Economia 17 Ottobre Ott 2014 1135 17 ottobre 2014

Perché muore l'acciaio italiano

  • ...

L'interno della fabbrica dell'Acciaierie Ast Terni (gruppo Thyssen Krupp). Famiglie con passeggini e cittadini con magliette con scritto «L'acciaieria non si tocca». Sono oltre 30 mila i cittadini di Terni scesi in piazza il 17 ottobre per portare la loro solidarietà ai lavoratori della Acciai speciali Terni (Ast), lungo il corteo di protesta, in occasione dello sciopero generale di otto ore delle acciaierie, che si sta snodando lungo le vie del centro.La protesta è per scongiurare la le messa in mobilità di 550 lavoratori sui 2.800 del gruppo, come previsto dal piano di ThyssenKrupp, multinazionale tedesca che controlla l'azienda. La città è di fatto bloccata. In corteo anche cartelli e striscioni di solidarietà sono esposti anche dai balconi delle case e, in strada, da gruppi di studenti, associazioni di categoria, ordini professionali (tra questi, ad esempio, anche l'ordine degli avvocati), mondo della cooperazione e del sociale. Chiusi tutti i negozi, che hanno affisso cartelli con slogan come «Io sto con Terni» e anche «Chiudiamo oggi perché non chiuda la città domani». In strada è spuntata anche una finta bara rossa con scritto «La fine di Terni». L'INDUSTRIA FATTURA 34 MLD, QUASI 2% PIL, E STA MORENDO Terni è il simbolo dell'acciaio italiano che muore se non trova un compratore straniero. Ast ha una capacità produttiva di 1,5 milioni di tonnellate annue. Ed è un pezzo importante dell'industria dell'acciaio italiana che con 24,1 milioni di tonnellate prodotte nel 2013 l'Italia, nonostante un calo del 13,3% sul 2012, si è confermata il secondo produttore in Europa dopo la Germania, con il 14,5% della produzione europea. Secondo gli ultimi dati della Federacciai riferiti al 2013, il fatturato complessivo dell'industria del settore vale oltre 34 miliardi di euro, più del 2% di Prodotto interno lordo (Pil). La domanda estera dei prodotti nazionali è in calo dell' 8,2% rispetto al 2012, mentre l'import è aumentato del 13,7%. DALL'INIZIO DELLA CRISI IL SETTORE HA PERSO 3.300 POSTI OCCUPATI Ma è in crisi di capitali. E di occupati: a fine 2013, il numero di occupati nella siderurgia italiana è passato da 36.333 del 2012 a 36.047, perdendo oltre 280 unità. Dall'inizio della crisi, il settore ha perso complessivamente oltre 3.300 unità. La ripartizione della forza lavoro indica una lieve contrazione degli operai e un aumento degli impiegati. Insomma, la fotografia del comprato è il ritratto di un'Italia che scompare. Quella che Silvia Avallone ha raccontato bene nel suo romanzo Acciao. Perché alla Lucchini di Piombino, città dove Avallone ha ambientato il suo romanzo diventato poi un film, non c'era in una situazione troppo diversa da Terni: 2200 dipendenti diretti con contratto di solidarietà al 60% gestiti dal 21 dicembre 2012 dal commissario straordinario Piero Nardi. A rischio esubero circa un migliaio di dipendenti. Poi sono arrivati dell'arrivo degli indiani di Jsw Steel, gruppo Jindal, che a settembre 2014 hanno preso un impegno con il Governo che dà una prospettiva concreta di riaprire il comparto laminatoi (700 addetti) e non solo: entro dicembre la società indiana presenterà il piano industriale per riaprire la produzione nei prossimi due anni. GLI INDIANI SONO UNA SPERANZA ANCHE PER L'ILVA E l’acciaio italiano potrebbe parlare davvero sempre più indiano. Sicuramente sarà costretto a impararlo se andasse in porto la vendita dell’Ilva al gruppo indiano Jindal, che a settembre 2014 ha mandato una delegazione di otto tecnici  in Italia per visitare lo stabilimento di Cornigliano e Novi Ligure, e di Taranto, prima di chiudere nel quartier generale del gruppo Ilva, a Milano. Il gruppo siderurgico, che ha manifestato interesse per l’acquisto dell’Ilva, deve vedersela con i franco indiani di Arcelor Mittal, anche loro attratti dall’investimento nel Belpaese soprattutto se andasse in porto il piano Gnudi, ovvero la scissione della società italiana in due. Nella bad company, finirebbero i debiti, il personale, il contenzioso ambientale e l’avvio delle bonifiche, secondo la proposta Gnudi, mentre tutto il resto - libero da pesi gravosi - potrà essere acquistato.

Correlati

Potresti esserti perso