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TECNOLOGIA 17 Ottobre Ott 2014 0607 17 ottobre 2014

Mobile payment, Apple Pay spinge il settore

Cupertino lancia le transazioni via smartphone. Ma l'Italia resta indietro.

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Quest’anno, secondo la società di ricerche di mercato Gartner, i pagamenti che utilizzano la tecnologia Nfc dovrebbero raddoppiare rispetto al 2013.

Dimenticate di fermarvi alla cassa, tirare fuori il portafogli, estrarre la carta e sentire la commessa che dice: «Digiti il pin, per favore». Il futuro è mobile e lo sono anche i pagamenti.
Il lancio di Apple Pay, pronto a partire ufficialmente il 18 ottobre, per molti potrebbe essere un’acceleratore formidabile per il mobile payment,il pagamento attraverso il telefono. L’ecosistema è pronto da tempo e diverse sperimentazioni sono già state avviate.
Qualcuno è addirittura già partito, ma il mercato appare ancora frammentato e il pubblico spaccato a metà fra chi teme questa novità e chi invece la vede già come irrinunciabile.
LE BANCHE TREMANO. Nel 2014, secondo la società di ricerche di mercato Gartner, i pagamenti che utilizzano la tecnologia Nfc (Near field communication, che consente agli smartphone di dialogare con i Pos attraverso un sistema di radiofrequenze ravvicinate) dovrebbero raddoppiare rispetto al 2013 raggiungendo gli 8,2 miliardi di dollari di transazioni, anche se si tratta ancora appena del 2,5% del totale (che comprende anche, per esempio, gli acquisti su Internet utilizzando tablet o smartphone).
In Paesi come l’Italia, dove il contante è ancora il principale strumento di pagamento e dove il telefonino è così diffuso, il mobile payment potrebbe finalmente spingere la moneta elettronica, con tutti i vantaggi che ne deriverebbero sul fronte della lotta all’evasione e della sicurezza. Unico neo? La crisi del sistema bancario che rischia di ricevere il colpo finale proprio dal boom dei pagamenti di prossimità.
CHIUSE 800 AGENZIE IN SETTE ANNI. Secondo i dati della Banca d'Italia, dal 2007 a oggi sono state già chiuse oltre 800 agenzie e gli sportelli sono passati da 32.700 a 31.900 fra S.p.A, banche popolari e credito cooperativo e le stesse operazioni face-to-face sono crollate del 50%.
Il prossimo passo è il taglio di altre 1.500 filiali e gli sportelli saranno sempre meno dedicati ‘alla cassa’ e sempre più alla consulenza. Insomma, non è un mare tranquillo quello in cui navigano i bancari italiani alle prese con esuberi (12 mila quelli calcolati da uno studio Prometeia per il prossimo triennio) e ristrutturazioni aziendali.

Cupertino sposa la tecnologia Nfc, Google il cloud

Il nuovo sistema di pagamento digitale di Apple: Apple Pay.

Apple non ha inventato nulla di nuovo ma ha portato avanti la bandiera dell'Nfc con un proprio sistema integrato nei chip, mentre Google ha deciso di usare il cloud per archiviare i dati per i pagamenti. Le due aziende della Silicon Valley non sono le sole a essersi mosse in un terreno che fino a poco tempo fa era solo appannaggio delle banche.
Anche Twitter è passato dalle parole ai fatti trasformando il social in una piattaforma di pagamenti grazie all’accordo con la banca francese Bpce che permetterà a breve ai transalpini di effettuare transazioni con un semplice tweet.
TWITTER BRUCIA FACEBOOK. Con questa mossa Twitter ha bruciato sul tempo il rivale Facebook che, secondo recenti indiscrezioni, starebbe lavorando a un sistema analogo che consente il trasferimento di denaro tra due utenti tramite Messenger, il suo servizio di messaggistica istantanea per smartphone e tablet.
Negli ultimi anni anche aziende come Samsung, Google e Htc, insieme con società di carte di credito come MasterCard e Visa, hanno provato a entrare in questo sistema utilizzando la tecnologia Nfc.
ITALIA VINCOLATA A VODAFONE E TELECOM. In Italia, invece, la rivoluzione è partita con gli operatori telefonici come Vodafone e Telecom che hanno iniziato, dopo una serie di sperimentazioni sul campo, a introdurre le prime sim Nfc.

Dall'impronta digitale al doppio pin: la sicurezza migliora

L'interfaccia del Google Wallet.

Avendo avuto molto più tempo rispetto ai concorrenti che si sono buttati quasi subito sul mercato, Apple con il suo portafogli virtuale ha portato delle innovazioni importanti che potrebbero essere utili per l’intero settore.
A partire dall’impronta digitale richiesta per l’autorizzazione ai pagamenti e fino al fatto che, a differenza di altri sistemi di mobile payment, quello di Cupertino non prevede che vengano utilizzate direttamente le carte: viene infatti creato un numero unico da utilizzare per una singola transazione.
Il Google Wallet invece richiede che chiunque effettui un pagamento digiti un ulteriore pin e consente a chi smarrisce il proprio telefono di disabilitare in remoto tutte le funzioni di pagamento.
POSSIBILE CONTROLLARE LE SPESE EFFETTUATE. Oltre ai furti di dati sensibili come i numeri di bancomat e carte di credito, a spaventare gli utenti è la difficoltà a monitorare le spese fatte attraverso il cellulare anche se, spiegano gli esperti, esistono strumenti pensati ad hoc, come Mint.com, che tiene traccia di tutte le transazioni.
In ogni caso, nel breve periodo, nessuno dei due servizi sarà disponibile nel nostro Paese: al momento, infatti, Apple e Google hanno siglato accordi solo con banche americane.

La situazione nel mondo: Hong Kong e Kenya all'avanguardia

Il servizio M-Pesa gestito da Safaricom in Kenya.

Usa a parte, diversi sono i Paesi in giro per il mondo dove il mobile payment è ormai una prassi consolidata.
A Hong Kong i cittadini pagano regolarmente beni e servizi senza il pin o la classica “strisciata”. Quasi tutti gli esercenti utilizzano la Octopus card, basata su una tecnologia simile ad Apple Pay, che è stata incorporata in telefonini e orologi. E non è nemmeno più una novità: il sistema esiste dal lontano 1997.
IL DIGITAL WALLET GIAPPONESE. Anche il Giappone da diversi anni ha soluzioni di portafogli digitali sul modello del Google Wallet e accordi sul fronte del mobile payment con gli operatori telefonici, a partire da NttDocomo. Oggi quasi tutti i nuovi cellulari che entrano sul mercato nipponico (esclusi gli iPhone) hanno una piattaforma per i pagamenti elettronici pre-caricata.
M-PRESA E I PAGAMENTI VIA SMS. Tuttavia, secondo l’Economist, il sistema più rivoluzionario è quello disponibile in Kenya, M-Pesa. Lanciato nel 2007, permette agli utenti di inviare e ricevere denaro con un semplice sms utilizzando la rete del gigante delle telecomunicazioni Safaricom che in questo caso funge da “banca”. Una volta che i soldi sono stati caricati è possibile trasferirli a un’altro utente M-Pesa o pagare in un negozio semplicemente digitando un tasto sul telefono.

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