nove mesi dell’anno le spese in conto capitale sono salite a 7,4 miliardi, il 54% in più dello stesso periodo dell’anno scorso. E ci sono state anche molte assunzioni: nel trimestre il colosso di Mountain View ha aggiunto circa 3.000 posti di lavoro, che si sono andati ad aggiungere ai circa 2.500 dipendenti del trimestre precedente, per un totale globale di oltre 55.000 persone. 4. AUMENTA L’IMPEGNO POLITICO, DONAZIONI PER 1,43 MILIONI A margine dei conti, intanto, Google si è portata a casa un record in tutt’altro campo, quello politico, strappando a Goldman Sachs la palma di maggiore donatore per le campagne elettorali (non solo, ma anche, quelle di metà mandato per rinnovare un terzo della Camera e tutto il Senato americano che si tengono a inizio novembre negli Stati Uniti). Il comitato di azione politica di Google, NetPAC, ha speso quest’anno 1,43 milioni di dollari, più degli 1,4 sborsati da Goldman, famosa per i suoi saldi legami con la politica. Per fare un paragone, nel 2010, anno delle precedenti elezioni di Midterm, il colosso di Moutain View aveva speso circa un terzo di quanto fatto dalla banca newyorkese. Il maggiore impegno di Google è il simbolo di un cambiamento radicale in atto nella Silicon Valley, dove i giganti tecnologici cercano di acquistare un peso maggiore nel dibattito di Washington, soprattutto sulle tematiche fiscali, sugli investimenti e sull’immigrazione (per esempio quello sul numero di visti per personale estero specializzato concessi ogni anno).

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